23:05 11 Dicembre 2019
Stills from the film Terminator Salvation: The Future Begins. (File)

Il Salvini Terminator

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In 14 mesi di governo il leader della Lega è riuscito a cannibalizzare tutti i suoi avversari e alleati politici. Ha distrutto e dimezzato Forza Italia e stritolato un M5S trasformato in movimento usa e getta. Nel contempo è cresciuto fino a diventare la più importante forza politica del paese.

Ecco come si è trasformato nel più pericoloso predatore mai apparso sulla scena politica italiana.

Più che un leader o un politico è il nuovo Terminator. In 14 mesi Matteo Salvini ha stritolato un Movimento 5 Stelle che a marzo del 2018 aveva il 32,7% - praticamente il doppio dei suoi voti - e dimezzato e distrutto quella Forza Italia di cui - stando alle ipotesi pre-elettorali, doveva diventare il fedele alleato di governo. Il tutto riuscendo nel frattempo a raddoppiare i consensi passati dal 17,4% di 14 mesi a quel 34-35 accreditatogli oggi dai sondaggi. Ma non solo.

In questi 14 mesi questo “Terminator” della politica è riuscito, pur senza stare a Palazzo Chigi, a neutralizzare quella Presidenza della Repubblica che con Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano aveva messo sotto scacco Silvio Berlusconi. In 70 anni e passa di Repubblica italiana un fenomeno così non s’era visto.

L’unico precedente è quello di un Cavaliere che nel 1994, al suo esordio in politica, garantì oltre il 20 per cento alla neonata Forza Italia e la maggioranza al centro destra. Ma se la capacità di Berlusconi fu quella di creare dal nulla un movimento politico vincente la particolarità di Matteo Salvini è quella di cannibalizzare gli alleati utilizzandone le debolezze per distruggerli e rafforzarsi. Il primo a farne le spese è stato proprio quel Silvio Berlusconi illusosi di poter trasformare Matteo Salvini nel clone di un Umberto Bossi che, complici i limiti territoriali della vecchia Lega e la malattia era diventato la ruota di scorta del Cavaliere. Matteo Salvini che tutto questo l’aveva vissuto si era premunito.

Il suo primo atto di cannibalismo, guardato con noncuranza da Berlusconi e ignorato in seguito dall’incauto M5S, è stato lo scippo dell’elettorato di Alleanza Nazionale impegnata, dopo la caduta di Fini, nella dolorosa transizione verso Fratelli d’Italia. Salvini con il suo fiuto carnivoro scelse quel momento per trasformare la Lega da formazione locale, radicata al nord, in un movimento nazionale. E per riuscirci non esitò a saccheggiare il patrimonio ideologico, politico e umano di Alleanza Nazionale lasciando a Giorgia Meloni e a di Fratelli d’Italia un campicello razziato e desertificato. Grazie a quel saccheggio e alle successive scorrerie nei settori di una Forza Italia piegata dalla caduta del suo uomo simbolo Salvini ha accumulato quel tesoretto del 17, 4 per cento con cui, nel marzo 2018, s’è imposto come terzo grande incomodo della politica italiana. Ma il suo vero capolavoro da “Terminator” inizia da lì.

La firma del contratto di governo con un M5S che conta il doppio dei voti, ha più ministri e controlla di fatto un Giuseppe Conte scelto dagli stessi grillini appare come un suicidio annunciato. Per i profeti dell’imminente morte salviniana i veleni destinati ad intossicare e annichilire la Lega erano già nel piatto. La condivisione del decreto dignità avrebbe allontanato imprenditori e aziende, il reddito di cittadinanza avrebbe innescato la rivolta del nord, mentre l’affiliazione con un M5S deciso a bloccare Tav e grandi opere ne avrebbe segnato la definitiva fine. Salvini, non sappiamo quanto per calcolo, quanto per fiuto e quanto per fortuna, ha trasformato quei veleni in antidoti.

Sfruttando le incapacità e le inesperienze dei grillini ha preso le distanze dal decreto dignità, ha scaricato sull’M5S tutti gli oneri del reddito di cittadinanza invocando la mai realizzata “flat tax” e ha usato, con un capolavoro di astuzia e cinismo, la Tav per dividere Giuseppe Conte da Di Maio e dal movimento che l’aveva nominato. Salvo poi salutare tutti, annunciare la morte dell’esecutivo e invocare il ritorno alle urne.

In tutto questo la ricetta di Salvini è stata tanto semplice quanto efficace. Ha lasciato ai grillini le missioni impossibili, ha atteso che si schiantassero e, infine, non ha esitato a inchiodarli alle loro responsabilità.

Sul fronte dei personali impegni la tattica di Salvini è stata altrettanto elementare. In 14 mesi ha concentrato e amplificato il proprio impegno esclusivamente sulle emergenze più sentite dagli italiani come l’immigrazione fuori controllo e la sicurezza dei cittadini. Planando sulle ali di un evidente e palese consenso popolare s’è attribuito gli unici evidenti successi del governo come la drastica riduzione degli sbarchi, il ridimensionamento dell’attività delle Ong e la revisione della legittima difesa. E con queste semplici manovre è riuscito non solo ad aumentare i consensi, ma anche a distruggere gli avversari.

L’opposizione di Forza Italia gli è servita per delegittimare agli occhi degli storici elettori berlusconiani la formazione che nel 2010 approvò i respingimenti verso la Libia di Gheddafi. Costringendo il M5S a seguirlo sulla strada della chiusura dei porti e della lotta alle Ong gli ha precluso il consenso di quell’ampia fetta della sinistra che lo considerava il successore del Pd nel campo delle lotte sociali e del progressismo umanitario. Ma è anche riuscito a neutralizzare quel partito del Presidente che Mattarella - imponendo la nomina di Enzo Moavero Milanesi agli esteri e di Giovanni Tria all’Economia - aveva infiltrato nell’esecutivo. Due ministri a cui Salvini, assecondato dal M5S, non ha lasciato, in 14 mesi, il minimo campo d’azione trasformandoli nei simboli dell’inettitudine e dell’inattivismo. Mattarella, spiazzato dall’azione di un Ministro dell’Interno coperto politicamente da Giuseppe Conte, non ha, invece, avuto alcuna possibilità d’intervenire se non rallentando e rinviando l’approvazione dei decreti salviniani.

Insomma nonostante i sospetti riguardo ai non provati tentativi di conseguire finanziamenti illeciti, le “indagini” sui presunti sequestri di migranti e le esibizioni balneari non proprio in sintonia con le aspirazioni da premier Salvini si è dimostrato l’inarrestabile mattatore della scena politica italiana. Ma un incognita lo insegue. Dopo tutti quei cadaveri rimasti alle sue spalle molti si chiedono se “Salvini Terminator” troverà mai qualcuno così folle da allearsi e formare un governo con lui.

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Lega, Matteo Salvini, Italia
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