05:48 22 Novembre 2019

Il significato geopolitico della composizione e dei primi atti del nuovo governo italiano

© Foto : foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica
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Confermando la correttezza delle previsioni formulate su queste colonne, il nuovo Governo italiano ha finalmente visto la luce.

Lo compongono non soltanto il Partito Democratico ed il Movimento Cinque Stelle, ma anche i cosiddetti Liberi e Uguali: una formazione in cui sono confluite personalità uscite in passato dallo stesso Pd o espressione di gruppi radicali preesistenti che hanno ritenuto opportuno federarsi per meglio sopravvivere sulla scena politica.

La precarietà dei numeri nel ramo alto del Parlamento italiano sta consigliando di ridurre al minimo la presenza di senatori all’interno della compagine ministeriale, ma come assicurazione ulteriore si sta anche cercando di tenere aperto il dialogo con Forza Italia, in modo non diverso da quanto la precedente maggioranza fece lo scorso anno con i Fratelli d’Italia. In cambio di qualche loro benevola astensione al Senato, questi ottennero posizioni di rilievo negli uffici apicali delle Assemblee parlamentari.

Per i forzisti, invece, si ipotizza ora l’importante Presidenza del Copasir, il comitato che in Italia sorveglia l’operato dei servizi d’informazione e di fatto condivide con il Governo la responsabilità delle decisioni più spinose in materia di sicurezza dietro lo schermo della segretezza dei suoi lavori.

L’incarico spetta in ogni caso ad un membro dell’opposizione, ma è una tentazione talvolta irresistibile per la maggioranza cercare di premiare la parte avversa ritenuta più malleabile. La Lega avrebbe manifestato delle ambizioni, ma la strada per concretizzarle si profila più impervia che mai.

Suscita ovviamente molto interesse la questione concernente il posizionamento internazionale del Conte 2. Al riguardo, fin dalla prima seduta del nuovo Consiglio dei Ministri sono giunte indicazioni piuttosto significative.

Giovedì scorso, infatti, il Governo ha provveduto a far approvare l’esercizio del cosiddetto Golden Power nei confronti di una serie di operazioni intraprese da alcune società di telefonia con partner cinesi nel delicato settore del 5G.

Gli atti erano stati predisposti dall’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ma per motivi imprecisati, a dispetto di notevoli pressioni da parte americana, non avevano mai completato il loro iter.

Il segnale, molto forte, dato agli Stati Uniti sembra essere stato colto, come proverebbero tanto la telefonata successivamente intervenuta tra il premier Giuseppe Conte ed il presidente Trump quanto, sul fronte opposto, i rilievi insolitamente negativi riservati in una propria nota di commento dall’agenzia di stampa cinese Xinhua alla figura del nuovo Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, peraltro poi espunti.

Malgrado le evidenti rassicurazioni date a Washington, sarebbe tuttavia prematuro concludere che alcuni tratti recenti della politica estera italiana siano sul punto di essere completamente cancellati. Appena giunto alla Farnesina, Di Maio ha infatti emblematicamente fatto sapere di tenere molto allo sviluppo della partecipazione italiana alla Belt and Road Initiative.

Inoltre, ha nominato proprio capo di Gabinetto l’attuale ambasciatore del Bel Paese a Pechino, Ettore Sequi, probabilmente conosciuto proprio nel corso delle visite fatte dall’allora Vicepremier pentastellato alla Repubblica Popolare. Infine, terza mossa, Di Maio ha reso nota la propria intenzione di portare con apposita legge all’interno del Ministero degli Esteri l’intera divisione del Ministero dello Sviluppo Economico competente in materia di commercio internazionale.

Il nuovo Ministro degli Esteri non dovrebbe viaggiare moltissimo, anche per non perdere contatto con la realtà politica interna, ma si riserverebbe la gestione delle relazioni con la Cina. Corre inoltre voce che si affiderà molto al Sottosegretario uscente Manlio Di Stefano, considerato non ostile a Mosca, sempre naturalmente che venga confermato, come peraltro viene al momento dato per certo.

Possiamo quindi attenderci una politica piuttosto “multivettoriale” anche dal Governo che è appena entrato in carica, seppure con una diversa distribuzione del peso relativo attribuito ai rapporti con le maggiori potenze mondiali.

Influiranno senza dubbio sulla futura postura italiana anche le scelte delle cancellerie europee. L’attuale esecutivo, infatti, dovrebbe rivelarsi assai sensibile agli interessi francesi. Non è quindi escluso che i rapporti tra Roma, Washington, Mosca e Pechino finiscano con il riflettere le fluttuazioni cui Macron ci ha abituato negli ultimi anni.

In questa fase, l’apparente convergenza franco-americana, che riguarda anche le relazioni con la Russia, agevola il miglioramento del dialogo italo-statunitense e il mantenimento di quello con Mosca. Ma le cose possono cambiare in qualsiasi momento. Né il maggior realismo del nuovo esecutivo né la sua sensibilità agli orientamenti dell’Eliseo permettono di escludere scelte sorprendenti nei prossimi mesi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Italia, governo
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