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22:08 20 Settembre 2019
La fila per gli aiuti umanitari

A Idlib Mosca costruisce la nuova Siria

© Foto : Gian Micalessin
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Viaggio a Khan Sheikoun, la roccaforte di Al Qaida ripresa dall’esercito siriano con l’appoggio di Mosca. Ma per il Cremlino l’offensiva di Idlib coincide con l’inizio di una nuova strategia politico militare che punta a mettere da parte l’Iran e la Turchia e dar vita al nuovo assetto istituzionale della Siria.

Carcasse di carri armati, blindati rovesciati, case sbriciolate dalle bombe, camion carichi di militari e civili che arrancano tra le rovine. La strada, disegnata tra macerie, trincee e campi di battaglia corre da ovest a est. Lungo il suo asse si è snodata l’offensiva che ha portato l’esercito di Damasco e i suoi alleati russi dentro Khan Sheikoun.

Qui, fino a qualche giorno fa, comandava Tahrir Al Sham, la costola siriana di Al Qaida, meglio conosciuta con il vecchio nome di Jabhat Al Nusra. Ora qui sventolano decine di bandiere siriane. Ma la vita stenta a tornare.

Nella città di Khan Sheikun
© Foto : Gian Micalessin
Nella città di Khan Sheikun

Khan Sheikun più che una città liberata è una città fantasma. In verità nel centro della città non si è combattuto molto. Per capirlo basta confrontare i condomini del versante ovest e nord ovest, ridotti a misere gruviere annerite, con i palazzi abbandonati, ma praticamente intatti, del centro. Segno che i ribelli vista la mala parata hanno preferito ritirarsi tre chilometri più a nord portandosi dietro le famiglie di militanti e simpatizzanti.

“In verità Khan Sheikun era semivuota dal 2014 - spiega il vice governatore Mohammed Fadhi Sadoun, da poco rientrato in città – non appena cadde sotto il controllo di Al Qaida gran parte degli abitanti si rifugiarono nelle città e nei villaggi vicini sotto il controllo del governo. In questi cinque anni le poche famiglie senza legami con i ribelli ne hanno subite di tutti i colori. Hanno dovuto cedere case e proprietà a Tahrir Al Shan che, non contenta, ha fatto imprigionare e talvolta uccidere molti dei loro uomini. Tutti quelli che vedete oggi sono ex abitanti ritornati per verificare quanto resta delle loro case”.

Bambini con l’immagine di Bashar Assad
© Foto : Gian Micalessin
Bambini con l’immagine di Bashar Assad

In effetti qualche centinaio di ex abitanti si è radunato davanti alla principale moschea della città. Qui donne, uomini e bambini esibiscono cartelli con l’immagine di Bashar Assad mentre altri si affollano attorno ad un camion militare con le bandiere russe dove i soldati di Mosca distribuiscono sacchi di riso e razioni di cibo.

A guidare e dirigere le operazioni di sostegno umanitario ci pensa il generale Rafail Moughinov, 54enne comandante della task force per gli aiuti ai civili della provincia di Idlib. Arrivato all’indomani dalla ritirata di Tahrir Al Sham il generale si sta occupando della ricostruzione della scuola, dell’emergenza sanitaria e della distribuzione di pacchi di viveri con il simbolo della repubblica russa.

Un uomo tiene un pacco di viveri con il simbolo della repubblica russa (la scritta significa La Russia sta con voi)
© Foto : Gian Micalessin
Un uomo tiene un pacco di viveri con il simbolo della repubblica russa (la scritta significa "La Russia sta con voi")

“Il nostro obiettivo - spiega - non è più combattere, ma ricostruire e garantire la pace. Siamo intervenuti quando nessuno muoveva un dito per fermare l'Isis e gli altri terroristi, ora vogliamo che il paese risorga dalle proprie ceneri”.

Tutt'attorno decine di civili inneggiano a Bashar Assad, Vladimir Putin e all'aiuto russo.

“Mio figlio aveva solo 24 anni e i ribelli me l'hanno ammazzato. Ma Bashar Assad da solo non poteva proteggerci. Senza i russi ci avrebbero uccisi tutti. Per questo la Russia - spiega Ruba Hazlim, un'anziana sunnita con il capo velato – è la nostra seconda madre”.

Ma il ruolo di Mosca non si limita all’aiuto umanitario. La riconquista di Khan Sheikoun è solo la prima tappa di un’articolata strategia politico militare che punta - dopo la riconquista militare di Idlib - al riassetto politico, economico e istituzionale della Siria.

Per riuscirci il Cremlino punta a ridefinire i rapporti con due alleati “apparenti” come Turchia e Iran imponendo loro il proprio programma. E poco importa che Vladimir Putin abbia appena accolto a Mosca il presidente turco Recep Tayyp Erdogan accettando la sua richiesta di un cessate il fuoco nella zona di Idlib giudicato da alcuni un inutile regalo ai ribelli.

“I turchi fanno il doppio gioco e Mosca, lo scorso anno, c’è cascata fidandosi di un Erdogan che prometteva di disarmare Tahrir Al Sham e le altre fazioni" - spiega il vice governatore Mohammed Fadhi Sadoun. “In verità non aveva nessuna intenzione di restituirci Idlib, nè tantomeno di portarsi in Turchia migliaia di militanti alqaidisti - continua Sadoun - ora però Mosca ha capito e si prepara a restituirci i nostri territori”.

Per riuscirci la Russia ha dovuto riaddestrare i vertici dell’esercito siriano, garantirsi il controllo delle sue unità combattenti e rinunciare ad affidarsi esclusivamente al generale Suheil Al Hassan, il leggendario comandante di quelle forze d’elite siriane, conosciute con il nome di Tigri, protagoniste delle principali offensive degli ultimi anni.

L’obbiettivo finale di Mosca è infatti estromettere quegli alleati iraniani e quelle milizie sciite che oltre a reclamare un ruolo nei futuri assetti politici rischiano d’innescare i micidiali raid militare di Israele. Ma per estromettere iraniani e milizie sciite i servizi di Mosca hanno dovuto ingaggiare una guerra sotterranea con Maher Assad, il fratello minore del presidente, comandante in capo di una Quarta Divisione diventata la vera quinta colonna di Teheran in Siria.

Per riuscirci Mosca ha convinto Bashar Assad a inquisire i più stretti collaboratori dell’ingombrante fratellino tra cui il generale Ghassan Bilal, braccio destro di Maher in campo militare, e il socio occulto Naeem al-Jarah vera testa di legno per il controllo di vari settori economici. Mentre metteva fuori gioco Maher Mosca ha anche riorganizzato i vertici dei servizi di sicurezza e riaddestrato 650 alti ufficiali siriani. Grazie a queste mosse Mosca ora controlla circa 140mila soldati siriani ovvero quasi totalità del personale combattente.

Ma se la riconquista di Idlib prevede tempi brevi più lunga e complessa s’annuncia la ricostruzione economica e la ristrutturazione politica del paese. Nei piani del Cremlino il futuro del paese dipende, infatti, dalla capacità di avviare un programma di riconciliazione nazionale che preveda non solo un maggiore pluralismo e un ruolo per l’opposizione politica, ma anche tempi e modi della successione a Bashar Assad.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Russia, Idlib, Aiuti alla Siria, crisi in Siria, Siria
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