19:34 10 Dicembre 2019
La bandiera dell'Ossezia del Sud

Ossezia del Sud, 11 anni alla ricerca del riconoscimento internazionale

© AFP 2019 / Mikhail Mordasov
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11 anni fa, l’8 agosto 2008 truppe georgiane si scontrano contro quelle russe nella città di Tskhinval, capitale dell’Ossezia del Sud dando il via a una guerra che durerà solo 5 giorni, concludendosi con la vittoria della Russia. Una guerra lampo combattuta per il riconoscimento dell’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud.

Entrambi quei nuovi governi credevano di poter seguire l’esempio del Kosovo, divenuto indipendente dalla Serbia il 17 febbraio di quell’anno, ottenendo il riconoscimento da più di 70 Paesi della comunità internazionale.

In questo momento l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud sono riusciti a stabilire relazioni diplomatiche con la Russia e con gli altri quattro paesi delle Nazioni Unite, ovvero Venezuela, Siria, Nicaragua e Nauru. Il resto della comunità internazionale, Italia compresa, continua a sostenere l’integrità territoriale della Georgia, considerando l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia come parte di essa.

Nonostante il mancato riconoscimento della Farnesina, nel 2016 a Roma, nel quartiere Monte Verde, è stata inaugurata la Rappresentanza della Repubblica dell’Ossezia del Sud in Italia che ancora oggi non perde le speranze di attirare l’attenzione del governo giallo-verde. Per fare punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto il Rappresentante dell'Ossezia del Sud in Italia, il dott. Mauro Murgia.

– Dott. Murgia, la Rappresentanza diplomatica dell’Ossezia del Sud si è aperta a Roma 3 anni fa. Che tipo di attività avete svolto fino ad oggi per sensibilizzare il pubblico italiano sul problema dell’isolamento internazionale dello Stato osseto?

– In questi anni siamo passati da una non conoscenza dell’Ossezia del Sud in Italia ad una scoperta di una storia, tradizione e necessità del far sapere. Oggi, ben 10 città italiane hanno firmato un protocollo di amicizia con la capitale della Ossezia del Sud, Tskhinval. Mi riferisco, per esempio, alla città di Gradara, il borgo più bello d'Italia 2018 e alla splendida Randazzo, sull’Etna.

Inoltre, in questi anni abbiamo realizzato mostre fotografiche, convegni, conferenze stampa, settimane del cinema italiano in Ossezia del Sud, abbiamo portato i giovani musicisti in Italia, abbiamo stabilito una collaborazione con le università italiane, abbiamo organizzato incontri con camere di commercio, con forze politiche e abbiamo instaurato un rapporto di amicizia con la Repubblica di San Marino. Inoltre, oggi, abbiamo un rappresentante ufficiale in ogni regione italiana che, a loro volta, organizzano incontri ed iniziative continue. Tutto questo è avvenuto grazie al lavoro della nostra Rappresentanza mirato a diffondere la conoscenza dell’Ossezia del Sud. E poi sono usciti centinaia di articoli sui giornali e sulle piattaforme online che dimostrano ancora una volta la validità del nostro impegno. Va ricordato che prima c’erano solo articoli georgiani e a favore del loro operare.

– State da anni cercando di convincere il Ministero degli Affari Esteri italiano a prendere in considerazione la questione del riconoscimento dell’Ossezia del Sud. Quali sono gli ultimi sviluppi? Sieti riesciti a trovare la lingua comune con il governo giallo-verde?

– Abbiamo da subito comunicato alla Farnesina le nostre richieste d'incontro per spiegare l’Ossezia del Sud. Tranne alcune orecchie disposte ad ascoltare, il metodo della Farnesina è sempre stato quello dello struzzo. Non ascoltare e trincerarsi dietro il "così fa l’Europa”, dimenticando ciò che è successo per il Kosovo. Nessun moto d'orgoglio nel sentire, per decidere con la propria testa. Abbiamo scritto tante volte, richiedendo un incontro per spiegare ma la politica del rifiuto degli scorsi governi è stata emblematica. Oggi, speriamo che il nuovo governo ci possa ascoltare. Ci sono persone disposte a farlo. Tanti deputati della maggioranza conoscono l'Ossezia del Sud ed il suo diritto al riconoscimento. Comprendiamo le difficoltà e le pressioni esterne ma, abbiamo fiducia affinché il nostro principale impegno del riconoscimento della Repubblica dell'Ossezia del Sud da parte dell'Italia abbia successo.

