21:01 07 Dicembre 2019
A logo of the upcoming mobile standard 5G is pictured at the Hanover trade fair, in Hanover, Germany March 31, 2019

Il cammino del 5G nel mondo non è tutto rose e fiori

© REUTERS / Fabian Bimmer
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Reti della quinta generazione (5G) (14)
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Non ha avuto entusiastici sostenitori fin dal suo inizio. Prima del 2012, quando si cominciò a discutere seriamente della concreta possibilità di un nuovo sistema, alcuni esponenti della Ericsson espressero apertamente scetticismo sulla convenienza che l’azienda si impegnasse verso quella direzione. Fortunatamente non furono ascoltati.

Altri avanzarono l’obiezione che le alte frequenze necessarie per il 5G si sarebbero sovrapposte a quelle usate in banda K dai satelliti di telecomunicazioni ma sembra che se il problema fosse davvero reale sia stato superato.

La salute

Certi ostacoli furono avanzati (e lo sono ancora) da coloro che ritengono le onde elettromagnetiche pericolose per la salute umana, siano esse di qualunque tipo o frequenza. Nonostante ci abbiano provato in tanti, non esiste alcuno studio che lo dimostri e l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha categoricamente smentito sostenendo che, comunque, anche se sul territorio si moltiplicheranno i punti di emissione, le potenze necessarie saranno tutte piu’ basse delle attuali. Tuttavia, la paura di danneggiamenti al DNA cellulare persiste in alcuni, tanto è vero che il Ministro dell’Ambiente della Regione di Bruxelles il 5 aprile scorso aveva bloccato le sperimentazioni della rete in attesa che uno studio tecnico certificasse che le nuove antenne non superassero i limiti imposti alle frequenze delle radio. A Ginevra fecero lo stesso.

Difficoltà e accuse

Secondo Morgan Stanley il ritardo che l’Europa sta accumulando nello sviluppo della tecnologia rispetto ai concorrenti cinesi e coreani è dovuto non solo ai minori investimenti causati dal fatto che ogni Paese fa per conto proprio e non si creino sinergie a livello continentale, ma anche da tutti i vincoli regolatori e i limiti elettromagnetici che penalizzano la ricerca e le sperimentazioni.

Un ulteriore fattore che in molti Stati rallenta il completamento delle reti di trasmissione è quello politico.

Abbiamo già scritto del timore che un sistema di trasmissione così potente e onnipresente possa essere oggetto di intenzioni malevole da parte di Stati concorrenti o nemici. Ebbene, gli Stati Uniti in primis hanno ventilato l’ipotesi che proprio società come Huawei p ZTE possano utilizzare le proprie apparecchiature diffuse in tutto il mondo per operazioni di spionaggio o di sabotaggio su richiesta del Governo Cinese. In occasione del World Telecommunication Conference 2019 svoltosi pochi giorni fa, il Presidente Trump ha inviato una lettera ai partecipanti in cui dichiarava che gli USA “vogliono implementare rapidamente i servizi 5G” ma che lavoreranno solo “insieme alle nazioni che condividono i nostri principi” e che si oppongono a coloro che “vorrebbero utilizzare il 5G come strumento per espandere il proprio controllo sui propri cittadini e per seminare discordia tra le Nazioni”. L’allusione alla Cina e il pressante “invito” agli alleati risultavano evidenti.

© Sputnik . Kirill Kallinikov
Proprio la Cina e Huawei sono oggetto di accuse specifiche provenienti da varie parti del mondo. Dei cinque Paesi membri dell’alleanza di intelligence Five Eyes (Australia, Canada, Nuova Zelanda, USA e Gran Bretagna) quattro hanno bandito dal 2018 l’acquisto di ogni equipaggiamento dalla ditta cinese adducendo “ragioni di sicurezza nazionale”. Solo Londra, nonostante Alex Younger, il capo dei Servizi Segreti britannici esprimesse forti dubbi, avrebbe deciso di continuare a consentire a Huawei di fornire i propri prodotti, purché si tratti di materiali “non sensibili” (il competente National Security Council deciderà questo novembre sulla materia, ma dovrà tener conto che molti operatori locali avevano già formalizzato i propri ordini prima che nascesse il caso). Il mondo anglosassone non è l’unico a esprimere preoccupazioni.

