Widgets Magazine
11:02 21 Agosto 2019
Eruzione del vulcano Alaid - Curili, 1973

Dai Campi Flegrei nuovo metodo per capire dove erutterà un vulcano

© Sputnik . A. Vanstein
Opinioni
URL abbreviato
Tatiana Santi
0 31

Dove avverrà la prossima eruzione? Ora è diventato possibile dirlo. Testato sulla caldera dei Campi Flegrei, arriva un nuovo metodo per prevedere la possibile apertura di nuove bocche eruttive.

Utile anche per analizzare diversi vulcani sparsi nel mondo, lo studio porta la firma di ricercatori italiani.

Un gruppo di esperti guidato dalla ricercatrice italiana Eleonora Rivalta del Centro tedesco di Ricerca per le Geoscienze di Potsdam ha messo a punto un modello per poter prevedere dove avverranno possibili eruzioni vulcaniche e capire quindi quale percorso percorrerà il magma.

Allo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, hanno partecipato anche esperti dell’Università Roma tre e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Testato nei Campi Flegrei, fra le zone vulcaniche a più alto rischio sul pianeta, lo studio ha l’obiettivo di formulare una mappa di pericolosità delle bocche eruttive di diversi vulcani nel mondo.

Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Mauro Di Vito, vulcanologo, ricercatore della sezione “Osservatorio vesuviano” dell’INGV.

— Mauro Di Vito, in che cosa consiste lo studio congiunto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’Università Roma tre e il centro tedesco di Potsdam?

— L’obiettivo dello studio è realizzare un modello per tenere in conto tutte le modifiche di una caldera che influenzano la posizione delle bocche eruttive. In vulcani ampi, come ad esempio la caldera dei Campi Flegrei, le eruzioni non avvengono sempre dalla bocca centrale, ma possono avvenire lungo i fianchi della caldera o in aree diverse dalle precedenti.

Il modello realizzato assieme ai colleghi tiene conto delle modifiche della struttura del vulcano nel tempo e le precedenti bocche eruttive. L’importante è capire quanto questi effetti determinino la posizione delle nuove bocche eruttive.

— Perché è così difficile prevedere l’eruzione di un vulcano?

— Il modello di cui parliamo non prevede l’eruzione del vulcano, ma la posizione delle bocche eruttive. Il momento in cui avverrà l’eruzione si studia con altri sistemi. Il modello che abbiamo studiato serve a prevedere dove in un vulcano avverrà una futura eruzione.

Prendiamo l’esempio dei Campi Flegrei: ci sono tante bocche eruttive, il magma potrebbe risalire in punti diversi del vulcano. Se il vulcano fosse disabitato non vi sarebbe alcuna implicazione. Visto che il vulcano è densamente abitato le implicazioni sono importanti, perché bisogna capire dove ci saranno maggiori danni, dove è necessario pianificare per esempio l’utilizzo del territorio in modo diverso.

Una parte del vulcano è nella città di Napoli, alcuni quartieri si trovano interamente nel vulcano, mi riferisco ai quartieri Bagnoli, Fuorigrotta e Pianura.

— Il metodo da voi studiato è applicato inizialmente proprio ai Campi Flegrei. In quale stato si trova oggi questa pericolosa zona vulcanica? È stato messo a punto un piano di evacuazione?

— Esiste un piano di emergenza in continua evoluzione, che deve tenere conto di tutto, anche dei risultati scientifici, perciò deve essere sempre aggiornato. Ad ottobre nei Campi Flegrei ci sarà un’esercitazione di protezione civile che prevede anche l’evacuazione delle persone del comune di Pozzuoli, comune che si trova al centro del vulcano. Queste iniziative sono importantissime, perché significa vedere come la comunità scientifica è capace di reagire ad un possibile incremento dell’eruttività, ma anche come le istituzioni e la popolazione possono reagire a questi eventi. Anche se si tratta di fenomeni simulati, permettono di capire dove sono i problemi principali e quali sono gli elementi del piano da modificare. Le autorità devono essere in grado di mettere in atto tutte le misure per ridurre il rischio per la popolazione. Parliamo di 350 mila abitanti.

— Quali sono le prossime tappe del vostro studio?

— La prospettiva è fare per tutti i vulcani che studieremo delle mappe di pericolosità per l’apertura di bocche eruttive. Prendiamo l’Etna: capire dove avverrà l’eruzione significa prevedere meglio il percorso di una colata di lava oppure capire meglio dove sarà originata un’eruzione esplosiva. Prenderemo in considerazione vulcani di diverso tipo, sia caldere sia vulcani centrali. Vogliamo ottenere mappe di pericolosità più attendibili possibile con tutti i parametri da tenere in considerazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Eruzione vulcanica, Vulcano, Vulcano
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik