16:25 15 Novembre 2019
De Niro nella fumeria d'oppio in C'era una volta in America di Sergio Leone

Peggio dell’eroina c’è solo il Fentanyl – la Guerra dell'Oppio oggi è a parti invertite

© Foto: Wikimedia (pubblico dominio)
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Se non fosse per i drammi umani che questa sostanza provoca verrebbe quasi da dire che ‘la vendetta è un piatto che va servito freddo’, oppure ‘chi la fa l’aspetti’. Perchè sì, adesso possiamo capire cos’ha dovuto subire la Cina con la guerra dell’Oppio un secolo e mezzo fa.

Certe volte la Storia si ripete ma a parti invertite. E allora forse puoi capire. Dal 1839 e il 1842, e poi dal 1856 al 1860, si combatterono quelle che vennero chiamate le Guerre dell’Oppio. Da una parte l’Impero Britannico, dall’altra l’Impero Cinese. Il primo aveva posto i suoi interessi militari e commerciali sotto il controllo della famosa Compagnia delle Indie Orientali la quale, partendo dall’India, aveva intrapreso una importante penetrazione commerciale in Cina. Cavallo di battaglia di quella grande galoppata alla conquista dell’immenso mercato cinese era una merce ‘speciale’ che i cinesi conoscevano già molto bene e della quale non riuscivano a fare a meno. L’oppio.

L'oppio è uno stupefacente ottenuto incidendo le capsule immature del papavero e raccogliendo il lattice che ne trasuda, il quale, una volta rappreso assume l’aspetto di una resina bruna dall’odore dolciastro che si consuma fumando.

La Cina conosceva bene l’oppio già dai tempi delle prime dinastie, quando da noi ancora non era nata la civiltà etrusca. Il consumo di oppio tuttavia esplose intorno al XVII secolo quando l’imperatore vietò l’uso del tabacco e i cinesi iniziarono a fumare puro quell’oppio che prima mescolavano al tabacco.

Forse ci volle un po’ a capire che quell’effetto sedativo, rilassante e quella leggera euforia fossero in realtà devastanti per i cinesi molto più del tabacco. O forse c’erano semplicemente altri interessi che per troppo lungo tempo spinsero verso l’oppio piuttosto che verso il tabacco.

Fatto sta che quando i cinesi si accorsero dell’effetto dipendenza e del degrado fisico che quella sostanza esercitava sulla popolazione era già troppo tardi. L’Impero provò ad imporre dei divieti e mano a mano inasprirli ma il mercato era tutto nelle mani della Compagnia delle indie che lo portava dall’India e i consumatori oramai già circa 10 milioni. Visto che i divieti rimanevano lettera morta e i traffici inarrestabili l’imperatore ordinò nel 1839 di distruggere le casse d’oppio scaricate dalle navi inglesi a Canton. Ecco come iniziò la prima guerra dell’oppio. La seconda seguì lo stesso schema – inglesi che portano il veleno in nome del libero scambio, i cinesi che provano a fermare il traffico in nome dell’interesse nazionale.

Entrambe le guerre furono vinte dagli occidentali grazie alle loro capacità tecniche e belliche rispetto all’allora arretrata civiltà cinese.

Uscito sconfitto da entrambi i conflitti l'Impero cinese fu costretto a tollerare il commercio dell'oppio e a firmare i trattati di Nanchino e di Tientsin, che prevedevano l'apertura di nuovi porti al commercio e la cessione dell'isola di Hong Kong al Regno Unito. Quella stessa Hong Kong che ancora oggi è soggetta a contese, pur se (almeno formalmente di altro tipo) tra occidente e Cina.

Ecco, un secolo e mezzo dopo trovi questa su Twitter:

È il Presidente degli Stati Uniti, eredi diretti di quello stesso Impero Britannico di allora, che si lamenta perché non si riesce a fermare il flusso di Fentanyl in occidente. Il Fentanyl, guarda caso un oppioide. Questa volta però sintetico e potente 100 volte più della morfina. Negli Stati Uniti ha ucciso già più di 67mila persone secondo i dati ufficiali tra il 2013 e il 2017. Ora pare stia arrivando anche in Europa e c’è chi giura anche in Italia.

Alle accuse di esserne il più grande produttore e di spedirla addirittura per posta, la Cina ha risposto ufficialmente in questo modo: “Non ci prenderemo la colpa dei problemi di abuso di Fentanyl negli Stati Uniti”.

E la cosa interessante è che proprio questa stessa frase ricorda qualcosa di già sentito un secolo e mezzo fa.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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