03:04 18 Novembre 2019

Germania, 30 anni dopo il Muro cade anche la Merkel

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Il voto dei Lander dell’Est segnala la drammatica avanzata della vecchia sinistra comunista e della destra dell’Afd a danno della Cdu. Dietro vi è la crisi di una Cancelliera che non controlla più il suo partito. E quella di un paese che torna dividersi.

Trent’anni fa la professoressa Merkel, allora assistente all’istituto di chimica fisica di Berlino, sognava di volare negli Stati Uniti per visitare - racconta in un’intervista a Der Spiegel - le montagne rocciose e ascoltare i concerti di Bruce Springfield. Di certo non s’immaginava che gli Stati Uniti di Donald Trump sarebbero diventati il suo principale avversario. E ancor meno che la Germania dell’Est in cui è cresciuta diventasse la sua Waterloo.

Con queste preoccupazioni le celebrazioni per il trentennale della caduta Muro promettono di essere più un momento di riflessione che non di gioia. Dai territori dell’ex Ddr dove Angela Merkel è cresciuta, dagli ex coetanei con cui ha condiviso studi e gioventù arriva oggi la peggior minaccia alla sua egemonia e a quella della sua Cdu. Per capirlo bastano i risultati del voto dei tre Lander dell’ex Germania dell’Est andati alle urne tra settembre e ottobre.

Nel Brandeburgo, il Lander attorno a Berlino dove la Cancelliera ha trascorso la sua gioventù l’Afd (Alternativa per la Germania) è cresciuta al 23,5 per cento superando una Cdu al 15,6% e piazzandosi solo 3 punti dietro ad un Spd (Partito Social Democratico) impostosi come primo partito. In Sassonia è andata un po’ meglio perché la Cdu é rimasta davanti a tutti con il 32 per cento. L’Adf - salita al 27,5 - le è però alle calcagna. E soprattutto vanta uno straordinario balzo all’insù di oltre 17,8 punti rispetto al 2014.

Ma i segnali di un imminente crepuscolo dell’era Merkel arrivano soprattutto dal voto della Turingia dello scorso 28 ottobre. Lì la sinistra di Bodo Ramelow, erede diretto dei comunisti della Ddr, ha raggiunto il 31 per cento sbaragliando i social democratici, precipitati dal 12,4 all’8,2. A destra l’Afd è invece balzata al 23,4 per cento imponendosi come secondo partito davanti ad una Cdu franata dal 33,5 al 21,8 per cento. E a rendere il tutto più complesso s’aggiunge la lettera con cui 17 esponenti della Cdu della Turingia chiedono di tentare un’alleanza con l’Afd rompendo il tabù imposto fin qui da una Cancelliera contraria perfino ad ipotizzare un dialogo con un destra considerata estremista e xenofoba. Un tabù ancor più rigido in Turingia dove il leader della Afd Bjorn Hocke è accusato di far leva sul nostalgismo di estrema destra utilizzando termini espressioni e slogan simili a quelle dell’era nazional socialista.

A rendere la rottura ancor più devastante è arrivata l’immediata condanna del numero due della Cdu Paul Zemiak che in un editoriale per Der Spiegel definisce Hocke un “nazi” e “un tradimento dei nostri valori cristiani” un’alleanza con il suo gruppo. Al di là delle contrapposizioni è chiaro però come la Cdu sia ormai un partito allo sbando e logorato dalle divisioni interne. Un partito su cui né la Merkel, né i suoi eredi designati, prima fra tutte quella Annegret Kramp-Karrenbauer imposta dalla Cancelliera alla testa del partito, esercitano alcuna influenza.

Ma dietro la crisi della Cdu c’è anche un ex Germania dell’Est pronta ad esplodere come un vulcano. All’origine dell’ascesa dell’estrema destra e della vecchia sinistra comunista vi è la mancata integrazione socio economica dei suoi territori con la parte occidentale del paese. Nonostante il cambio “uno a uno” tra della Ddr e Marco dell’ovest imposto all’atto della riunificazione e nonostante i trenta anni trascorsi da allora la Germania resta un paese diviso con standard di vita e visioni politiche diversi o, addirittura, divergenti.

L’Est ha incominciato a dimostrarlo già nel 2015 imponendosi come la Vandea della rivolta anti migranti sollevatasi dopo l’apertura dei confini imposta dalla Cancelliera. Dietro quella rivolta vi sono i dati economici di cinque Lander orientali ancora drammaticamente lontani dall’Ovest. Cinque Lander dove la disoccupazione s’aggira intorno al 6,9 per cento, oltre due volte la media nazionale del 3,1 per cento. Una diversità evidenziata da un divario di reddito che dopo l’apice (in media 4.432 euro all'anno) dell’immediato post-riunificazione, nel 1991, è sceso a 2.092 euro nel 1997 per poi risalire fino a 3.623 euro nel 2016. Uno squilibrio economico e sociale evidenziato dalle statistiche sull’acquisto e sull’utilizzo di veicoli che confermano come nella nazione regina dell’industria automobilistica l’acquisto e l’utilizzo di auto da parte degli abitanti dei Lander orientali resti inferiore del 10/20 per cento rispetto all’Ovest.

Le crepe rimaste là dove sorgeva il muro sembrano dunque essersi allargate fino a scatenare un terremoto politico e sociale. E così, a 30 anni dalla caduta del Muro, il congresso della Cdu convocato per il 22 novembre a Lipsia minaccia di celebrare anche il crollo della Merkel e della sua Cdu.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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