03:04 18 Novembre 2019
Valle dei Caduti, Spagna

Così Lenin sconfigge Francisco Franco

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Mentre Madrid rimuove la salma del Generalissimo Mosca non teme il proprio passato e mantiene Vladimir Iliych al centro della Piazza Rossa. Ma dietro il trasferimento voluto dal premier Pedro Sanchez ci sono, oltre alle incognite del voto del 10 novembre, tutte le debolezze e le fragilità della Spagna socialista.

Vladimir Iliych Lenin guarda e sorride. Dall’alto dei suoi 95 anni trascorsi al centro della Piazza Rossa può ben dire di aver vinto il confronto con il quel “fascismo” spagnolo che la sua Unione Sovietica combatté e contrastò. A regalargli la vittoria ci ha pensato il nipotino socialista Pedro Sanchez ordinando - 44 anni dopo la morte di Francisco Franco – l’esumazione e la rimozione della salma del Caudillo dalla basilica eretta al centro della “Valle de los Caidos”, la Valle dei Caduti.

L’esumazione di Francisco Franco
© REUTERS / Juan Carlos Hidalgo/Pool
L’esumazione di Francisco Franco

Un gesto un po’ ingrato nei confronti di un “generalissimo” che finita la Guerra Civile ordinò la sepoltura di oltre 33mila caduti di entrambe le parti, nell’immenso sacrario scavato tra le montagne di granito di San Lorenzo de Escorial. Un sacrario in cui il Caudillo vedeva il simbolo della riconciliazione nazionale e in cui s’illudeva di poter riposare indisturbato. Ma in quel macabro trasferimento di una salma simbolo – nel bene e nel male – del passato della nazione c’è tutta la debolezza dell’attuale socialismo spagnolo. Un socialismo costretto ad affidarsi alla “damnatio memoriae” – la condanna della memoria – per cercare di ottenere alle elezioni del prossimo 10 novembre un risultato un po’ più significativo della flebile maggioranza conseguita lo scorso aprile. Una maggioranza rivelatasi così fiacca e debole da costringere Sanchez a rinunciare alla formazione di un governo.

Al di là delle speculazioni politiche più immediate le diverse sorti della salma di Lenin, mantenuta per volere di Vladimir Putin al centro dalla Piazza Rossa, e quella di un Francisco Franco sfrattato dalla “Valle de Los Caidos” sono il simbolo di due politiche e di due modi di governare.
Valle de los Caídos, Spagna
© REUTERS / Sergio Perez
Valle de los Caídos, Spagna

Da una parte una Russia che pur avendo tagliato i ponti con il comunismo e l’Unione Sovietica non si vergogna di celebrare il proprio passato e le proprie figure storiche. Dall’altra una Spagna socialista pronta - a 80 anni dalla fine della guerra civile e a 44 da quella del franchismo - a ripudiare quel “patto dell’oblio” che le ha garantito, alla morte del Caudillo, una pacifica transizione alla democrazia seguita da un’invidiabile sviluppo economico. Ma se la Russia è oggi una nazione stabile e politicamente omogenea la Spagna socialista di Sanchez, allineata con una sinistra europea concorde nell’additare Vladimir Putin come un pericoloso illiberale, è invece una nazione divisa e lacerata. Una nazione che non solo stenta a darsi una maggioranza stabile, ma vede riemergere in Catalogna gli spettri della violenza secessionista. In tutto questo la decisione di rinnegare il “patto dell’oblio” imposto da Sanchez rischia di imporre una nuova accelerazione al processo di dissoluzione dell’unità nazionale.

Pretendendo l’esumazione del Caudillo da un sacrario simbolo della riconciliazione i socialisti di Sanchez dimostrano di preferire surrettiziamente il modello seguito nel 1945 dai loro compagni italiani. Un modello simboleggiato da quella barbara esibizione dei cadaveri impiccati a testa in giù di Benito Mussolini e Loretta Petacci che ancor oggi, 74 anni dopo la fine del fascismo e della Seconda guerra mondiale, lacera e divide le coscienze degli italiani rendendo impossibile una sincera e definitiva unità nazionale. Nel disperato tentativo di scaricare sulla salma del Caudillo le proprie debolezze politiche e di trasformare la rabbia del passato in propellente per la vittoria elettorale si legge, insomma, tutta la debolezza del modello socialista di Sanchez.

Rispolverando quella “damnatio memoriae” usata nei tempi antichi per cancellare dal pubblico ricordo chi rinnegava o tradiva la patria il socialista spagnolo Sanchez è, però, ben lontano dall’impersonare la maestosa durezza dell’antica Roma. In quel suo gesto s’intravvede piuttosto il ridicolo e sinistro allineamento alla distopia di “1984” il romanzo in cui il Grande Fratello impone la cancellazione di qualsiasi memoria del passato perché - come scrive George Orwell - “Chi controlla il passato controlla il futuro e chi controlla il presente controlla il passato”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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