05:49 22 Novembre 2019
Former British Prime Minister Winston Churchill, gives his world famous V-sign

La democrazia è una via di mezzo tra Churchill e il televoto di Pippo Baudo

© AP Photo /
Opinioni
URL abbreviato
Di
784
Seguici su

Forse si tratta della prima volta nella storia repubblicana in cui la maggioranza trovata tra i partiti in Parlamento è, secondo tutti i sondaggi, sicura minoranza nel Paese.

Ciò che fa specie è che quegli stessi partiti che ora hanno deciso di governare insieme avevano raccolto i consensi dei propri elettori non tanto con loro particolari proposte bensì proprio offrendosi come totale alternativa a quegli stessi che oggi hanno deciso di sposare. Effettivamente, la nostra Costituzione, come nella maggior parte dei Parlamenti democratici, prevede che il Parlamentare eserciti il proprio ruolo “senza vincolo di mandato” e cioè che, dopo l’elezione, possa votare e decidere secondo quanto le circostanze del momento suggeriscono alla sua coscienza. Naturalmente, si suppone che lo faccia sempre nell’interesse della nazione, ma l’elettore che lo ha votato può giudicarlo nel bene e nel male soltanto momento di nuove elezioni. Una ancor maggiore stranezza è che uno di questi partiti, i Cinque Stelle, aveva criticato, chiedendone l’abolizione, proprio quella “libertà di coscienza” cui si appella ora, avendo in precedenza sostenuto che il mandato ricevuto al momento del voto dovesse essere totalmente vincolante per il futuro comportamento parlamentare.

La democrazia

Sulla democrazia si possono dire e sono state scritte molte cose. Proudhon sosteneva che il suffragio universale “è controrivoluzionario”. Lo stesso Churchill, frutto di un sistema sicuramente democratico, si trovò a dire:

“Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio”.

Rousseau sostenne che la democrazia rappresentativa è limitativa della libertà dei cittadini i quali, subito dopo aver votato, sono spossessati della loro sovranità. Tuttora, molti potenziali elettori rinunciano a farlo perché “il mio voto (il voto di un singolo) non conta niente” “dopo, intanto, fanno quello che vogliono. Per compensare parzialmente le barriere poste dalla rappresentatività è previsto che su certi temi i cittadini siano chiamati a esprimersi attraverso referendum ma, anche in questi casi, le limitazioni sono molte.

Si va dalle materie che possono diventarne oggetto (in Italia, ad esempio, sono escluse le questioni fiscali e quelle riguardanti trattati e impegni internazionali) al numero di firme necessarie per richiederne l’indizione, senza contare che (sempre in Italia) si tratta sempre e soltanto di referendum abrogativi di leggi già esistenti.

Internet e i Cinque Stelle

Immaginare, comunque, che la soluzione verso una maggiore partecipazione e coinvolgimento di tutti i cittadini stia nella tecnologia informatica è però molto illusorio.

I Cinque Stelle al loro nascere immaginarono che la diffusione di internet avrebbe consentito il superamento della democrazia rappresentativa poiché ogni cittadino desideroso di farlo sarebbe potuto intervenire nel processo decisionale in tempo reale e collettivamente. Fu anche ipotizzato che la forma partito potesse essere superata e altrettanto doveva esserlo la politica come professione. Perfino la divisione tra eletti ed elettori sarebbe sparita e con essa ogni gerarchia: “Uno vale uno”. Nel Parlamento e in tutti gli organi elettivi, i mandati sarebbero stati al massimo due e in breve tempo le Assemblee sarebbero potute essere abolite per lasciare spazio a consultazioni continue via web. Anche al Governo, come per tutte le altre cariche pubbliche, ci si sarebbe dati il cambio con un continuo avvicendamento di ruoli e incarichi.

Sarebbe impietoso scendere nel dettaglio di quante affermazioni lanciate all’inizio del percorso politico dei “grillini” siano state dimenticate (o addirittura rinnegate) e colpisce che sia stato perfino creato il ruolo di “capo politico”. Non più, quindi, “uno vale uno” ma qualcuno “vale due”.

Contrariamente alla fluidità supposta essere una caratteristica del “Movimento” si è anche deciso di “organizzarlo” creando qualche organo (di nuovo una gerarchia?) che garantisca “condivisione” nelle scelte da prendersi. E il web? E la piattaforma Rousseau?

