19:51 10 Dicembre 2019
Giuseppe Conte al vertice Ue a Bruxelles

Il rilancio del sud fondamentale per l’Italia intera

© Sputnik . Alexey Vitvitsky
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Il rilancio del sud Italia secondo il premier Giuseppe Conte è una priorità. A Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio ha discusso con le parti sociali il cosiddetto “piano sud”. Lo sviluppo del sud non è un problema solo del sud, la crescita del Mezzogiorno risulta infatti imprescindibile per l’Italia intera.

Il 29 luglio il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato le parti sociali per formulare un piano straordinario dedicato allo sviluppo del sud. "Il rilancio del Mezzogiorno equivale al rilancio dell’Italia intera”, ha scritto il premier sulla sua pagina Facebook parlando dell’incontro a Palazzo Chigi.

In questi stessi giorni l’Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno Svimez ha pubblicato i dati relativi all’emigrazione dal sud Italia: in 15 anni più di due milioni di meridionali sono partiti per cercare lavoro o studiare al nord Italia e all’estero. Come rilanciare il sud svuotato delle sue risorse migliori? Si parla da decenni del rilancio del Mezzogiorno, qual è dunque la ricetta? Sputnik Italia ne ha parlato con Dino Scanavino, presidente nazionale CIA-Agricoltori italiani, che ha preso parte all’incontro con il Presidente del Consiglio.

— Dino Scanavino, qual è a suo avviso la ricetta per il rilancio del Mezzogiorno?

— La mia organizzazione si occupa di agricoltura ed agroalimentare. Siccome il sud è caratterizzato da un'economia fortemente agricola, noi crediamo nella trasformazione dei prodotti agricoli del sud e nel confezionamento dei prodotti agricoli - frutticoli di alta qualità e dai numeri interessanti possa esserci un recupero della ricchezza del sud Italia. È chiaro che questo non basta e non basta neanche incrementare la forte attrazione turistica che il sud ha verso gli italiani e soprattutto verso gli stranieri; non basta neanche l'enogastronomia che è un altro elemento importantissimo.

È necessario che lo sviluppo industriale sia legato ai porti del sud e ad una relazione commerciale fra il sud Italia e il nord Africa, quindi un grande patto nel bacino del mediterraneo per sviluppare le iniziative imprenditoriali. Tutta quest'area ha prodotti e colture molto simili ed è accumunata dalla pesca, un altro elemento che può sviluppare il sud. Queste sono le questioni che abbiamo posto al Presidente del Consiglio, insieme alla necessità di creare infrastrutture adeguate alle regioni del sud. Oggi infatti non hanno strade, hanno ferrovie che non funzionano, non hanno reti telematiche ed hanno molte difficoltà a raggiungere i luoghi della cultura, quindi tali territori sono disincentivanti per i giovani.

Giuseppe Conte
© REUTERS / Guglielmo Mangiapane

— Infatti secondo le ultime stime di Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) il sud è letteralmente svuotato dall'emigrazione di giovani e laureati, quindi l'occupazione al meridione può peggiorare ancora. Parliamo di due milioni partiti in quindici anni. Come si può rilanciare il sud se i giovani se ne sono andati?

— Questo è certamente un elemento che frena ogni tipo di sviluppo, senza giovani nessuna società può progredire. Noi auspichiamo che molti di questi giovani che sono andati in giro per il mondo ritornino, proprio perché sono giovani laureati, preparati. I giovani possono fare esperienze fuori, ma se noi qui in patria prepariamo il terreno fertile per le loro capacità io non spero che loro possano tornare e portare qui le loro capacità. È positivo che i giovani girino il mondo, ma è negativo se poi non tornano. Dobbiamo quindi creare le condizioni affinché i giovani possano non partire più, o tornare.

— Come?

— Se noi diamo al sud le giuste infrastrutture viarie, telematiche, gli aeroporti, i porti, che sono un elemento strategico verso il Mediterraneo e l'Asia, lavoriamo sulla capacità di confezionare le merci prima della partenza o al loro arrivo e quindi tratteniamo valore in Italia. C'è molto da fare, si tratta davvero di scrivere un piano straordinario perché la ricchezza del sud è la ricchezza di tutta l'Italia, non è solo un problema del sud.

— Paradossalmente, nonostante la situazione del sud, parliamo di regioni ricchissime da un punto di vista culturale, turistico ed agroalimentare, no?

— È vero, inoltre l'Italia non potrà mai avere successo se l'economia del sud non si riallinea a quella del resto d'Italia che, per altro, non gode di ottima salute ... Al sud si concentrano situazioni ancora più drammatiche perché in un contesto abbastanza deteriorato le particolarità negative emergono.

La ripartenza del sud è un elemento da cui non si può prescindere per dare una soluzione alla crisi che assieme al resto del mondo colpisce anche l'Italia. Ci sono tante potenzialità e bisogna anche frenare la delinquenza, perché purtroppo il peso della criminalità, che al sud è un po' più alto o almeno più evidente, crea più problemi nella quotidianità. Quindi bisogna lottare contro la criminalità e dare una spinta e dare coraggio a chi vuole fare impresa in una terra straordinariamente accogliente e dalle grandissime potenzialità.

— Rimanendo in tema di economia e sviluppo, non posso non chiederle: quanto sono costate agli agricoltori italiani le sanzioni contro la Russia, in vigore da 5 anni?

— Noi abbiamo più volte invitato i governi a riflettere sulla possibilità di avviare un percorso di agreement con la Russia. È un problema europeo, non solo italiano, però l’Italia ha sofferto particolarmente, perché l’ortofrutta, che lavorava molto con la Russia, ha subito gravi danni diretti e indotti. La Polonia per esempio che esporta mele notoriamente in Russia, ha riversato i suoi prodotti in Europa. Si è creato uno squilibrio commerciale che alla fine abbiamo anche ammortizzato, temo, aimè, qualora fosse rimosso l’embargo non sarà così facile recuperare i flussi che avevamo prima delle sanzioni. Gli operatori russi si sono stabilizzati su altri mercati, quindi credo che la situazione sia in parte persa per sempre. D’altra parte avendo prodotti di qualità, gli operatori russi se ci fosse la possibilità tornerebbero a comprare in Italia.

— Lei è quindi più scettico o più ottimista per il futuro?

— Sono realista. Noi chiediamo ad ogni scadenza del rinnovo delle sanzioni che si ragioni attorno alla totale inutilità di tali misure. La cura era sbagliata, bisognerebbe rivedere il sistema e non utilizzare i commerci, elemento vitale per la gente, per guerre diplomatiche di dubbio respiro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Giuseppe Conte, Intervista, Italia
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