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04:04 12 Novembre 2019
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Il settimo sigillo: la laurea in ‘influencer’

© Foto: Pixabay CC0
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Quando una società arriva alla laurea in ‘influencer’ significa che oramai manca poco

E quando apri i giornali e ti rendi conto che buona parte delle notizie proprio non riesci più a capirle significa che stai invecchiando. Questa la sto leggendo e rileggendo, niente: “Arriva il corso di laurea per diventare influencer... molte le richieste di iscrizione”. L’unica associazione mentale che mi viene è quella del film ‘Il Dormiglione’ del 1973 di Woody Allen. Ad un certo punto Diane Keaton, nel film Luna, raccontando la sua vita al ricercato Miles Monroe, Woody Allen, gli fa: - Sai, io ho anche una laurea in sesso orale -  e lui  - Ci avrai certo abbinato una lingua – Che cosa? – Bhé, non lo so... io mi sono laureato in lettere e ci avevo abbinato ‘semantica prepuziale’. Era una specializzazione così richiesta...

Ecco, a me l’unica cosa che viene in mente è quel film in cui nel passato, 1973, si immaginava un futuro, il 2173, in cui domina una società distopica che ha rovesciato tutti i valori. Un futuro che, se nel 1973 sembrava una proiezione satirica e parossistica, oggi inizia a sembrare del tutto verosimile.

‘Influencer’. In pratica un corso di laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo specifico per “poter acquisire quelle competenze e gli strumenti necessari per affrontare adeguatamente quello che potremmo definire il nuovo marketing, quello social, 'influenzale', che sta progressivamente scalzando il marketing tradizionale”, così si legge sul sito dell’Università. Costo del corso 3.900 euro annui. Senza contare spese di immatricolazione e tasse regionali. Comunque in linea con l’acqua della Ferragni che va a 8 euro al litro.

A parte che una laurea in Italia non si capisce perchè debba avere una specializzazione descritta in lingua inglese, ma la domanda principale è - cosa si insegnerà in un corso del genere? Forse a tuffarsi in piscina con la bicicletta e suonare il tamburo con le chiappe delle ragazze sullo yacht come Vacchi? Oppure a fare il bagno nudi insieme a Fedez? Oppure a mettere nel carrello del supermercato la Ferragni e andare in giro a sperperare prodotti alimentari mentre la gente fa la fame? Ma poi la parola stessa ‘influencer’ non significa ‘persona che influenza’? E cos’è, una cosa bella?

Bambino, cosa vuoi fare da grande? L’ingegnere come il papà che costruisce le case o l’avvocato come la mamma che difende i diritti delle persone? No, io voglio fare quello che influenza gli altri. Li fa spendere per le cazzate, li condiziona, gli fa credere di avere dei bisogni materiali inutili quando invece è di bisogni culturali, morali e sentimentali che il mondo avrebbe bisogno. Voglio fare quello che guadagna un fracco di soldi non facendo fondamentalmente una mazza, che parla sguaiato e che scrive le parolacce sui social, che si fa il selfie del culo nudo, poi lo posta su instagram, fa un milione di visualizzazione e ride di quei coglioni dei followers che lo ingrassano mentre loro fanno la fame e lo invidiano.

Bello. Presto avremo anche la laurea in ‘gatekeeping’ e in ‘manipolazione mediatica’, altro che ‘semantica prepuziale’.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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