23:35 11 Dicembre 2019
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Siria, il tradimento di Trump

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La Casa Bianca annuncia di non opporsi ai piani della Turchia pronta ad invadere il nord della Siria. I curdi usati per combattere l’Isis abbandonati al loro destino proprio mentre lo Stato Islamico prepara la propria resurrezione.

I curdi sono serviti. Dopo aver combattuto contro l’Isis sotto guida americana nella speranza di ottenere, grazie a Washington, una sorta d’indipendenza nei territori settentrionali della Siria ora si ritrovano abbandonati a se stessi. O meglio dati in pasto alla Turchia di Recep Tayyp Erdogan. Ad annunciarlo è quella stessa Casa Bianca che avrebbe dovuto difenderli imponendo un alt alle pretese del presidente turco pronto a invadere il nord della Siria.

“La Turchia presto porterà avanti l’operazione nel Nord della Siria. Le forze degli Stati Uniti - annuncia un comunicato della Presidenza americana diffuso domenica notte - non appoggeranno, né saranno coinvolti nell’operazione, le forze degli Stati Uniti avendo sconfitto il Califfato territoriale dell’Isis non saranno più nelle zoni circostanti”.

La decisione, oltre a rappresentare un palese tradimento dei Curdi e delle forze arabe riunite sotto la guida del Pentagono nella cosiddetta coalizione dell’Sdf (Syrian Democratic forces,) ha delle serie conseguenze per una Siria che rischia lo smembramento. Ma anche la lotta al terrorismo rischia di subire una pesante battuta d’arresto. I curdi minacciati dalla Turchia ben difficilmente saranno in grado di fronteggiare il minaccioso risveglio delle cellule dello Stato Islamico nuovamente operative da qualche settimana nelle zone del nord est della Siria e lungo tutto il confine con l’Iraq.

La pianificata invasione punta, nei piani di Erdogan, alla creazione di un “zona di sicurezza” lunga 460 chilometri e profonda circa trenta che si estenderà dal fiume Eufrate fino alla frontiera irachena e costeggerà il lato meridionale del confine turco siriano. Il presidente turco punta a trasferire in quel “corridoio” gli oltre due milioni di profughi siriani accolti tra il 2011e il 2015 quando la Turchia, garantiva santuari e retrovie ai ribelli jihadisti con l’obbiettivo di far cadere il regime di Damasco.

Messi da parte i piani anti-Bashar Assad Erdogan punta soprattutto riconquistare i consensi perduti sul fronte interno. La creazione della cosiddetta “zona di sicurezza” gli offre, dal suo punto di vista, una doppia opportunità. Da una parte gli consente di dimostrare determinazione e fermezza nei confronti delle forze dell’Ypg considerate la costola siriana del Pkk di Ocalan. Dall’altra gli permette di liberarsi di due milioni di rifugiati siriani la cui presenza, oltre a causare un crescente malcontento, sarebbe costata, secondo Erdogan, oltre 40 miliardi di dollari.

Ma i piani di Erdogan e il via libera degli Usa rischiano di innescare pesanti ripercussioni. La Russia pur intrattenendo buoni rapporti con la Turchia di Erdogan non può dimenticare il suo ruolo di garante dell’integrità territoriale della Siria. Quindi se Damasco correrà in appoggio ai curdi, confermando la promessa già avanzata in passato di una larga autonomia, Mosca si guarderà bene dall’ opporsi. Anche perché le ambiguità turche stanno creando seri problemi in quella provincia di Idlib dove il sostegno di Ankara alle milizie jihadiste rallenta i piani di Mosca per il ripristino della piena sovranità siriana. Il sostegno di Damasco alle milizie dell’Ypg, unita alla promessa di una piena autonomia, potrebbe trasformare l’invasione turca in una partita estremamente sanguinosa.

Dall’altra parte un’eventuale neutralizzazione delle milizie curde per mano turca rischia di rappresentare un grosso regalo a quello Stato Islamico che già in passato si è giovato dell’ambigua connivenza dei servizi segreti di Ankara. I curdi hanno già fatto sapere che in caso d’invasione non potranno garantire a sicurezza di Al Hol il campo nel nord est della Siria dove sono detenuti circa 70mila tra familiari e militanti dello Stato Islamico. Le cellule dell’Isis tornate ad operare nelle ultime settimane proprio nelle zone della Siria nord orientale e lungo il confine con l’Iraq potrebbero quindi facilmente puntare sulla liberazione dei prigionieri di Al Hol e dare così una segnale esplicito della propri rinascita. In Siria insomma il caos, guerra e terrorismo sono di nuovo alle porte. Con la benedizione della Casa Bianca.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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forze curde, Curdi, Siria
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