La piattaforma Rousseau

Beh, quest’ultima sembra (per ora) ancora viva e vegeta e recentemente è stata attivata per consultare gli iscritti in merito all’accordo con il PD. Ci perdoneranno però gli aficionados se ci permettiamo qualche considerazione:

  1. Il controllo dei dati in arrivo e soprattutto i risultati comunicati sono nelle mani di un’azienda privata che è anche supposta essere (stata?) la vera guida e “garante” del “Movimento”.
  2. Ogni sondaggista sa che il come è formulata la domanda influisce sul tipo di risposta e ciò vale per ogni tipo di ricerca. A maggior ragione, il meccanismo funziona su una consultazione privata la cui formulazione è tutta nelle mani degli stessi che raccoglieranno e faranno uso dei voti ottenuti.
  3. Considerata l’umoralità del cittadino medio, assume un’enorme importanza il momento in cui il quesito è sottoposto. Se si pone, ad esempio, una domanda sull’introduzione della pena di morte subito dopo che i media hanno riferito di uno stupro verso minori, la risposta sarà percentualmente molto diversa dalla stessa domanda posta in qualunque altro momento. Perché il quesito posto ai militanti Cinque Stelle in merito a un possibile accordo con il PD è stato sottoposto loro dopo che l’accordo era già stato raggiunto dagli alti vertici dei due partiti e non prima di iniziare i colloqui tra i due? Perché soltanto dopo che il Presidente della Repubblica aveva assegnato l’incarico a Giuseppe Conte e non prima? La domanda diventa essenziale se si considera che fino a poche ore prima di iniziare i colloqui, gli esponenti dei due raggruppamenti avevano continuato ad attaccarsi l’un l’altro usando perfino insulti da codice penale. E’ molto probabile che se la domanda fosse stata sottoposta ai militanti subito dopo l’abbandono della maggioranza da parte della Lega, un numero importante avrebbe preferito le elezioni subito. Di chi è stata dunque la vera decisione: dei militanti o della “casta” pentastellata?
La politica è facile?

Come mi è già capitato di rilevare in precedenti articoli, la politica richiede compromessi e il fatto di cambiare idea diventa, a volte, una necessità dettata da nuove circostanze o da variabili impreviste. Eppure tutto ciò deve avere dei confini, pena la totale perdita di credibilità di chi ricopre cariche pubbliche.

Purtroppo, molti ingenui sono cascati nell’illusione propagandata dai Cinque Stelle che la politica fosse soltanto una questione di onestà individuale e di una “casta” che aveva occupato il potere sulle teste dei cittadini. Han creduto, gli illusi, che governare un Paese fosse cosa semplice, alla portata di chiunque e che i nuovi arrivati pentastellati avrebbero saputo cambiare tutto portando la “democrazia diretta” (e quindi “il potere”) nelle case di ciascuno. Credere, guardando la politica dal di fuori, che bastino la buona volontà e un minimo di buon senso per governare è come pensare che ogni spettatore di una partita di calcio potrebbe diventare allenatore della nazionale facendo perfino meglio di quello in carica.

Al contrario, la realtà della politica è molto più complicata perché, bene o male, i calciatori di una squadra possono essere sostituiti o ceduti se non rientrano nei programmi di quell’allenatore mentre i cittadini sono quelli che sono, portatori, ciascuno di loro, di esigenze, interessi e aspettative sempre diverse e spesso conflittuali tra loro.

Chi ha provato ad amministrare un semplice condominio si sarà reso conto di come sia complicato ottenere il consenso di tutti i condomini su ogni scelta e di come su chi amministra ricadano perfino i litigi tra vicini, spesso per futili motivi. Ebbene, governare significa moltiplicare per un miliardo di volte quelle difficoltà perché le variabili implicite, nazionali e internazionali, sono sempre infinite.

Non c’è garanzia che i politici di professione siano sempre affidabili, capaci e onesti, ma pensare che le decisioni di uno Stato possano essere affidate a pochi internauti fanatici o a dilettanti senza esperienza sarebbe come volersi affidare a uno studente del primo anno per farsi fare un’operazione chirurgica al cuore.

La democrazia rappresentativa è sicuramente imperfetta eppure, come disse lo stesso Churchill, “è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate sinora”.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik