20:34 10 Dicembre 2019

Quando muore un carabiniere

© REUTERS / Ciro De Luca
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L’Italia intera si è unita al cordoglio per la tragica morte del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso in servizio a Roma da due giovani americani. Ora gli italiani chiedono giustizia.

Ucciso con 11 coltellate, la morte del carabiniere Cerciello Rega a soli 35 anni, ha commosso l’intero Paese. Dell’omicidio sono sospettati due cittadini americani, Christian Gabriel Natale Hjort e Finnegan Lee Elder, quest’ultimo ha ammesso di aver ucciso a coltellate il carabiniere.

Qualche ora dopo il fermo dei due sospettati in rete ha iniziato a circolare una foto che ritrae uno dei due indagati mentre viene interrogato con i polsi legati dietro la schiena e una benda sugli occhi. Secondo Alan Dershowitz, fra i più famosi penalisti degli Stati Uniti, proprio questo elemento potrebbe bloccare o annullare gli accertamenti dell’autorità giudiziaria. Dershowitz ritiene che l’impatto mediatico della foto potrebbe spingere gli Stati Uniti a richiedere l’estradizione dei due giovani indagati:

“Dal punto di vista legale non esiste un procedimento in vigore per l’estradizione inversa: il presunto reato è stato commesso in Italia, e ricade sotto la giurisdizione italiana. Sul piano diplomatico, però, gli Stati Uniti potrebbero presentare una protesta formale, e chiedere che il ragazzo venga mandato in America per il processo”.

​Cosa sarebbe successo se la stessa vicenda fosse accaduta negli Stati Uniti? Attendendo il corso delle indagini e della magistratura l’assassinio del vice brigadiere Cerciello fa riemergere un noto problema: le condizioni di lavoro degli operatori delle forze dell’ordine su strada. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Massimiliano Zetti, segretario generale aggiunto di SIM (Sindacato Italiano Militari) – Carabinieri e Stefano Paoloni, segretario generale del sindacato autonomo di polizia (SAP).

– Massimiliano Zetti, in questi casi qual è il sostegno dato alla famiglia della vittima?

– Noi abbiamo un sistema ben collaudato all'interno dell'Arma, si tratta del F.A.P.P, il Fondo Assistenza, Previdenza e Premi per il personale dell’Arma in favore dei parenti dei familiari dei colleghi deceduti in servizio. Abbiamo anche un'organizzazione chiamata Onaomac che si occupa dell'assistenza dei figli rimasti orfani dei colleghi deceduti e che li accompagna fino alla maggiore età. I figli vengono seguiti costantemente ricevendo assistenza continua sotto ogni profilo: morale, materiale a loro ed alle famiglie. Tutto ciò viene alimentato dai contributi degli stessi colleghi che pagano una quota mensile, è una cosa molto bella che noi abbiamo nell'Arma dei Carabinieri.

– In questi giorni si parla tanto di questa triste e grave vicenda, c'è anche chi ha parlato di estradizione per i due americani indagati, lei cosa ne pensa?

– Dal punto di vista normativo e della legge, essendo stato il reato commesso in Italia ricade sotto la giurisdizione italiana. È vero però anche che secondo le norme internazionali vi sono facoltà dei paesi di origine del cittadino sottoposto a procedimento penale di richiedere l'estradizione in taluni casi. Non so se questo sia uno di quei casi, perché mi sembra un caso abbastanza chiaro, non credo che gli Stati Uniti chiederanno l'estradizione ad un Paese dell'Unione Europea e democratico come l'Italia.

– Questa storia fa riemergere un vecchio problema, ovvero quello della situazione degli operatori che lavorano su strada, quindi la Polizia, i Carabinieri, la Polizia Locale. Difendersi spesso diventa difficile ed usare l'arma diventa un problema, come giudica le condizioni di lavoro degli agenti che operano su strada?

– Gli agenti che operano su strada, noi l'abbiamo ribadito più volte come sindacato, vivono una situazione particolare che lascia alla discrezionalità dei magistrati la valutazione dei fatti ogni qual volta si interviene con l'uso delle armi. Perciò gli operatori, nonostante ci siano delle regole di ingaggio, spesso quando si trovano a dover decidere in una frazione di secondo se utilizzare l'arma o no, sanno di andare sicuramente in contro ad un procedimento penale, che pur essendo un atto dovuto non è affatto piacevole. Quindi i colleghi operanti sulla strada si trovano in una condizione di poca serenità.

– Che cosa chiedete?

– Gli operatori che sono fuori hanno bisogno di serenità legislativa nel momento in cui dovranno usare le armi, sapendo di avere dietro uno Stato che normalmente dovrebbe essere dalla loro parte. È chiaro che una valutazione su un effettivo eccesso deve essere fatta, bisogna però partire dal presupposto che noi siamo su un piano diverso rispetto a quelli che ci si contrappongono. Noi rappresentiamo lo Stato.

