01:44 14 Novembre 2019
Monumento a Dante in piazza della Signoria a Firenze.

L’Overtourism soffoca le città d’arte italiane

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Il turismo porta indubbiamente ricchezza, ma riversa sui luoghi d’arte fiumi incessanti di visitatori che spesso rendono quasi invivibili le città. Da Barcellona a Venezia, passando per Dubrovnik, l’overtourism diventa sempre più insostenibile a livello globale e soffoca le città d’arte italiane.

D’ora in poi sarà vietato sedersi sulla scalinata di Trinità dei Monti a Roma, a stabilirlo è una disposizione del nuovo regolamento della polizia urbana. La misura ha fatto storcere il naso ai turisti e ha trovato diversi esperti contrari. Lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi non usa mezzi termini: “Mi sembra un provvedimento di stampo fascista che il Comune sarà costretto a rivedere. Perché da che mondo è mondo il viaggiatore di passaggio si siede sui gradini e si ferma per ammirare il paesaggio”.

Nelle città d’arte mondiali l’overtourism si fa sentire sempre più, i residenti sono stanchi di un turismo insostenibile che rende più complicata la vita quotidiana. Roma, Firenze e soprattutto Venezia ogni giorno ospitano la stessa scena: una folla di turisti provenienti da ogni parte del mondo alle prese con telefonini, bastoni per i selfie, macchine fotografiche che cercano di immortalare la bellezza della città visitata rimanendo travolti da un’infinita corrente di altri turisti. Come reagiscono le città italiane all’overtourism? Quanto pesa il turismo di massa sulla vita dei residenti e sull’ambiente? Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Mara Manente, direttore del Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica (CISET) e Marco Gasparinetti, portavoce di “Gruppo 25 aprile”, piattaforma civica e apartitica per Venezia e la sua laguna.

— Ha creato non poche polemiche il divieto a Roma di sedersi sula scalinata di Trinità dei Monti. Mara Manente, lei la ritiene una misura eccessiva?

— Io credo che il tema centrale sia il rispetto per la città come ciascuno di noi rispetta i luoghi dove vive e dove si muove. Credo che il divieto vada a coloro che non hanno questo tipo di comportamento, ovvero non hanno quel grado di responsabilità per rendersi conto che il loro comportamento può essere in contrapposizione ad una corretta fruizione della città. Il fatto di non sedersi sui gradini lo ritengo forse un po' eccessivo nella logica di distinguere tra chi lo fa perché in quei momenti gode della bellezza dei luoghi da chi lo fa disturbando e magari pranzando senza consentire il passaggio. C'è quindi un problema di misura e di grado di responsabilità e civiltà di coloro che lo fanno. È altrettanto vero che non tutti i turisti sono così, è un problema di equilibrio.

— Parliamo dell'overtourism, come reagiscono le città italiane e soprattutto i residenti al costante flusso di turisti?

— Parliamo di una pressione turistica che mette in difficoltà la capacità della destinazione nel gestire innanzitutto la relazione con i cittadini ed è un fenomeno che colpisce le grandi città d'arte. Queste città in qualche modo vedono convivere più tipologie di fruizione della città stessa e quindi più servizi che devono rispondere alle esigenze di clienti diversi dal cittadino: dal pendolare al turista stesso.

Ovviamente in questo contesto il primo tema cruciale è quello che noi definiamo il tema dell'equità: per via della congestione e quindi della pressione che determina costi aggiuntivi per la città, si creano due situazioni: una situazione legata agli operatori turistici, che evidentemente dal turismo traggono un beneficio economico; dall'altro lato la cittadinanza che soffre dei costi aggiuntivi e quindi delle difficoltà anche semplicemente nell'utilizzare i servizi tradizionali per percorrere la città. I residenti si sentono in qualche modo danneggiati, ovvero si sentono coloro che devono sopportare costi a fronte di benefici che in realtà non vedono.

— Si sente spesso dire che il turismo è il petrolio dell'Italia, però l'impatto economico non è sempre positivo quindi?

— Come per tutte le attività economiche bisogna procedere con una scheda di analisi del bilancio di destinazione, tenendo conto degli effetti positivi del turismo, ma per alcune categorie di cittadini individuare quali possono essere gli elementi di costo. Potrebbe accadere che i benefici non siano superiori ai costi ed è quindi necessario procedere attraverso un'attenta valutazione anche di questi aspetti.

