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17:48 21 Ottobre 2019
Il consigliere per la sicurezza John Bolton ascolta il presidente Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca

Fuori Bolton e adesso?

© AP Photo / Evan Vucci
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L’improvvisa decisione di Donald Trump di liquidare il super falco consigliere per la sicurezza nazionale non ha ancora una chiara spiegazione, ma sembra essere stata determinata dall’insofferenza del Presidente americano di fronte alle pressioni di Bolton per una accelerazione dello scontro con l’Iran.

Non è un mistero che, in questi due anni trascorsi alla presidenza, Trump ha giostrato tra le molte pressioni che venivano esercitate contro di lui, cercando, volta a volta, di parare i colpi accattivandosi alleati con profili che non erano certamente di suo pieno gradimento. Talvolta non erano per niente di suo gradimento. Così fu chiaro a molti commentatori che la nomina di Bolton era uno di quegli stratagemmi per tenere buona l’ala più bellicosa e filo Israeliana del neo-con.

Ma è durato poco. La drastica rottura con Teheran, con la denuncia del trattato sul nucleare non era stata gradita dall’inquilino della Casa Bianca. Bolton ne era stato l’avvocato decisivo. Ma il costo politico era stato alto. Per esempio tutti gli alleati europei degli USA, per una volta, avevano trovato il coraggio di non seguire Washington. Non è che Trump abbia dimostrato di tenere gran conto dei loro umori, ma la partita con l’Iran è troppo importante — specie per le sue implicazioni tattiche medio-orientali — per lasciarla interamente nelle mani dei neo-con, dell’AIPAC e di Netanyhau.

Così, a quanto pare, la mossa di Macron — della linea di credito di 15 miliardi di dollari garantita dal petrolio iraniano, offerta a Rouhani — ha fatto da sponda per consentire a Trump di riaprire il dialogo con Teheran. Ottenendo così addirittura tre piccioni con una sola fava: a) disinnescare il pericolo di essere trascinato in un confronto “sul terreno” contro Teheran (cosa che Trump assolutamente non desidera); b) rimettere su nuovi binari il rapporto con Aquisgrana; c) togliersi dai piedi Bolton.

Tanto più importante in una fase in cui sembra prendere corpo una vasta alleanza tra la City of London, il deep state americano, i giganti di Silicon Valley (alla cui testa sono Google e Facebook), dietro ai quali si staglia l’opposizione democratica interna che non demorde, insieme a tutti i grandi media americani. Tutti contro di lui, con il progetto di una colossale operazione come quella della creazione di un Internet parallelo (cavo sottomarino di 13.000 chilometri che dovrebbe collegare Los Angeles con Hong Kong); e con l’ammiccamento più che chiaro che uno dei potenti uomini di Rothschild, il governatore uscente della Bank ff England, si è permesso di inviare a Xi Jinping con la proposta di una nuova moneta internazionale “egemonica” in cui il Renminbi giocherebbe una ruolo decisivo.

Proposta accompagnata da un severo giudizio sul dollaro, definito come strumento ormai inadeguato e, addirittura, fonte di ostacolo alla crescita degli scambi internazionali. Una mossa dalle colossali implicazioni, simile — se dovesse maturare — alla premessa per una conferenza mondiale tipo Bretton Woods, che avverrebbe con un’America isolata, il dollaro declinante e una serie di conseguenze del tutto imprevedibili. È ovvio che Carney (che nel prossimo gennaio lascerà il posto alla Banca d’Inghilterra) non parlava per conto proprio, cioè come un kamikaze isolato, ma come rappresentante di uno schieramento variegato e composito oltre che molto ambizioso.

Trump ha fatto dunque i suoi calcoli e ha deciso di effettuare una “mossa del cavallo” a sorpresa, lanciando un segnale durissimo allo schieramento avversario ( in cui ci sono, tra gli altri, tutti gli avversari del Brexit).

Che tutti gli elementi qui sommariamente elencati siano in gioco lo dimostra la nuova provocazione dei “misteriosi” droni che hanno bombardato gli impianti petroliferi sauditi. Ryjadh, insieme a Tel Aviv, e ai neo-con amici di Bolton, fa capire che non gradisce. Tutti i media mainstream attaccano e accusano l’Iran. Il quale non c’entra nulla e, anzi, aspetta con trepidazione la prossima visita negli Stati Uniti del presidente Rouhani. Da questo incontro si capirà meglio qual è la forza di Donald Trump in questo momento.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
UE, Israele, Arabia Saudita, Iran, Donald Trump, USA, John Bolton
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