00:10 06 Dicembre 2019
Un elefante

Salvini da Terminator a elefante in cristalleria

© Sputnik . Vladimir Vyatkin
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Da quando ha evocato la fine dell’intesa con i 5 Stelle ha inanellato un’errore dopo l’altro. Prima ha legittimato l’alleanza M5S – Pd-Leu evocata da Renzi. Poi si è inimicato il Presidente Mattarella. Ed ora l’unico che lo può aiutare è un’ alleato improbabile come Zingaretti.

Fino a pochi giorni sembrava un implacabile “Terminator” capace di divorare gli alleati e crescere senza sosta. Da quando ha abbandonato al proprio destino i 5 Stelle Matteo Salvini sembra, invece, un elefante in cristalleria. Entrambe le mosse inanellate dopo aver evocato la crisi si sono rivelate clamorosi autogol. Il primo imperdonabile errore è stata la convocazione del Senato nel tentativo di anticipare il più possibile la formalizzazione della crisi pur sapendo che i voti di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia non gli sarebbero bastati a garantirsi una maggioranza. Una maggioranza raggiunta invece dall’inedita alleanza tra M5S, Pd e sinistra di Liberi ed Uguali che ha imposto a Salvini il rinvio al 20 agosto dello scontro parlamentare con il premier Giuseppe Conte e il ministro degli interni. Grazie a quel voto un’alleanza esistita fino a quel momento soltanto nei proclami di Matteo Renzi ha improvvisamente acquisito una parvenza di legittimità numerica.

Il regalo a Renzi

Se Salvini non avesse preteso, come gli consigliavano i più esperti fra i suoi alleati, un’inutile braccio di ferro numerico sulla cosiddetta “calendarizzazione” il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe potuto anche liquidare alla stregua di un impresentabile inciucio l’alleanza ipotizzata da Matteo Renzi. A quel punto il ritorno alle urne sarebbe stato inevitabile. Invece in virtù del voto sulla calendarizzazione voluto da Salvini il supremo arbitro istituzionale potrebbe sentirsi in dovere di verificare le proposte renziane.

Il secondo ed ancor più grave passo falso del Ministro degli Interni è stato però il tentativo di rimediare all’errore spiazzando Di Maio e compagnia. Accettando la proposta pentastellata di andare alle urne dopo un rapido taglio dei deputati l’elefante-Salvini è riuscito nell’impresa suicida di inimicarsi l’arbitro Mattarella.

Il Mattarella irritato

Per un Presidente della Repubblica abituato a muoversi con il passo felpato dei vecchi morotei democristiani e nel rispetto delle complesse regole difese quando era giudice costituzionale la proposta di Salvini equivale ad un tentativo di scardinare a colpi di grimaldello assetti e abitudini istituzionali.

Ora il problema è se Salvini abbia il tempo e la capacità di rimediare ai propri errori. Errori che contribuiscono tra l’altro a rafforzare le tesi di chi in Europa e in Italia lo considera inadeguato a guidare il paese. Certo se da una parte lui si muove con la goffaggine di un elefante imbizzarrito dall’altra non sembrano emergere dei nuovi Macchiavelli.

La lettera con cui Conte liquida come una fissazione di Salvini la lotta all’immigrazione irregolare e alle Ong sembra la dimostrazione di come il presunto “avvocato degli italiani” abbia assolutamente ignorato e frainteso le richieste e le priorità dei propri clienti. Ignoranza e fraintendimenti condivisi peraltro da un ministro della Difesa Elisabetta Trenta che non paga di essersi inimicata tutti i vertici delle Forze Armate riesce a mandare la Marina Militare a scortare verso le nostre coste quella nave di Open Arms a cui la sentenza suicida di un Tar del Lazio ha riaperto i porti.

L’ “alleato” Zingaretti

In questa confusa corrida di metà agosto l’unico possibile alleato del leader della Lega potrebbe rivelarsi Zingaretti. Costretto a subire la proposta con cui Renzi ha provvisoriamente serrato i ranghi di una sinistra che vede in Salvini una sorta di nemico esistenziale il segretario del Pd ha dovuto piegare la testa e far buon viso a cattivo gioco. Ma Zingaretti sa bene di dover uscire a tutti i costi da quel trappolone. Evitando le urne continuerà infatti a subire ricatti e diktat di un Renzi forte del pieno controllo dei gruppi parlamentari. Accettando la convivenza con i 5 Stelle porterà invece alla definitiva consunzione il Pd offrendo a Renzi il pretesto per abbandonarne le rovine e dar vita ad una nuova formazione di centro. Dunque Zingaretti per sabotare Renzi deve inevitabilmente manovrare sotto traccia e lavorare per conto della Lega. Il problema è se Mattarella glielo lascerà fare.

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I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Sergio Mattarella, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Italia, Matteo Salvini
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