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08:11 15 Ottobre 2019

La nuova minaccia si chiama “ius culturae”

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Pd e Cinque Stelle appoggiano un progetto della Boldrini per la concessione della cittadinanza ai figli di stranieri che a differenza dello “ius soli” non richiede nemmeno la nascita in Italia, ma solo la frequentazione delle nostre scuole. Una legge che rappresenterebbe un regalo ai trafficanti di uomini e un rischio per la sicurezza nazionale.

Altro che “ius soli” la vera minaccia oggi si chiama “ius culturae”. A volerlo è, ancora una volta, un Pd più preoccupato degli immigrati che degli italiani. Ma stavolta il meccanismo per far accedere alla cittadinanza migliaia di ragazzini figli di stranieri è ancora più perverso. Se lo “ius soli” si “accontentava” di trasformare in cittadini italiani i figli di stranieri nati nel nostro paese il nuovo progetto di legge cancella anche l’indispensabile requisito della nascita all’interno dei confini nazionali.

Grazie allo “ius cultarae” diventerebbe italiano qualsiasi minore straniero, nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni, uno o più cicli di studi o seguito percorsi di istruzione e formazione triennali o quadriennali per la qualifica professionale. Al figlio di una coppia di migranti arrivato nel nostro paese a cinque anni basteranno insomma cinque anni di elementari per ottenere la cittadinanza.

La prima firmataria di un progetto che sembra studiato per rimettere in pista uno “ius soli” ancor più lassista e pericoloso è l’ex presidente della Camera Laura Boldrini appena transitata nelle file del Pd dopo l’addio alla sinistra di Liberi ed Uguali. I veri artefici della sua trasformazione in legge potrebbero essere però i 5 Stelle. Nella passata legislatura il Pd, temendo serie conseguenze elettorali, si era ben guardato dal portare all’approvazione lo “ius soli”. Stavolta sfruttando la copertura politica offertagli da un movimento Cinque Stelle deciso ad avvallare lo “ius culturae” il Pd sembra pronto ad accelerare il più possibile l’iter approvativo.

“Se per tagliare i parlamentari ci vogliono solo due ore, come dice Di Maio, per fare lo “ius soli” e restituire un diritto negato a tante persone ci vogliono solo pochi giorni” - ricorda Matteo Orfini incalzando da sinistra il suo stesso Pd.

A incoraggiare la sinistra contribuisce il sostegno dei vertici della Chiesa. "Lo ius culturae - afferma il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei - è da promuovere, perché l'integrazione, senza il riconoscimento da un punto di vista normativo, sarebbe un contenitore vuoto". 

Il sostegno dei Cinque Stelle al progetto è emersa quando il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, il grillino Giuseppe Brescia ha annunciato l’intenzione di far ripartire già il 3 ottobre l'iter del provvedimento.

"Personalmente credo – ha detto Brescia - che lo “ius culturae” possa rappresentare una soluzione ragionevole, anche perché mette al centro le nostre scuole come potente fattore di integrazione. Spero che la politica tutta, maggioranza e opposizione, si dimostri all’altezza di un dibattito che chiama in causa diritti e doveri, appartenenza e inclusione".

Proprio il tentativo di mettere al centro la scuola rappresenta il lato più debole e pericoloso del progetto. Inadeguata, spesso, a fornire modelli di identità nazionale persino ai figli degli italiani la scuola pubblica viene promossa dallo “ius culturae” al velleitario ruolo di grande integratore e assimilatore di stranieri. Una pretesa, che emerge in tutta la sua infondatezza in quelle scuole dei grandi centri urbani dove la massiccia presenza di stranieri spesso incapaci persino di esprimersi in italiano compromette l’apprendimento.

C’è da chiedersi, dunque, con quali “cittadini” ci ritroveremmo a convivere accettando il presupposto che quello stesso modello di scuola sia in grado di plasmare in un solo quinquennio l’“italianità” di un bimbo uscito da alvei familiare contrassegnati da identità culturali, visioni religiose e valori civili lontanissimi dai nostri.

Il progetto di legge avvallato da Pd e grillini rischia, inoltre, di trasformarsi in un regalo ai trafficanti di uomini e alle organizzazioni criminali responsabili del traffico di minori. La sua approvazione oltre a moltiplicare il numero dei migranti irregolari decisi a garantire ai figli un passaporto italiano aumenterebbe a dismisura il fenomeno dei minori non accompagnati. Bimbi e ragazzini che invece di approdare sui banchi di scuola italiani vengono inghiottiti dal triste mercato della prostituzione minorile.

Ancor più serie sono però le conseguenze legate alle dinamiche dell’immigrazione e della sicurezza. Con l’approvazione dello “ius culturae” l’Italia condividerebbe in pochi anni i problemi sperimentati da paesi come Francia, Olanda, Belgio, Germania e Inghilterra dove masse di seconde e terze generazione provenienti da paesi di fede islamica faticano ad integrarsi e sviluppano un malessere che li porta o a delinquere o ad avvicinarsi all’estremismo islamista.

Il tutto senza poter più contare su quello strumento giuridico dall’espulsione per motivi di sicurezza che negli ultimi anni ha consentito di allontanare dall’Italia centinaia di apprendisti terroristi. Grazie allo “ius culturae” molti dei futuri estremisti islamici vanterebbero, infatti, un diritto di cittadinanza che ne renderebbe impossibile l’allontanamento dai confini nazionali. In tutto questo i primi a lanciare l’allarme e ad annunciare battaglia contro lo “ius culturae” sono Lega e Fratelli d’Italia.

“La Lega – annuncia Matteo Salvini - si batterà contro lo Ius Soli comunque lo chiamino, contro la cittadinanza facile, senza se e senza ma”.

Ma la più agguerrita è Giorgia Meloni che annuncia una raccolta di firme contro il provvedimento di legge che inizierà davanti a Montecitorio il 3 ottobre e proseguirà in tutte le piazze della penisola.

“Siamo pronti alle barricate – annuncia Carlo Fidanza, capo delegazione di Fdi al Parlamento Europeo – pur di bloccare una proposta che mina l’integrità della nazione”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
trafficanti di persone, Italia, Cittadinanza
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