09:43 21 Novembre 2019
Camera dei deputati

Ormai possibile in Italia un diverso governo politico

CC BY 2.0 / Simone Ramella / Palazzo Montecitorio
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In favore della formazione di una maggioranza alternativa di colore giallo-rosso si sono infatti pronunciati rapidamente diversi esponenti di spicco pentastellati e democratici.

Quando, al termine di oltre quattro anni di sanguinosissima guerra, nel novembre del 1918 lo Stato maggiore germanico prospettò al Kaiser Guglielmo la necessità della resa tedesca, si narra che questi rispose stupito osservando come il conflitto si stesse concludendo in modo ben diverso dalle sue aspettative. L’andamento della crisi politica italiana di questo mese d’agosto potrebbe sfociare in un epilogo non meno inatteso.

Come è stato osservato in un precedente commento pubblicato su queste colonne, è possibile che la contrapposizione tra Pd e Cinque Stelle sulla Tav Torino-Lione abbia convinto Salvini dell’improbabilità di una convergenza antileghista tra queste due forze politiche. I fatti, tuttavia, sembrano al momento dargli torto.

In favore della formazione di una maggioranza alternativa di colore giallo-rosso si sono infatti pronunciati rapidamente diversi esponenti di spicco pentastellati e democratici. Si è mosso soprattutto Matteo Renzi, che ancora esercita una forte influenza sui gruppi parlamentari del Pd, mentre dal lato Cinque Stelle si è fatto sentire Beppe Grillo, che era da tempo in disparte.

I principali attori finiti in ombra negli ultimi 13 mesi hanno approfittato dell’occasione inattesa per rientrare in gioco. Se ne è accorto anche lo stesso Segretario leghista che, dopo aver fatto depositare una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha più volte fatto capire di essere disposto a riannodare le fila del dialogo.

Le frequenti allusioni al suo cellulare sempre aperto hanno finito con l’indurre la sensazione che Salvini sia alla ricerca di una via d’uscita dalla situazione delicata creata dalla sua iniziativa di rottura. Hanno preso a circolare persino voci relative ad una sua proposta che contemplerebbe la sostituzione del Premier Conte con l’attuale capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, che in effetti avrebbe molto da perdere qualora i pentastellati accettassero di dar vita ad una nuova maggioranza insieme al Pd e a Liberi e Uguali.

Quest’aggregazione di forze ha peraltro già ricevuto il suo battesimo del fuoco il 12 agosto scorso, in occasione di un voto al Senato che concerneva la calendarizzazione della discussione della mozione di sfiducia presentata dalla Lega contro il Capo del Governo.

Giuseppe Conte al vertice Ue a Bruxelles
© Sputnik . Alexey Vitvitsky
Giuseppe Conte al vertice Ue a Bruxelles

La proposta leghista di farla svolgere il 14 è stata infatti respinta proprio dal neonato asse demo-pentastellato, mentre veniva invece accolta la richiesta alternativa di convocare l’assemblea di Palazzo Madama il 20, per ascoltare quanto nella circostanza avrà da dire Giuseppe Conte, senza prevedere successivamente un voto su alcuno strumento di indirizzo.

L’indebolimento di Salvini è stato ulteriormente enfatizzato dalla rapidità con la quale il Vicepremier ha offerto ai Cinque Stelle il consenso della Lega all’approvazione definitiva della legge costituzionale che dovrebbe sensibilmente ridurre il numero dei parlamentari italiani, pur vincolandolo alla condizione di andare alle urne immediatamente, con il sistema attualmente vigente. Colpisce molto anche la disinvoltura di questo passaggio, intervenuto dopo diversi giorni in cui la comunicazione leghista aveva cercato di dipingere la riforma voluta dai pentastellati come un inutile pretesto per guadagnare tempo.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe comunque fatto informalmente conoscere le sue perplessità sulla praticabilità della proposta formulata da Salvini, assestandole un colpo probabilmente decisivo.

Nel frattempo, persino il segretario del Pd, Zingaretti ha aperto alla possibilità che si formi un nuovo esecutivo senza limiti temporali. Si è fatto inoltre sapere all’opinione pubblica che l’intesa con i Cinque Stelle troverebbe consenziente anche Romano Prodi.

Il possibile Governo giallo-rosso che si profila all’orizzonte godrebbe di forti appoggi in Europa, dove si stanno creando condizioni particolarmente propizie all’alleggerimento della pressione sull’Italia. Se la Lega verrà relegata all’opposizione, non vi sarà, si dice, la manovra lacrime e sangue tanto temuta dall’attuale maggioranza. Il futuro esecutivo potrebbe invece sterilizzare il previsto aumento dell’Iva senza dover cancellare il controverso provvedimento sul reddito di cittadinanza ottenuto dai Cinque Stelle. La Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen potrebbe inoltre porgere a Roma un ramoscello d’ulivo anche sul versante delle politiche migratorie, aprendo alla revisione del trattato di Dublino.

Per la Lega si tratterebbe di un esito disastroso, suscettibile di compromettere gran parte del gran lavoro fatto da Salvini sul territorio nazionale, battuto senza riposo da palmo a palmo persino in questi giorni convulsi.

Il possibile Governo giallo-rosso modificherebbe verosimilmente pure alcune linee guida della recente politica estera italiana, cancellandone la deriva antifrancese e probabilmente rilanciando la politica di apertura alla Cina, che non si estenderebbe però nella stessa misura alla Russia. Diminuirebbe, parallelamente, anche l’influenza politica residua di cui gli Stati Uniti dispongono nel Bel Paese.

Non è detto che gli eventi successivi al 20 agosto prenderanno proprio la piega che si è appena descritta. Ma molti indizi portano a ritenere questo lo sbocco più probabile della crisi. La combinazione degli interessi degli attori coinvolti punta in quella direzione molto più che in quella di elezioni anticipate sempre più lontane o di una riconciliazione che sarebbe pagata a carissimo prezzo da Salvini. Lo spazio per ulteriori sorprese si sta forse riducendo. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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