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22:10 20 Settembre 2019
Donald Trump e Emmanuel Macron

Senza la Russia il G7 è inutile

© Sputnik . Irina Kalashnikova
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G7 a Biarritz (17)
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Alla vigilia del summit dei sette grandi della terra a Biarritz Emmanuel Macron e Donald Trump si dicono convinti della necessità di riammettere la Russia e tornare alla formula del G8

“Un G7 senza la Russia? Semplicemente non esiste”. A dirlo, senza troppi peli sulla lingua, è il presidente russo Vladimir Putin. I primi a pensarlo sono, però, Donald Trump ed Emmanuele Macron. Pensieri assai  imbarazzanti anche perché vengono allo scoperto a pochi giorni dal G7 a guida francese che si apre sabato nell’elegante ed esclusiva cornice di Biarritz. Con tutta probabilità quello organizzato nella storica località balneare atlantica sarà l’ultimo vertice senza una Russia che nel 2014 venne esclusa dall’allora G8  dopo la  crisi Ucraina e l’annessione della Crimea.

L’invito di Macron

Il primo a far capire esplicitamente quanto inutile sia un G7  privo della partecipazione russa è stato proprio Macron  che lunedì  ha invitato il presidente  russo a fargli visita nella sua residenza estiva di Fort de Bregancon nel sud della Francia. Proprio durante la conferenza stampa svoltasi al termine dell’incontro Putin ha liquidato con la secca battuta l’attuale formato del G7. Il presidente russo era, del resto, ben consapevole di non poter venir smentito dal suo ospite.

“La Russia - aveva spiegato poco prima il presidente francese - è profondamente europea… e noi crediamo ad un Europa che va da Lisbona a Vladivostok”.

L'incontro tra Putin e Macron in Francia
© AFP 2019 / ALEXEI DRUZHININ
L'incontro tra Putin e Macron in Francia

La paura di Boris Johnson

Parole che fanno capire come il ritorno di Mosca al tavolo dei grandi sia considerato essenziale da un Eliseo preoccupato per  l’arrivo a Biarritz di un Boris Johnson pronto a fare a pezzi l’Europa sbattendo sul tavolo, con l’appoggio di Trump,  una Brexit senza regole.  Parole  destinate  comunque  a non  turbare neppure l’attuale presidente di un’America che nel 2014 pretese con Barack Obama l’esclusione di Mosca.  Anche perché, al contrario del suo predecessore, il presidente americano è forse il più convinto assertore della necessità di riammettere Vladimir Putin al tavolo dei grandi.  “Credo che il presidente  Obama abbia deciso  di  non avere più la Russia tra i piedi perché Putin continuava a metterlo nel sacco… per questo ha deciso di escluderla” - ha detto Trump. Ed ha confermato la sua propensione a tornare alla formula  del G8 a partire dal summit del 2020  che si terrà negli  Stati Uniti.

Trump vuole Putin

“Penso – ha detto Trump durante l’incontro di martedì alla Casa Bianca con il presidente della Romania Klaus Iohannis – che sia assai appropriato riammettere  la Russia... se qualcuno avanzasse la mozione sarei disponibile a rifletterci favorevolmente”.

Convinzione riaffermata, come rivelano fonti della Casa Bianca, durante una conversazione telefonica con il presidente francese dedicata proprio a quell’argomento. Ma perché Trump e Macron vogliono il ritorno della Russia? Semplicemente perché comprendono che la sua assenza rende irrilevante  qualsiasi presunta riunione dei cosiddetti “grandi” della terra. E rende impossibile la risoluzione dei problemi che li dividono e li contrappongono. A partire  proprio da quel conflitto  del Donbass  costato 14mila morti che ora il nuovo  il nuovo presidente  ucraino Volodymyr Zelenskiy  vorrebbe  traghettare verso  conclusioni negoziate. Una proposta  appoggiata con estrema convinzione da un Macron  convinto di poter passare alla storia  come il negoziatore  cruciale per la risoluzione del conflitto. Ma l’ipotesi di negoziato difficilmente potrà venir discussa concretamente nell’ambito di un  G7 di Biarritz  dove manca un interlocutore cruciale come  Mosca. Ed allora ecco il primo reale motivo dell’invito a Fort de Bregancon di Vladimir Putin.

© Sputnik . Sergey Guneev
Putin e Macron durante la conferenza stampa in occasione dell'incontro bilaterale del 19 agosto
Le crisi irrisolte

Ma l’Ucraina non è il solo problema irrisolvibile senza la  presenza della Russia. La  crisi mediorientale in tutte le sue declinazioni,  a partire  da quell’Iran che Trump vuole mettere alle corde e con cui Francia ed europei  preferiscono dialogare, non può venir né mitigata, né risolta senza la presenza al tavolo dei grandi di una Russia capace di proporre visioni e accordi alternativi. Ed anche lo spettro di una recessione tedesca capace  di affondare l’Europa non può, nella visione  di  Macron,  prescindere da maggiori aperture all’economia e ai commerci con una Russia bloccata dalle sanzioni. Per Donald Trump il confronto con Vladimir Putin nell’ambito di un rinnovato “G8” diventa invece fondamentale nella prospettiva di uno scontro sempre più duro con il gigante cinese. Un gigante che un’eventuale alleanza a tutto campo con la Russia renderebbe praticamente invincibile. Del resto anche le altre crisi  degli ultimi anni, a partire da quella siriana per finire a quella del Venezuela,  si sono dimostrate irrisolvibili senza il coinvolgimento della  Russia di Vladimir Putin. Dunque Macron e Trump sono d’accordo. Biarritz, alla fine, sarà solo l’epilogo di un gioco a sette che non serve a nessuno. E i giochi veri riprenderanno nel 2020. Su un tavolo ad otto ospitato e preteso da quella  stessa America che cinque anni fa impose l’esclusione di Mosca.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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