L’undici gennaio di quest’anno in Polonia con l’accusa di spionaggio sono state arrestate due persone (un cinese e un polacco) che lavoravano per la locale rete 5G Huawei. L’India avrebbe deciso di escludere le aziende cinesi da ogni operazione sulla nuova rete ma Pechino ha risposto che, se succedesse, risponderebbe disdicendo ogni fornitura di aziende indiane in Cina. Le accuse di Nuova Delhi non riguardano soltanto rischi futuri ma anche “furti della proprietà intellettuale” già effettuate da società cinesi ai propri danni. Simili accuse, parzialmente confermate, sono state avanzate anche da alcune compagnie americane quali Cisco, Motorola e T-Mobile e dal Governo canadese che ha negato il visto a tre cittadini cinesi accusati di spionaggio e perfino di terrorismo. Anche l’FBI ha messo sotto investigazione Huawei per presunto furto di materiali “delicati” sviluppati negli Stati Uniti.

Nell’ottobre 2018 un team di ricercatori di alcune università svizzere e francesi ha pubblicato uno studio intitolato “Un’analisi formale sull’autentificazione del 5G” giudicando la tecnologia “immatura e insufficientemente testata” e quindi soggetta a facilissimi attacchi da parte di hacker privati o statali.

Nel maggio scorso un giornale olandese ha riportato la notizia che i Servizi del Paese avrebbero scoperto dei “backdoors” in alcuni prodotti cinesi usati da una società olandese di telecomunicazioni.

Il 30 aprile 2019 la Vodafone internazionale ha annunciato di aver scoperto nel 2011 e nel 2012 la stessa “spia” in alcuni router internet di Huawei ma che la cosa sarebbe stata risolta in accordo col produttore. Salvo scoprire, tempo dopo, che il malware era ancora presente e attivo.

Nel 2018 il francese Le Monde denunciò che la Cina stava hackerando il quartier generale dell’Unione Africana in Etiopia e che l’edificio fu costruito proprio da contractor cinesi. Il Primo ministro etiope smentì che ciò fosse vero, ma è risaputo quanto Pechino stia investendo nelle infrastrutture locali e quanti prestiti abbia concesso. È facile immaginare che la sua smentita fosse in qualche modo “obbligata”.

La materia è così delicata e così economicamente importante che le accuse di spionaggio (per ora industriale) si sprecano. Anche Huawei si è lamentata di aver subito furti di propria tecnologia ed ha aperto una causa contro, pensate un po', un’altra importante società cinese: la ZTE Corporation.

Comunque si prosegue

Nonostante tutto, i costi dei prodotti e della tecnologia cinese sono talmente bassi rispetto ai concorrenti americani, europei e coreani e i lavori sono già così avanzati che risulta difficile per qualunque utilizzatore, sia esso privato o pubblico, cambiare cavallo in corsa e seguire la volontà americana di escludere Huawei e ZTE dalle forniture. Si potrebbe comunque fare, ma in molti casi ciò significherebbe un aumento importante dei costi e un rallentamento nella realizzazione delle reti.

Da parte loro, con l’intento di rassicurare tutti i clienti già in essere e convincerli a non seguire le richieste americane di boicottaggio, sia ZTE sia Huawei stanno ricorrendo a tutte le forme possibili di pubbliche relazioni. ZTE diffonde i risultati molto positivi del proprio bilancio economico per dimostrare la fiducia diffusa di cui la società gode in Europa e nel mondo e Huawei apre centri di ricerca in cooperazione con enti e società locali. A Parigi ne ha creato uno che impiega 100 persone dedicato alle matematiche e agli algoritmi usati per l’intelligenza artificiale necessaria per le reti. A Bruxelles ha inaugurato lo scorso marzo un Cyber Security Transparency Centre per collaborare con partner industriali al fine di esplorare e promuovere lo sviluppo di standard di sicurezza e meccanismi di verifica. A Roma occupa già ben 1000 dipendenti e nella sede sulla Laurentina è nato il 24 ottobre un Innovation experience and competence center.

Piu’ o meno convinti, la maggior parte dei Paesi europei ha deciso che continuerà ad appoggiarsi agli attuali fornitori pur prevedendo la creazione di speciali Commissioni tecniche incaricate di verificare se le apparecchiature installate siano esenti da qualunque tipo di backdoors. Considerata la complessità e la novità di queste tecnologie sarà comunque difficile, se non impossibile, averne sempre la totale certezza.                       

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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