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09:03 15 Ottobre 2019
Violino

Cremona, città della musica

© AP Photo / Marcio Jose Sanchez
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Cremona è una bella cittadina ricca di monumenti storici e di attrattive gastronomiche, ma ciò che la fa diventare una capitale del mondo è proprio questa sua vocazione musicale.

Confermata, tra l’altro, dalla fiera internazionale “Cremona Musica” che si è tenuta a fine settembre. Vi hanno partecipato più di trecento espositori provenienti da trenta differenti Paesi e 358 artisti che hanno dato vita a 178 eventi tra concerti, seminari e presentazioni. Il sindaco Gianluca Galimberti può, con ragione, affermare che: “Dal punto di vista dell’offerta musicale tecnica e scientifica Cremona offre ciò che non c’è da nessun’altra parte al mondo”.

Il Big Ben di Londra è più conosciuto e più famoso, ma tra gli orologi antichi il più grande ancora perfettamente funzionante si trova a Cremona. Si tratta di un orologio astronomico a funzionamento meccanico del diametro di ben otto metri e cinquanta centimetri e supera quindi il “collega” inglese di ben due metri.

Cremona, orologio astronomico sul Torrazzo.
Cremona, orologio astronomico sul Torrazzo.
Il suo fondo rappresenta la volta celeste e indica le fasi lunari, le solari, il moto degli astri, le eclissi, i solstizi e gli equinozi. È situato al quarto piano del “Torrazzo”, il campanile del Duomo, e ogni giorno deve essere caricato manualmente da un apposito incaricato. Anche il campanile vanta un record mondiale: è la torre in muratura più alta in assoluto e arriva ad un’altezza di 112 metri. Al suo interno ci sono 6 campane fabbricate nel 1744 e ancora più in alto, in una “sfera d’oro”, si dice sia conservato un pezzo della croce di Cristo. È probabile che si tratti solamente di una leggenda poiché, considerati quanti pezzi di quella croce sembrerebbero custoditi qui e là nel mondo, essa sarebbe dovuta essere enorme e composta da un materiale indistruttibile. Comunque, non importa che si tratti di una reliquia vera o falsa: le attrattive di Cremona sono anche altre, a cominciare dalle sue eccezionali specialità gastronomiche: la mostarda e il torrone. Senza contare il cotechino, i locali tortelli e i formaggi. Tuttavia, ciò che fa di Cremona una città speciale e conosciuta ovunque nel mondo è ancora altro: è qui la patria degli Stradivari!

Chi visita la città non può fare a meno di passare almeno un’ora nel suo Museo del violino che custodisce gelosamente alcuni dei più famosi e originali strumenti ad arco fabbricati dai grandi maestri di quell’arte artigianale: il capo-scuola Amati, Stradivari e Guarneri del Gesù. Nel museo si può anche vedere come si lavora in una “bottega” di un liutaio e, se qualcuno non si accontenta di rivivere la storia passata, può scegliere di entrare in una qualunque delle “botteghe” ancora in attività e disperse in varie zone della città. Ce ne sono almeno 150, tutte in costante lavoro e gestite da maestri artigiani, non soltanto cremonesi. Sono professionisti provenienti da tutto il mondo che hanno deciso che la grande qualità di quegli strumenti si può realizzare soltanto imparandone dapprima l’arte nella scuola locale e poi mettendola a frutto sul posto per approfittare di quella storica e magica atmosfera che avvolge persone ed edifici e che, da secoli, hanno fatto diventare questa città la capitale mondiale del violino.

Chi però pensa che a Cremona si producano solo violini pecca per difetto. Viole, violoncelli, contrabbassi, chitarre, in altre parole tutti gli strumenti a corda, hanno trovato in loco chi ancora sa scegliere i legni più adatti, sa quali e come vanno assemblati e la forma che i “pezzi” devono avere per ottenere quel suono che, dopo più di cinque secoli, resta ancora inimitabile.

Nello scorso gennaio, perfino il New York Times dedicò un lungo pezzo ad un’altra specialità di Cremona: la Banca del Suono. Si tratta di qualcosa di unico e irripetibile: orgogliosi di essere i produttori di archi più quotati al mondo (l’Unesco ha riconosciuto la liuteria tradizionale cremonese come “Patrimonio immateriale dell’Umanità”) e consci che le note emesse da loro sono in qualche modo un vero tesoro i cremonesi hanno deciso di condividere la loro ricchezza con l’intero mondo realizzando un database digitale delle note originali che ancora scaturiscono da quegli strumenti antichi.

La registrazione di quei suoni ha impegnato ben cinque settimane di lavoro, durante le quali tutta la città si è impegnata ad evitare rumori troppo forti che avrebbero potuto distorcere la perfezione del risultato.

A quattro eccezionali esecutori sono stati affidati altrettanti strumenti storici: lo Stradivari “Vesuvio” (ogni arco “storico” è identificato con un nome che lo rende unico e riconoscibile) al maestro De Lorenzi, il “Principe Doria del 1734” (sempre di Stradivari) a Gabriele Schiavi, la viola “Andrea Amati del 1615” (è la più antica viola contralto conosciuta a Cremona) a Win Jannsen e il violoncello “Stauffer” ad Andrea Nocerino. Insieme hanno prodotto cinquecentomila suoni, registrandone ciascuno in tutte le scale con le loro possibili articolazioni e dinamiche usando tecniche diverse. I microfoni utilizzati in contemporanea sono stati trentadue e le aziende specializzate coinvolte erano tre, una di Cremona e due tedesche, da Amburgo e Berlino.

Durante le operazioni e per le ore necessarie, in tutte le strade attorno all’Auditorium si è impedito il passaggio delle auto per evitare le vibrazioni del terreno che avrebbero potuto influire sugli strumenti più sensibili e a un esecutore è stato perfino chiesto di cambiare la camicia perché dalla cabina di regia se ne sentiva il fruscio sotto la nota.

Il risultato finale è ora a disposizione della storia e di qualunque musicista nel mondo che potrà ascoltare e utilizzare quei suoni antichi ma ancora perfettamente vivi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Italia, musica
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