– La seconda guerra georgiana del 2008 è stata non solo conflitto militare ma anche quello mediatico. Basta ricordare il falso servizio mandato in onda dal canale televisivo georgiano Imedi sul presunto attacco russo sulla capitale georgiana Tbilisi. A giugno 2019 il suo nome è apparso sull’Espresso nell’ambito della cosiddetta inchiesta Russiagate. Nell’articolo, che è stato citato da molti giornali stranieri, Le chiamano addirittura “il strano ambasciatore riconosciuto solo dai leghisti". Perché l’Espresso ha deciso di colpire proprio Lei? E come pensa di agire?

– Mai come in questi tempi assistiamo al trionfo delle fake news nel solco della classica fake dell'attacco russo a Tbilisi nel 2008. L'aiuto russo al popolo ossetino venne trasformato, con una grande operazione mediatica, sorretta da tutti i paesi europei e con gli altri che riprendevano le agenzie senza verificare, nella guerra russa contro la Georgia. Difficile rispondere quando i gruppi economici (come, per esempio i proprietari dell’Espresso) hanno il controllo dei mezzi d'informazione. Serve un lavoro di controinformazione certosino, minuto per minuto, notizia per notizia. Lavoro duro ma che va fatto assolutamente.

Il comportamento dell'Espresso è emblematico del modo di rappresentare l'Ossezia del Sud ed i suoi rapporti con la Federazione Russa. Profonda ignoranza storica e geopolitica diventano gli strumenti per giudicare. Ma non si tratta solo della superficialità di un giornalista o del suo modo per ringraziare per un viaggio, quanto il farsi portavoce del disegno antirusso in Italia. Costoro stante una simpatia per la Russia che è ben presente in Italia, poiché la Lega ne è autorevole esponente, decidono che tutto ciò che è pro Russia sia il nemico da combattere.

Sì, l’Espresso è diventato il soggetto della grande provocazione anti-osseta ed anti-russa. Noi, io, abbiamo subito questi attacchi di stampa ma, anche noi abbiamo amici che nell'informazione, si battono, con l’Ossezia del Sud e contro le bugie ed abbiamo risposto in maniera forte e corretta. Ulteriore considerazione: come afferma il Presidente dell'Ossezia del Sud, noi abbiamo bisogno di amici sinceri che dimostrano in pratica questa amicizia. Non ci sono discriminanti di qualsiasi genere.

L'Espresso, ha tentato di colpirci in quanto siamo diventati la loro spina nel fianco. Non abbiamo mezzi economici come i loro ma costoro, da anni assistono sempre più nervosi al circuito della verità sull’Ossezia del Sud che smaschera le loro bugie e falsità. Colpire me non significa bloccarci. Altri, come detto, sono pronti e stanno lavorando. Da Milano a Catania, da Roma a Bologna, da Venezia a Napoli tutti i nostri rappresentanti agiscono per la verità e la giustizia per il popolo osseto.

– L’anniversario si avvicina, avete intenzione di commemorare le vittime di quella guerra breve ma sanguinosa?

– Come ogni 8 agosto, anniversario della aggressione georgiana, portiamo fiori e corone presso i monumenti alla Resistenza partigiana italiana, come simbolo della stessa lotta. Quest'anno, ancora di più, si andrà al sacrario delle Fosse Ardeatine a Roma. Si tratta del monumento e del luogo più importante nella memoria collettiva antinazista italiana ed i fiori con la bandiera ossetina saranno la nostra testimonianza. Il Giorno 8, a Pesaro, si terrà la manifestazione innanzi "l'albero della pace" presso il parco Mirafiori, da noi piantato lo scorso anno. Anche lì, una targa ricorda il diritto alla pace del popolo osseto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Abkhazia, Russia, Georgia, Ossezia del Sud
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