23:07 13 Novembre 2019
Il Senato italiano

Il paradosso della strana stabilità politica italiana

© Foto: Twitter/Senato Repubblica
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Malgrado sia attraversata da evidenti tensioni e si assottigli nel ramo alto del Parlamento, la maggioranza che governa l’Italia ha superato il 5 agosto una prova che solo pochi giorni fa sembrava poterne sancire il collasso.

Il Senato ha infatti approvato con un margine molto confortevole la conversione in legge del cosiddetto Decreto sicurezza bis, un provvedimento voluto fortemente dal Ministro Salvini per poter più efficacemente contrastare l’azione che le organizzazioni non governative svolgono nel Mediterraneo a favore dei migranti irregolari in difficoltà.

Sulle nuove misure, il Governo aveva anche posto la questione di fiducia, circostanza che ad alcuni, in verità pochi, era parsa un azzardo, precludendo alla maggioranza la possibilità di giovarsi del sostegno esterno delle forze d’opposizione di centro-destra. Ma la mossa si è rivelata efficace, consentendo di fare maggiore chiarezza sull’attuale momento politico italiano.

Molti partiti ed esponenti politici che a parole dichiarano di volere l’archiviazione dell’esperimento giallo-verde, al momento della verità si scoprono estremamente prudenti e ricorrono a tutti gli espedienti del parlamentarismo per evitare l’affondo: c’è chi si astiene, chi resta seduto ai banchi e non vota e, persino, chi se ne va proprio dall’aula.

Così, quando si è trattato di votare la questione di fiducia posta dal Governo sulla conversione del Decreto sicurezza bis, il quorum richiesto per il suo superamento è sceso significativamente, permettendo alla maggioranza di oltrepassarlo di parecchie decine di voti.

C’è ragione di ritenere che a spingere tanti a così miti consigli sia stata soprattutto la considerazione dei sondaggi, unanimi nell’attribuire alla Lega numeri straordinari suscettibili di farne l’attore dominante della politica italiana qualora si andasse a votare, probabilmente anche in grado di governare senza alleati.

È molto probabile che il timore di aprire una crisi dagli esiti imprevedibili induca il Movimento Cinque Stelle ad inghiottire anche il rospo della Tav Torino-Lione, in favore della quale si è pronunciato, contro il diverso avviso di Luigi Di Maio e dello stesso Grillo, addirittura il premier Giuseppe Conte.

Se così fosse, si assisterà ad una riedizione della stessa commedia anche il prossimo 7 agosto, quando proprio la questione della tratta ad alta velocità italo-francese sarà oggetto di un voto al Senato. La maggioranza si spaccherà, ma esiste già un’intesa tra le parti coinvolte per evitare di attribuire all’inevitabile incidente una valenza politica maggiore. Si farà finta di nulla e si andrà avanti.

Resta però da comprendere come mai non spinga per le elezioni la Lega, che invece avrebbe convenienza ad andarci, anche per sottrarsi alle mediazioni che molti suoi esponenti e soprattutto una parte importante del proprio elettorato tanto soffrono.

Qui le spiegazioni possibili e plausibili sono poche e di segno diverso.

Secondo alcuni, che citano lo stesso Salvini, il segretario della Lega avrebbe paura di deludere i propri elettori, che continuerebbero a sostenere l’attuale Governo e forse vedrebbero nell’apertura di una crisi una manifestazione gratuita di arroganza. Altri pensano invece che Salvini tema di finire all’opposizione, cioè che alla caduta dell’esecutivo giallo-verde non seguano elezioni ma la formazione di un altro Governo, tenuto assieme soltanto dalla necessità di arginare la Lega. 

Non è però da escludere che il Vicepremier e Ministro dell’Interno italiano sia preoccupato dal moltiplicarsi delle indagini e delle rivelazioni che concernono i rapporti a sfondo economico intrattenuti dalla Lega con alcuni paesi esteri: non solo la Russia, peraltro, di cui pure tanto si parla in Italia dallo scorso febbraio, ma anche il Marocco. Scandali ed inchieste stanno infatti proliferando con una tempistica sospetta, che alimenta timori diffusi.

Può darsi che Salvini reputi imprudente imbarcarsi in una campagna elettorale che potrebbe essere turbata da fattori completamente esterni al suo controllo. O che magari interpreti il rilascio ad orologeria di informazioni sgradite cui sta assistendo come uno strumento di pressione volto a moderarne il comportamento e condizionarne le scelte.

Tutto è possibile, come dimostra anche la decisione repentina ed inattesa - fatta dal Governo giallo-verde senza alcuna credibile spiegazione - di rinunciare al rafforzamento della golden power con cui intendeva proteggere meglio alcune imprese italiane esposte al rischio di acquisizioni ostili.

Solo votare sembra impossibile. In effetti, pare difficile che l’Italia sia mandata alle urne finché i consensi attribuiti alla Lega fanno ritenere realistica la prospettiva di un suo Governo monocolore.      

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