18:27 05 Dicembre 2019

Dall’Europa un regalo a Conte, alle Ong e ai trafficanti

© AP Photo / Olmo Calvo
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La decisione di redistribuire automaticamente i migranti arrivati nei porti italiani sulle navi delle Ong è un ritorno al passato. Ma non durerà a lungo. L’inevitabile impennata degli sbarchi spingerà in breve Francia e Germania a far marcia indietro.

Se credete alle favole confidate pure nelle promesse che Francia e Germania ed Unione Europea hanno regalato al ministro degli interni Luciana Lamorgese durante il vertice di Malta. Promesse bellissime capaci di far la gioia di tutti i precedenti governi da quello di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni fino all’esecutivo, da poco defunto, con Matteo Salvini al posto della Lamorgese.

Ma quelle promesse difficilmente si realizzeranno. E se lo faranno daranno vita ad un accordo “temporaneo” di brevissima durata. Un accordo, studiato a tavolino, per fornire buoni argomenti ad un esecutivo giallo-rosso, assai caro all’Europa, impegnato da qui alle elezioni regionali di Umbria ed Emilia Romagna in una durissima partita con la Lega e l’opposizione di centro destra. Dell’auspicio di una possibile “rotazione” dei porti di sbarco su base volontaria non serve neppure parlare. Finche Italia e Malta metteranno a disposizione i loro approdi né Francia, né Spagna si sogneranno mai di far attraccare navi delle Ong. Partiamo, invece, dall’impegno a redistribuire tra Francia Germania e qualche alto paese “volenteroso” - in quote ancora da definire - i migranti traghettati verso l’Italia dalle Ong o da unità militari di soccorso. Apparentemente è una svolta epocale. Fino a lunedì l’ipotesi di redistribuzione riguardava – in virtù della strenua opposizione della Francia di Emmanuel Macron - solo gli aventi diritto all’asilo ed escludeva quei migranti irregolari che rappresentano l’84 per cento degli arrivi in Italia.

Ma la bozza d’intesa raggiunta a Malta (diverrà accordo effettivo solo dopo il Consiglio degli Affari Interni del prossimo 8 ottobre) oltre ed essere un bellissimo regalo per il governo giallo-rosso rappresenta un’autentica pacchia per le Ong e per i trafficanti di uomini. Il motivo è semplice. Condizionare la redistribuzione, e quindi la possibilità di metter piede in Europa, al fatto di esser stati soccorsi dalle Ong o da una nave della Guardia Costiera significa garantire il ritorno al vecchio e sperimentato modello del traffico di uomini. Non più barchini, non più viaggi con l’angoscia della morte, ma soltanto brevi traversate fino al limite delle acque territoriali libiche dove gli scafisti potranno consegnare i loro clienti alle Ong in attesa. Queste ultime, come accadeva prima dell’era Salvini, dovranno solo scodellare il carico sulle più capienti navi della nostra Guardia Costiera, in attesa più a nord, per poi rigirare la prua e tornare a far il pieno davanti le coste libiche. A quel punto l’Italia per ottenere la redistribuzione automatica dovrà soltanto dimostrare che i migranti sono stati trasportati da una Ong o da una nave militare di soccorso. Ai nuovi arrivati basterà invece dichiarare di voler fare richiesta d’asilo per conquistarsi il diritto di venir spartiti entro un mese, ma in percentuali ancora da definire, tra Italia, Francia, Germania e qualche altro paese “volenteroso” come Irlanda, Portogallo e Lussemburgo.

Il problema è quanto Francia e Germania sopporteranno questo ritorno al passato. Grecia e Spagna, che durante il 2019 hanno registrato rispettivamente 29mila e 19 arrivi, non tarderanno molto a pretendere gli stessi favori concessi all’Italia. E a rendere il tutto ulteriormente insostenibile s’aggiungerà la moltiplicazione degli arrivi conseguenza del regalo fatto a Ong e trafficanti di uomini. Per capirne le possibili proporzioni basta riandare al periodo 2013/2014 quando l’avvio di “Mare Nostrum” moltiplicò il numero degli sbarchi portandoli in dodici mesi da 42mila a oltre 170mila. Oggi il rischio è di tornare a quei numeri o, peggio, a quelli del 2016 quando con le Ong in piena attività e la Guardia Costiera pronta ad appoggiarle i traghettamenti superarono quota 180mila.

Ieri la Lamorgese ha fatto capire che l’attività della Guardia Costiera libica appoggiata dall’Italia contribuirà a far la differenza. In verità la differenza tra i 103mila sbarchi del 2017, anno in cui la Guardia Costiera libica iniziò ad operare, e gli appena 6mila 851 di quest’anno l’hanno fatta la chiusura dei porti e la decisa campagna di ostruzionismo all’attività delle Ong. Di fronte alla prevedibile moltiplicazione dei flussi e alla conseguente redistribuzione di migliaia di irregolari nei centri di raccolta francesi e tedeschi Parigi e Berlino non tarderanno a pretendere una revisione dell’intesa. In fondo Macron è pur sempre il presidente che due settimane fa spiegava ai suoi parlamentari come “l’umanitarismo sul fronte dell’immigrazione equivale spesso al lassismo”. E il ministro degli interni tedesco Horst Seehofer è lo stesso che in questi anni ha sempre rimproverato alla Cancelliera Angela Merkel le campagne sull’accoglienza costate a Cdu e Csu con una durissima emorragia di voti. Il regalo di Francia e Germania e l’accondiscendenza europea si preannunciano insomma di breve durata. Non a caso come specificato nella bozza di Malta l’accordo, anche dopo la ratifica, resterà assolutamente “temporaneo”. Come dire finita la festa gabbato il santo. Dove la festa coincide con il periodo da qui alle prossime elezioni regionali. Il “santo” è, invece, quel governo giallo-rosso che l’Europa deve proteggere e coccolare per evitare il ritorno del “nemico” Salvini.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Migranti, Germania, Francia, UE, Italia
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