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22:32 19 Ottobre 2019
Al Qaida

Gli Usa hanno (forse) ucciso Hamza Bin Laden, ma in Siria Al Qaida li ringrazia

© AP Photo / Militant Website, File
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Washington diffonde la notizia della presunta morte del figlio del fondatore di Al Qaida per confermare la sua determinazione a lottare contro il terrorismo jihadista. A Idlib però gli americani permettono che le loro armi vengano utilizzate dalla costola siriana di Al Qaida.

Hamza sarebbe morto in Pakistan o Afghanistan dilaniato dalle bombe o dai missili lanciati durante un non meglio specificato attacco Usa. Così suggeriscono da mercoledì fonti dell’Intelligence di Washington attribuendosi l’eliminazione del presunto erede di Osama Bin Laden alla testa di Al Qaida. Ultimamente però guerra degli Usa al gruppo terrorista responsabile dell’11 settembre non ha connotati molto chiari. Prendiamo quel che succede a Idlib, la provincia nord occidentale della Siria dove Ayat Tahrir Al Sham, la costola siriana di Al Qaida, forte di 16mila combattenti, rappresenta la vera forza egemone. Una realtà sottolineata, lo scorso maggio, dal sottosegretario alla Difesa per il Medio Oriente Michael Mulroy.

Idlib è essenzialmente – ha detto Mulroy - la più vasta collezione di affiliati di Al Qaida del mondo”. Ma quella “collezione di affiliati di Al Qaida” rappresenta oggi la punta di lancia di tutti i ribelli che combattono contro le forze di Damasco appoggiate da Mosca.

Il cosiddetto “Fronte di Liberazione Nazionale”, messo in piedi un anno fa dai servizi segreti turchi unificando varie formazioni jihadiste, dopo un iniziale contrapposizione ad Ayat Tahrir Al Sham ha finito con l’accettarne l’egemonia e gli ordini.

La roccaforte di Al Qaida

L’effettiva capitolazione della coalizione filo turca è avvenuta lo scorso maggio dopo una riunione dei leader delle varie organizzazioni jihadiste a cui ha partecipato anche Abu Mohammed al-Jolani ovvero quel sodale di Abu Bakr Al Baghadi a cui il Califfo dello Stato Islamico affidò, nel 2012, il compito di fondare Jabhat al Nusra (nome originario di Ayat Tahrir al Sham) prima vera costola siriana di Al Qaida. L’egemonia alqaidista a Idlib e dintorni è stata ufficialmente ratificata lo scorso primo agosto quando il comandante di Ahrar Al-Shan Walid al-Mushayil alias "Abu Hashim" è stato nominato capo di stato maggiore dell’alleanza.

Eppure Idlib non cadono né le bombe, né i missili del Pentagono. Negli stessi giorni in cui il sottosegretario statunitense ribadiva la deriva alqadista dei ribelli di Idlib l’intelligence americana ammetteva di aver consentito che la Turchia distribuisse ingenti carichi di armi americane, tra cui i missili anticarro Tow, ai ribelli alleati di Al Qaida. Come se non bastasse nello stesso periodo la portavoce del Dipartimento di stato Americano Morgan Ortagus arrivava ad avvallare le tesi dei ribelli alqaidisti, rivelatesi poi assolutamente false, riguardo ad un presunto attacco chimico nella zona lanciato dalle forze di Bashar Assad.

Una guerra di convenienza

La guerra incondizionata al terrorismo lanciata dopo l’11 settembre si è insomma trasformata in una guerra di convenienza. Una guerra in cui Al Qaida può trasformarsi in un nemico marginale e o addirittura in un alleato di comodo qualora contribuisca a logorare nemici politicamente e militarmente più rilevanti. In Yemen ad esempio le forze speciali statunitensi, impegnate al fianco di sauditi ed emirati arabi nella lotta ai ribelli houti appoggiati dall’Iran, preferiscono non vedere le unità di Al Qaida, trasformate in alleati del fronte sunnita, utilizzare le stesse forniture di armi e mezzi americani garantite all’esercito saudita o a quello degli emirati. E lo stesso avviene a Idlib. Lì la permanenza di un’ampia sacca jihadista dove tre milioni di persone vivono sotto il giogo del fondamentalismo fa estremamente comodo a Washington.

Fino a quando i 16mila ribelli di Al Qaida continueranno a tener impegnati russi e siriani Bashar Assad non potrà cantar vittoria annunciando l’avvenuta riunificazione del paese.

Nell’ambito di questa strategia s’inserisce anche l’opaco annuncio dell’uccisione di Hamza Bin Laden. Attribuendosi il merito di quell’eliminazione, senza però spiegare dove e quando sia avvenuta, Washington punta a stendere un velo sulle ambiguità di Idlib o dello Yemen riaffermando implicitamente la propria determinazione nel combattere Al Qaida.

Hamza, leader senza esperienza

La città di Idlib, Siria
© REUTERS / Ammar Abdullah
In verità il giovane Hamza, seppur elogiato da molti siti jiahdisti, era ancor ben lontano dal diventare il vero erede del padre. Privo di esperienza sul campo non poteva rivendicare né una capacità organizzativa paragonabile a quella svolta da papà Osama negli anni 80 in Pakistan e Afghanistan, né un ruolo di mandante in attacchi terroristici simili a quelli alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania o all’incrociatore Uss Cole nel porto di Aden messi a segno dal genitore prima dell’11 settembre. La tardiva rivendicazione dell’intelligence Usa, resa ancor più nebulosa dalle incertezza sulla date di una morte avvenuta forse più di un anno fa, alimenta l’ipotesi che gli americani non si siano neppure resi conto di aver colpito un obbiettivo così importante. Anche perché lo scorso marzo annunciarono l’imposizione di una taglia sulla testa di un Hamza che stando alle attuali rivelazioni era forse già defunto. Ma i dubbi maggiori derivano dall’assenza di un annuncio ufficiale di Al Qaida.

I dubbi sulla morte

L’organizzazione terroristica non ha mai tenuta nascosta, né tantomeno negato, la morte o l’eliminazione dei propri dirigenti e militanti a cominciare da quella dello stesso Osama Bin Laden dopo l’assalto al nascondiglio di Abbottabad. Non si capisce dunque perché dovrebbe tener segreta la morte del giovne Hamza. Anche perché il vero leader dell’organizzazione, succeduto ufficialmente a papà Osama, resta quel medico egiziano Ayman Al Zawahiri che - pur mancando di carisma e autorevolezza - continua a distribuire ordini a tutti i militanti alqaidisti dal Pakistan all’Afghanistan e dalla Siria all’Africa Settentrionale.

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I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Al Qaeda, USA, Siria
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