La tutela del lavoro deve valere anche per noi, dovremmo avere degli strumenti di protezione che oggi spesso non abbiamo, per fare un esempio: il taser è uno strumento che ormai andrebbe dato a tutti in dotazione per poter evitare di usare armi letali, quando ci troviamo ad intervenire su soggetti esagitati o dotati di arma bianca. Dovremmo avere dei guanti antitaglio, le bodycam sulle uniformi e sulle auto. Dovremmo inoltre avere le telecamere nelle stanze degli arrestati o dei fermati. Ci sono stati dei casi, che fortunatamente sono stati ripresi da parte degli operatori con il telefonino, di persone che hanno sbattuto la testa e fatto atti di autolesionismo ma che fortunatamente sono stati ripresi, altrimenti ci sarebbe stato il processo mediatico il giorno dopo su chi aveva causato le lesioni a quel tizio in stato di arresto o di fermo. Noi quindi chiediamo delle garanzie per i nostri operatori.

– Quali pensa che siano quindi i primi passi che la politica dovrebbe percorrere per migliorare la condizione degli operatori?

– Dare strumenti sia operativi che legislativi. Mi rifaccio ad una proposta fatta da un sindacato di polizia: quando si tratta di sottoporre ad indagine o sottoporre ad un fatto dove c'è stato l'uso delle armi dovrebbe essere il procuratore generale in persona a gestire la pratica e non magari il giovane pubblico ministero che da poco si trova lì. E' necessario che il caso sia sottoposto a persone di un certa esperienza ed anzianità al fine di valutare con serenità l'accaduto.

Noi non vogliamo sottrarci alla valutazione della legge e dell'accaduto, ma vogliamo partire dal presupposto che noi in quel momento rappresentiamo lo Stato. Il problema è che si genera un sentimento di protezione nei confronti di chi delinque, il quale si approfitta del fatto che noi abbiamo delle remore ad utilizzare l'arma.

– Quindi vi aspettate dei passi in avanti da parte della politica?

– Io ho sempre dichiarato che ci sentiamo abbandonati dalla politica, il decreto sicurezza bis dovrebbe comprendere tutte queste misure anche a protezione degli operatori. Il discorso è semplice: se gli operatori della sicurezza operano con serenità va tutto a beneficio dei cittadini. Siamo ormai arrivati a 70 casi dall'inizio dell'anno di aggressioni alle forze dell'ordine in uniforme, più le forze dell'ordine non vengono aggredite e non si fanno male, più pattuglie abbiamo disponibili, è una questione matematica.


Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista anche Stefano Paoloni, segretario generale del sindacato autonomo di polizia (SAP).

– Stefano Paoloni, per iniziare vorrei chiederle un commento sul tragico assassinio del vicebrigadiere Mario Carciello Rega.

– E' una tragedia, il nostro pensiero va prima di tutto ai familiari del collega Mario caduto in servizio ed ai colleghi dell'Arma dei Carabinieri.

– Qual è a suo parere l'importanza che i colpevoli paghino il loro delitto in Italia?

– Io mi auguro che le due persone che si sono rese oggetto di questo efferato omicidio ne rispondano pienamente. Credo sia molto importante che questo avvenga in Italia, perché oggi esiste nel nostro Paese vi è un forte senso di impunità e quindi i delinquenti si sentono sempre più legittimati a delinquere. Credo che se questi delinquenti pagheranno a pieno per le loro azioni sarà un importante messaggio.

– Proviamo ad immaginare se questa stessa vicenda fosse accaduta in America, come sarebbe andata secondo lei?

– Parliamo di un sistema legislativo molto diverso dal nostro, inoltre in America c'è un modello organizzativo assolutamente differente. Pensiamo ad esempio che in America la maggior parte dei poliziotti opera da solo, ovvero in maniera singola. Questo sta a significare che hanno maggiori tutele, dotazioni e strumenti per poterlo fare. Immagino che a parti invertite la presa di posizione sarebbe stata molto rigida negli Stati Uniti.

– Cioè?

– Parlo della presa di posizione da parte delle istituzioni, credo che abbiano un rispetto nei confronti delle forze dell'ordine riconoscendo il ruolo e la funzione di servizio che danno alla collettività e che gli riconoscano pienamente tale ruolo. Tant'è vero che la mamma di uno dei ragazzi, oggi intervistata, quando le chiedevano quali fossero le intenzioni e le strategie difensive continuava a ribadire il cordoglio nei confronti dei familiari del collega Mario.

– Come valuta invece le reazioni che si sono manifestate in Italia da parte dei politici, delle istituzioni e dell'opinione pubblica?

​​– La reazione dell'opinione pubblica non mi ha stupito per nulla, poiché la Polizia e i Carabinieri si contendono tutti gli anni il primato riguardo alla fiducia nei confronti delle istituzioni. Quindi in un momento come questo, caratterizzato da una tragedia ed una perdita così grave la gente si è unita al dolore, al cordoglio ed alla gravità dell'accaduto. Purtroppo, anche se non mi meraviglia più, mi stupisce l'atteggiamento della politica, rispetto alla quale auspico sempre un senso istituzionale del Paese forte, ma purtroppo ogni volta le mie speranze cadono nel vuoto ...

Purtroppo ogni volta si schierano due o tre fazioni sostenendo tesi differenti mentre invece in questi casi mi aspetterei maggior senso di responsabilità, maggiore senso istituzionale e forti e chiare prese di posizione e che tutti prendessero pienamente le distanze dai violenti e dai delinquenti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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