Per entrare nella pelle di un veneziano e capire che cosa significa vivere in una città assediata dai turisti Sputnik Italia ha raggiunto Marco Gasparinetti, portavoce dell’associazione apartitica “Gruppo 25 aprile”, formata da 2600 residenti.

— Marco Gasparinetti, quali sono i danni che subisce Venezia e i suoi residenti per l’overtourism?

— L’overtourism produce danni proprio perché è “over”, è come un’overdose. I danni li subiamo in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Innanzitutto la casa: i giovani veneziani non trovano più case, pochissimi possono permettersi di comprarla ai prezzi attuali, salvo chi l’ha ereditata dai genitori. Tutti gli altri sono costretti a trasferirsi in altre città. Il secondo aspetto è il lavoro: la monocultura turistica crea un certo tipo di lavori, in Italia prevalentemente precari e mal pagati; il proprietario di un ristorante può anche guadagnare molto, ma spesso sono cinesi o stranieri a comprare le licenze. Chi si è laureato non ha scelta di lavoro se non fare il commesso, il barista o l’addetto alla reception. Il terzo aspetto riguarda i servizi e in particolare i trasporti. Abbiamo 30 mila pendolari che vengono a Venezia ogni mattina. Oggi c’è una valanga di nuovi alberghi low cost a Mestre, i mezzi di trasporto che li collegano a Venezia sono intasati all’inverosimile. Spesso chi deve andare a lavorare non riesce a prendere il mezzo di trasporto. C’è un ultimo problema, a cui però tutti sono insensibili…

— Cioè?

— La questione ambientale. Le grandi navi da crociera che vomitano migliaia di turisti continuamente hanno un impatto ambientale enorme in termini di inquinamento dell’aria, di acque reflue e di inquinamento acustico. Oltre alle navi da crociera abbiamo tantissime imbarcazioni di medie dimensioni, che restano con il motore acceso davanti alle nostre case.

— Il turismo comunque non è un male di per sé, perché porta ricchezza alla città, no?

— Il turismo non è un male, Venezia ha inventato il turismo! La città, quando ha perso il suo status di capitale della Repubblica di Venezia nell’800, ha inventato il concetto di turismo per creare delle entrate che permettessero a Venezia di sopravvivere. I grandi scrittori russi, inglesi e americani che venivano in passato a Venezia, trovavano già una forma di turismo molto sviluppata. Era un turismo d’ élite. Grazie allo sviluppo delle compagnie low cost oggi abbiamo un turismo di massa che non ha più le caratteristiche di una volta. In grandi spazi questo tipo di turismo non fa danni, in spazi piccoli come quelli di Venezia sì. È come se lei in casa decidesse di organizzare una festa, invita duecento persone, ma si presentano in mille; lei può essere felice di avere tanti ospiti, ma se sono mille comincia ad avere dei problemi e non potrà offrire loro l’accoglienza e l’ospitalità che era la tradizione di Venezia. Venezia era molto ospitale con il turista, perché il turismo è una fonte di ricchezza.

— Qual è quindi la soluzione per gestire questo flusso incessante di turisti e aiutare Venezia che soffoca?

— Abbiamo proposte molto precise a questo proposito. Su tutte le imbarcazioni che circolano in laguna è indicata chiaramente una soglia di carico. Noi vorremmo che per Venezia venisse definita una soglia di carico, il che comporta per certi periodi dell’anno un sistema di prenotazione obbligatoria. Non intendo il biglietto di ingresso, noi siamo estremamente contrari ad una tassa di accesso che diventerebbe discriminatoria. Tutti hanno il diritto di visitare Venezia, patrimonio dell’umanità, per poterlo fare in condizioni decenti è necessario in certi periodi dell’anno prenotare.

Il premio Nobel per la letteratura russo, a me particolarmente caro, Josif Brodskij passava tutti gli anni a Venezia un mese intero, lo faceva di gennaio. Brodskij diceva che gennaio è il momento migliore per apprezzare la bellezza di Venezia.  In chiusura vorrei dire che se gestito correttamente, il turismo può essere una risorsa, ma come in tutte le cose, per esempio per il mangiare e per il bere, il troppo può portare a delle conseguenze sgradevoli. Vale per la vodka, vale per il turismo e per qualsiasi attività umana.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Turismo, Italia
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