Widgets Magazine
22:07 20 Settembre 2019
Bandiera ucraina

Ucraina, le illusioni perdute

© AP Photo / Evgeniy Maloletka
Opinioni
URL abbreviato
Di
6354
Seguici su

Dietro lo scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev il primo passo verso una trattativa per mettere fine al conflitto. Ma anche la frustrazione di un'Ucraina che ha capito di esser stata usata da Europa e Stati Uniti.

Non è ancora la pace, ma è un primo passo per raggiungerla. Lo scambio di 70 prigionieri – 35 russi e 35 ucraini – arrivato a compimento sabato dopo una serie di colloqui tra il Cremlino e il presidente ucraino Vladimir Zelensky è il segnale di un possibile, imminente negoziato per mettere fine ad una guerra del Donbass costata oltre 14mila vite in cinque anni. Che i rapporti tra Mosca e Kiev fossero in rapida evoluzione lo si era già intuito a metà agosto quando Vladimir Putin era volato in Francia per incontrare Emmanuel Macron. La visita ufficialmente era legata all’imminente G7 di Biarritz e alla riammissione di Mosca al vertice a partire dal 2020.

Quel che più stava a cuore all’ospite francese era, però, sondare l’eventuale disponibilità di Putin ad accettare gli inviti al dialogo rivoltigli dal presidente ucraino nelle precedenti settimane. E Putin pur condizionando la trattativa a precisi accordi si era ben guardato dal tirarsi indietro.

Anche perché, come il presidente russo sa bene, il dietro front ucraino rappresenta lo specchio del fallimento europeo e delle false speranze vendute all’Ucraina nel 2014. Un’Ucraina che in questi anni ha dovuto far i conti non solo con la rivolta del Donbass, ma anche con la fine delle illusioni alimentate da un’Unione Europea pronta, nel 2014, a far balenare il miraggio di una pronta integrazione nell’economia di Bruxelles seguita dalla rinascita economica, dalla lotta alla corruzione e dalla fine dei privilegi degli oligarchi. Invece nessuna di quelle promesse è stata rispettata. Al contrario i cinque anni di presidenza di Petr Poroshenko hanno contribuito a far capire come l’accordo di associazione sventolato da Bruxelles nel 2014 per indurre Kiev a rompere con Mosca fosse soltanto uno specchietto per le allodole. Uno specchietto che nascondeva i piani dell’amministrazione Obama per allontanare Kiev da Mosca, bloccare l’accesso della Russia al Mar Nero facendo saltare gli accordi per l’utilizzo dei porti della Crimea e arrivare all’integrazione dell’Ucraina nella Nato.

Il ritorno della Crimea sotto la bandiera russa e la rivolta del Donbass hanno di fatto neutralizzato i piani di un’America che dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha perso interesse per la partita ucraina. Di conseguenza anche l’Unione Europea non si è più sentita in dovere di rispettare il pesante e costoso ruolo di tutore di Kiev. Le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire.

La caduta a picco delle esportazioni verso la Russia non è stata compensata da nuovi significativi accordi commerciali con l’Unione europea. Il risultato è stato un pesante deficit commerciale che ha raggiunto e superato i nove miliardi di dollari alla fine del 2018. E questo mentre gli stipendi della popolazione restano i più bassi d’Europa e la corruzione continua a imperversare. La decisione presa a fine giugno dal Consiglio d’Europa di reintegrare la delegazione russa sospesa in base alle sanzioni decise dopo l’annessione della Crimea ha ulteriormente inasprito la frustrazione di Kiev.

Tutti questi elementi di malcontento erano già stati compresi dal comico Zelensky che non a caso aveva impostato la sua campagna elettorale sulla necessità di riaprire i negoziati con Mosca. Prima di dar credito al presidente ucraino Putin doveva però capire le intenzioni di Francia e Germania. In base al cosiddetto “formato Normandia” Parigi e Berlino hanno infatti il compito di concordare con Mosca e Kiev l’applicazione di quegli accordi di Minsk del 2014 che rappresentano, ancora oggi, la piattaforma negoziale per soluzione del conflitto del Donbass.

L’ambizione di Emmanuel Macron, deciso a sfruttare la trattativa sul Donbass per rilanciare il proprio status internazionale e imporsi come unico mediatore approfittando del crepuscolo politico di Angela Merkel ha fatto capire a Vladimir Putin che valeva la pena tentare. Ora resta solo da capire se, questa volta, anche l’ex comico Zelensky fa sul serio.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
USA, Francia, Ucraina, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik