13:26 21 Novembre 2019
Il confine tra Siria e Turchia

In rapida evoluzione la situazione in Siria

© Sputnik . Hikmet Durgun
Opinioni
URL abbreviato
Di
L'operazione turca "Fonte di Pace" in Siria (93)
3312
Seguici su

Gli eventi in atto in Siria sono in costante, rapida evoluzione, circostanza che sta complicando notevolmente il compito di chi deve interpretarli e spiegarli. La successione degli avvenimenti è di quelle che fanno tremare le vene ai polsi.

Tutto parte, almeno ufficialmente, con una telefonata tra il presidente americano Trump e il suo collega turco Erdogan. Nello scambio, quest’ultimo informa il primo della propria intenzione di attaccare il Rojava, per condurvi al suo interno un’operazione che scongiuri la nascita a ridosso della Repubblica turca di un’entità che Ankara reputa legata al Pkk e considera terroristica.

A quel punto, avviene l’incredibile: invece di resistere, il leader statunitense coglie la palla al balzo per creare un fatto compiuto. Approfitta dell’annuncio dell’attacco imminente per scavalcare i propri generali ed ordinare l’arretramento dei soldati che Washington ha mandato nel Kurdistan siriano non soltanto a proteggere il Rojava dagli attacchi dell’Isis, ma anche a difenderli da possibili iniziative offensive dei turchi.

Ad evidenti scopi elettorali, Trump comunica la svolta sottolineando come sia giunto il tempo di voltare pagina, archiviando la stagione delle “guerre infinite” e presentando il ripiegamento delle truppe americane come il preludio del loro rapido e completo ritiro dalla tutta la Siria.

A quel punto, con suo grande stupore, Trump viene bersagliato dai media del suo paese e da tutti gli avversari interni, democratici e repubblicani, che gli contestano la frettolosità e l’inopportunità della scelta, evidenziando la gravità morale dell’ennesimo tradimento perpetrato ai danni dei curdi, come fosse la prima volta che gli Stati Uniti mollano i loro alleati al proprio destino. Al Presidente è in effetti sfuggita la simpatia che i miliziani curdi sono riusciti a conquistarsi anche in America, con la loro resistenza a Kobane e mostrando a tutto il mondo la determinazione delle proprie donne a combattere.

La statua di Gesù Cristo in Siria
© Sputnik . Majed Badawi

Peraltro, l’apertura di Trump ad Erdogan piace ai realisti come George Friedman, che difendono il tycoon ritenendo essenziale agli Stati Uniti il recupero del rapporto con la Turchia. La Casa Bianca coglie questa reazione e per rompere l’isolamento in cui è venuto a trovarsi, Trump finisce per adottare una narrazione che sembra per un momento accreditare la sua svolta filoturca, irritando Arabia Saudita, Egitto ed Israele.

Di fronte alla capriola americana e tenendo conto dell’appartenenza turca alla Nato, anche l’Alleanza Atlantica ostenta prudenza, al contrario dei governi e delle opinioni pubbliche europee, che invece condannano senza mezze misure il comportamento aggressivo di Erdogan e censurano Trump.

Le scelte di posizionamento si fanno contraddittorie e confuse. Nei più, prevale la necessità di assecondare le simpatie della gente nei confronti della causa curda. Ma in molti casi si avverte anche la volontà di assestare un colpo definitivo all’immagine di un Trump che è già in difficoltà per via dell’avvio al Congresso del procedimento per la sua messa in stato d’accusa. 

Poi, gli avvenimenti imboccano un’altra strada ancora, stupendo soprattutto coloro che non sono avvezzi al ragionamento strategico ed avversano il realismo politico. Per sopravvivere ed arginare l’attacco turco, che nelle intenzioni di Erdogan dovrebbe un giorno anche contemplare l’arabizzazione del Kurdistan siriano, il Rojava si rivolge ad Assad, che accetta di inviare l’esercito regolare di Damasco nelle zone contese, d’intesa con la Russia.

La battaglia assume infine anche agli osservatori più distratti le caratteristiche di un regolamento dei conti propedeutico alla determinazione delle sfere d’influenza nella regione e dentro la Siria.

L’effetto di questa improvvisa accelerazione è un disincanto profondo che si percepisce a livello globale, perché nel perseguimento dei propri legittimi interessi il grosso delle parti in lotta in Siria ha cambiato ruolo e funzione. Le vittime sono diventate carnefici e viceversa, causando il disorientamento di una platea da troppo tempo abituata a leggere la politica internazionale tramite schemi ideologici ormai superati.

Assad, lungamente dipinto esclusivamente come un grande criminale di guerra, si è all’improvviso trasfigurato nell’ultima speranza di salvezza per i curdi, minacciati non soltanto dai soldati turchi, ma anche dal cosiddetto Libero Esercito Siriano a lungo coltivato dall’intero Occidente.

Ironizzare su questi processi è tanto facile quanto sbagliato. Gli avvenimenti si snodano infatti seguendo una logica antichissima, alla quale sarà opportuno rieducarsi nel più breve tempo possibile.

L’intesa tra i curdi e il regime di Damasco, garantita dalla Federazione Russa, dovrebbe permettere di ristabilire l’equilibrio rotto dall’intervento turco.

Naturalmente, il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco non sarà automatico: molte condizioni dovranno essere soddisfatte. Potrà contribuirvi anche l’Occidente, esercitando le pressioni del caso affinché l’offensiva turca nel Rojava si arresti prima di sfociare in pesanti operazioni di ingegneria etnica e nel tentativo di mettere in questione i risultati degli ultimi due anni della guerra civile siriana, innescando una nuova tragedia di proporzioni straordinarie.

Trump si sarà mosso in modo irrituale ed insolito, ma prima di condannarlo sarebbe meglio chiedersi se l’amministrazione preposta all’attuazione delle sue politiche lo abbia o meno agevolato nei suoi intenti. Dopotutto, il Presidente sta solo attuando il programma che ha presentato tre anni fa ai suoi elettori.

E forse non ha neanche sbagliato, se non nelle forme. La dinamica del conflitto siriano è cambiata, semplificandosi. Gli americani hanno rinunciato ad avere il loro proxy locale. E lo stesso metodo potrebbe essere presto replicato in Afghanistan. Ci siamo già andati vicino. L’establishment statunitense è scontento, naturalmente, ma non è detto che lo siano gli elettori del tycoon.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
L'operazione turca "Fonte di Pace" in Siria (93)
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik