02:17 18 Novembre 2019
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella allo Studio Ovale con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, in occasione della Visita Ufficiale negli Stati Uniti d'America

Un rischio americano grava sul futuro del governo Conte

© Foto: Francesco Ammendola
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Esistono forti interessi interni alla conservazione del quadro politico creatosi in Italia la scorsa estate.

La struttura della rappresentanza politica ereditata dalle elezioni del marzo 2018 non fotografa più la realtà del paese reale. E la maggioranza degli attori che contano sa che il ritorno alle urne si tradurrebbe in un bagno di sangue.

Subirebbero forti ridimensionamenti sia il Movimento Cinque Stelle che Forza Italia, mentre il Pd dovrebbe sostenere il costo della secessione renziana. A sua volta, la nuova formazione sorta ad iniziativa dell’ex sindaco di Firenze non sarebbe in grado di concretizzare il significativo potenziale di cui è accreditata.

Nessuno tra coloro che possono farlo pare quindi intenzionato a preparare un voto che si risolverebbe certamente in una grande affermazione della Lega di Matteo Salvini e dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. L’esito del voto umbro, se un effetto lo avrà, sarà quello di rafforzare la determinazione dei partiti dell’attuale maggioranza a serrare le fila.

Tutti i maggiori analisti della politica interna italiana concordano nel prevedere che l’attuale formula di governo sopravviva fino almeno al 2022, anno in cui il Parlamento sarà chiamato ad eleggere il successore di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, organo costituzionale di grandissima importanza che nessuno a sinistra vuol consegnare alla Lega o ad altra forza di centro-destra. 

Il fatto che la formula di governo sia destinata a durare, naturalmente, non pregiudica la possibilità di modifiche alla compagine dell’esecutivo, inclusi eventuali cambi nella titolarità della Presidenza del Consiglio.

Anche per il caso di una defezione del Movimento Cinque Stelle che fosse determinata dall’acuirsi della sua crisi interna ci sarebbero soluzioni: oltre allo shopping nei suoi gruppi, un sostegno potrebbe giungere anche da Silvio Berlusconi, magari per il tramite del nuovo partito di Matteo Renzi, che sembra un eccellente vettore per condurre operazioni di questo tipo.

Tuttavia, la stabilità del contesto che si è appena tratteggiato resta esposta ad alcuni rischi imponderabili, in larga misura imputabili ad imprevedibili shock esterni, che in Italia possono avere grandi ripercussioni.

Uno dei questi fattori è già visibile, dal momento che l’Italia è ormai divenuta uno dei teatri della lotta politica in atto in America, una vera e propria guerra civile che si combatte anche al di fuori dei confini degli Stati Uniti.

I fatti sono noti, anche se si fa di tutto per renderne difficile la comprensione. Il presidente Trump sospetta che allo scopo di pregiudicarne il mandato o comunque condizionarne l’esercizio, ancor prima della sua elezione sia stato ordito un vasto complotto internazionale teso a fabbricare prove della sua collusione con le autorità politiche della Federazione Russa.

Dopo esser sopravvissuto all’inchiesta condotta dallo Special Counsel Mueller, il tycoon è passato per questo motivo al contrattacco, inviando il suo Attorney General ad indagare in una serie di paesi alleati. Barr ha visitato, a quanto si sa, almeno Australia, Gran Bretagna ed Italia, allo scopo di acquisire informazioni dai rispettivi servizi segreti.

Mentre con le spie australiane ed inglesi Barr ha conferito senza chiedere alcuna particolare autorizzazione, probabilmente in ragione dei rapporti molto stretti che esistono tra le agenzie facenti parte del cosiddetto Five Eyes tramite il quale le intelligence delle maggiori potenze anglosassoni si coordinano nel mondo, in Italia l’Attorney General è passato attraverso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che gli avrebbe permesso di porre alcuni quesiti ai vertici dei servizi italiani.

Nell’entourage del presidente americano c’è chi pensa che l’intelligence italiana disponga di informazioni in merito alla natura delle attività condotte da un professore maltese, tal Joseph Mifsud, ospitato per qualche tempo all’università Link Campus di Roma, che secondo alcune fonti avrebbe attirato un collaboratore della Trump campaign, per sondarne l’interesse ad acquisire del materiale compromettente di origine russa su Hillary Clinton.

Se Trump e Barr avessero ragione ed uscissero prove convincenti di una cospirazione ai danni del tycoon preparata già durante l’ultima campagna elettorale presidenziale con il concorso di attori stranieri, l’impatto sulla politica interna statunitense sarebbe in effetti immenso, travolgendo importanti settori del Partito democratico, coinvolgendo forse lo stesso Barack Obama e probabilmente neutralizzando l’impeachment.

Ma anche in Italia le conseguenze sarebbero notevoli, chiamando in causa tutti coloro che gestivano la politica di sicurezza nazionale nel 2016. Per questo motivo, non appare del tutto chiara la ragione per la quale la Lega stia attaccando il Presidente del Consiglio, dal momento che dall’eventuale successo dell’inchiesta condotta da Barr non ha nulla da temere e molto, anzi, da guadagnare.

A Conte, in effetti, si rimprovera per ora soltanto di aver dato in modo affrettato e riservatamente il proprio consenso alla richiesta fattagli dalle autorità americane di poter incontrare i vertici dei servizi italiani, magari per ottenere un’investitura da parte di Trump, che ne avrebbe facilitato la riconferma alla testa di un’altra maggioranza: veramente troppo poco per provocare una crisi di governo, che è l’obiettivo perseguito dalla Lega in questa fase.

E soprattutto nulla rispetto alla prospettiva della possibile rivelazione del coinvolgimento del governo Renzi in una congiura internazionale della massima rilevanza per gli equilibri politici interni agli Stati Uniti. Non per caso, l’ex Sindaco di Firenze sta reagendo con una certa aggressività a quanto sta accadendo, avendone lucidamente compreso le implicazioni, fondata o meno che alla fine si riveli la tesi del grande complotto.

Morale: in America si combatte una battaglia politica feroce tra schieramenti contrapposti che hanno referenti anche nel sistema italiano. Non è da escludere che sia proprio dagli effetti di questa lotta che possa derivare una crisi della formula politica che attualmente assicura il governo dell’Italia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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