16:30 15 Novembre 2019
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Dopo i troll russi ora in arrivo i troll cinesi – parola di 'Miniver'

CC BY 2.0 / Pawel Maryanov / Troll matryoshka © AP Photo /
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I giganti dei social media occidentali Twitter e Facebook accusano la Cina di condurre una “campagna di disinformazione attraverso account falsi e coordinati al fine di minare la legittimità delle proteste di Hong Kong”. Le rimozioni degli account e pagine sospette sono già in atto. Ma è una strategia che ricorda qualcosa di già visto.

Twitter ha affermato di aver rimosso fino a 900 account e Facebook di aver fatto altrettanto con diversi gruppi e pagine. Twitter ha anche appena annunciato che non accetterà più le pubblicità da quelli che ritiene “media statali” o influenzati da entità governative dimenticando per altro che tra i supervisori dal social stesso arruolati per la selezione e la censura ci sono ONG, esse stesse finanziate dal Governo. In questo caso però Governo degli Stati Uniti.

La risposta in tandem di entrambe le società di social media nel creare improvvisamente una narrazione sulla disinformazione provocata dai cinesi è quantomeno “sospetta”, afferma Tom Fowdy, analista britannico di relazioni politiche e internazionali che scrive sulle più importanti testate che si occupano di geopolitica orientale (CGTN, AsiaTimes).

“D'altra parte, non è sorprendente. Queste piattaforme sono strumenti favorevoli per il dibattito e la discussione ma alla fine vengono costrette da governi (Stati Uniti) ad aderire alle linee di politica estera occidentali oppure a dover affrontare vere e proprie accuse di tradimento”.

L’analista continua poi a spiegare nel suo editoriale apparso oggi su CGTN, come proprio il sistema politico americano, che ha esposto la narrativa della "collusione Trump-Russia", in realtà sia stato il primo ad aver investito un enorme capitale politico nell’arma dei social media per mettere a tacere le opinioni dissenzienti e preservare il monopolio mediatico occidentale.

Parlare di “campagne di disinformazione indotte dallo Stato” è una nuova formulazione introdotta nel 2016 quando si è voluto rappresentare nell’immaginario collettivo un attore ostile produttore di ‘propaganda’ a favore di un determinato Paese (in quel caso la Russia). L’idea di migliaia di account falsi capaci di modificare l’opinione pubblica per giustificare un dissenso ‘inconcepibile’ contro quella che sarebbe dovuta essere la verità assoluta occidentale. Si era poi passati a segnalare la minaccia ai "valori democratici liberali", creando nuovamente una distinzione altamente binaria di "verità contro falsità" indentificandola nella distinzione tra Occidente e il non-Occidente.

“Mentre i paesi occidentali non possono ricorrere alla censura diretta, ciò che possono fare è esercitare pressioni sui social media per agire contro le contro-narrative dipingendole come minaccia e bollare le opinioni contrarie come "inautentiche" e quindi escludendole dalla partecipazione”.

Questo tipo di approccio si era rivelato efficace per tutta la narrativa Trump-Russia con la questione dei troll e le fantomatiche interferenze, le quali avevano prodotto però interferenze, quelle sì vere: le interferenze degli organi governativi statunitensi sui social per costringerli a censurare le opinioni apertamente critiche. Esagerando quindi una ‘minaccia ai valori liberali’ queste compagnie sono state costrette ad adeguarsi alle richieste per non finire accusate di minare gli Stati Uniti e, con questi, per estensione ed assioma, minare libertà e democrazia in generale.

Questo approccio, ecco il punto cruciale del discorso dell’analista, come ieri veniva applicato alla Russia ora viene rivolta alla Cina in occasione degli eventi di Hong Kong con entrambi i social costretti alla censura di account, pagine e inserzioni per paura di poter essere accusati di favorire le interferenze dove per interferenze, in realtà, non si intende altro che il dissenso rispetto alle linee guida di politica estera occidentali.

A questa analisi, di chi oggi osservando le relazioni Occidente-Cina nota qualcosa che noi avevamo già visto osservando le relazoni Occidente-Russia, potremmo aggiungere che questa visione del mondo, in cui il dissenso rispetto alla linea guida occidentale viene definito inconcepibile e bollato come null'altro che 'propaganda' pilotata, non può che avere in sé anche una componente ideologica. Il nostro sistema, il nostro tipo di democrazia, viene considerato di per sé superiore per cui chiunque lo voglia contestare in favore di sistemi 'altri', (cioè implicitamente ritenuti 'inferiori'), non può che essere un agente pilotato, un troll, un fake. Ecco quindi che il dissenso può essere soppresso per 'giusta causa' e la censura null'altro che una semplice difesa dei valori superiori che il nostro sistema propone rispetto alle barbarie altrui. Al contrario, sempre 'per giusta causa ideologica', le interferenze che provengono dai nostri centri di potere autocertificatisi come 'democratici' sono assolutamente giustificate.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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