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17:16 23 Agosto 2019
Tratto da ‘Quarto potere’ (Citizen Kane)

Drammi da prima pagina: figli di politici, moto d’acqua e giornalisti ‘brutalizzati’

© Foto: RKO Radio Pictures, still photographer Alexander Kahle [Public domain]
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Alessio Trovato
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Ma vogliamo dirla tutta? Se le prime pagine dei giornali non aprono con Assange che rischia estradizione e tortura, con l’Iran che torna ad arricchire l’uranio perchè gli abbiamo stracciato gli accordi, con Gaza, Yemen, Venezuela, Donbass o Siria bloccate, ma aprono con le stupidate estive delle moto d’acqua... la colpa è anche vostra!

E sì, perchè, diciamocelo, se i giornali scrivono quelle robacce lì, il nostro per primo, è perchè sono quelle che voi preferite leggere. Lo dicono le statistiche, non me lo sto inventando. Più l’articolo è approfondito, più parla di temi seri per la nostra sopravvivenza, meno viene letto. Al contrario se fai un copia e incolla di un asteroide che passa a 10 milioni di chilometri e scrivi che rischiamo l’impatto, dell’extraterreste sceso a fare rifornimento, del terremoto 1.8 che non sentono manco i gatti, del nuovo preparato che cura la calvizie (e non la cura), ecco che fai il pieno. È matematica, ci sono i numeri. Non c’è niente da contestare. È così.

Per cui cosa c’è di meglio per una redazione in una bella giornata estiva (stamattina qui a Mosca erano 9 gradi, forse è anche per quello che mi girano), di pubblicare in prima pagina la storiella del figlio di Salvini che si fa il giro in moto d’acqua della polizia e del povero giornalista che voleva fare la ripresina e gliel’hanno ‘brutalmente’ impedito? Talmente brutalmente impedito che si sono permessi ripetutamente di invitarlo candidamente a desistere e poi lui di fatto la ripresa se l’è fatta tutta e pubblicata comunque. Tema ideale – se la leggeranno di gusto sia tutti quelli che odiano Salvini che tutti quelli che lo amano, gli uni accusando di quanto sia dispotico, gli altri per dire ai primi di quanto siano scemi. E avanti così tutta la giornata al mare sotto l’ombrellone a leggere di questa minchiata mentre il settimo cavaliere dell’apocalisse apre l’ultimo sigillo.

Fine dell’articolo 1. Adesso passo all’articolo 2. Li metto insieme perchè così mi sento meno in colpa per gli spazi editoriali di cui abuso per parlare di questa roba che in un mondo normale andrebbe in quindicesima pagina.

Padri e figli – ma chi è il più biricchino in politica?

Ecco, questo è un tema interessante in questa stagione di paternali incrociate. Confrontiamo Salvini che abusa dei suoi ‘immensi poteri’ (immensi s’è visto con Carola) per far fare un giro al figlio con la moto d’acqua della polizia e poi non si scusa per il trattamento ‘repressivo’ riservato al cronista di Repubblica, con altri episodi celebri della nostra cronaca nazionale riguardanti la terribile combinazione padri/figli/politica. Procediamo in ordine sparso, come da mio solito.

29 luglio 2018 – caso Daisy Osakue

Daisy Oyemwenosa Osakue, discobola italiana di origini nigeriane, viene colpita da un uovo lanciato da un’auto in corsa a Moncalieri. Per giorni i media gridano all’atto di matrice razziale accusando le estreme destre ed i leghisti. Il 2 agosto viene fuori che erano stati dei ragazzi di buona famiglia che avevano preso l’auto di papà per andare a fare scherzi goliardici alla ‘amici miei’. Solo che il papà era un consigliere del comune di Vinovo del PD. Non si parlò più di movente razziale. In questo caso il più biricchino è stato senz’altro il figlio. O almeno si spera.

Famiglia Bossi

Renzo Bossi, detto ‘il Trota’ (il Trota perchè quando al padre chiesero se fosse il suo ‘delfino’ questi rispose ‘al limite una trota’). Coinvolto nell’inchiesta sull’appropriazione indebita dei rimborsi elettorali nel 2012, una laurea presa in Albania senza mai essere stato in Albania – frasi celebri: “Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga”. Ora fa l’influencer.

Il fratello Riccardo, anch’egli accusato di aver utilizzato in maniera illecita i soldi della Lega, venne condannato anche a 9 mesi per truffa e insolvenza fraudolenta per merce non pagata ad un gioielliere.

Naturalmente a seconda delle preferenze politiche c’è chi dice che Bossi padre abbia fatto anche di peggio. Per ora non assegniamo il premio.

Famiglia Berlusconi

Qui non ci sono dubbi. In famiglia il più ‘biricchino’ è stato senz’altro papà. Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi, su di loro non se n’è mai sentita una. Mai che abbiano preso una moto d’acqua altrui, hanno le loro, mai uno scandalo, niente. È il papy invece a essere più volte salito agli onori delle cronache. Ma non facciamo un excursus, sarebbe un discorso prolisso. Limitiamoci a ricordare piuttosto di quella volta che disse “Assolutamente NO! Lo giuro sulla testa dei miei figli” – rispondendo alla domanda del giudice: “Lei ha mai avuto rapporti ‘piccanti’ con minorenni?”. Detto tutto.

Famiglia Renzi

A parte il figlioletto Matteo, i signori Tiziano e Laura ne hanno combinata un’altra grossa, stando almeno al Tribunale di Firenze che ha preso in consegna il loro caso – si parla di bancarotta fraudolenta ed emissione di fatture false. Arresti domiciliari commutati in interdizione per 8 mesi dall’esercizio dell’attività imprenditoriale. La palma del ‘birbaccione’ però io non mi sentirei di assegnarla ai genitori, se non altro per quello che disse lo stesso figlio Matteo in proposito: “se non avessi fatto politica, i miei genitori non avrebbero subìto questo”. Magari è vero il contrario – se in Italia non ti adatti a fare anche queste cose, forse i figli non possono fare politica.

E il gioco potrebbe continuare a lungo. Senza tirare in ballo il tema del nepotismo, dei clan, delle dinastie o delle raccomandazioni, quando in famiglia arriva anche solo un po’ di potere, c’è sempre il rischio che qualcuno dei membri ne voglia approfittare. Almeno un po’. È storia. Quella della moto d’acqua non sarà forse da sottovalutare, ma neanche forse il caso di fare tutto questo dramma e scriverne tante. Fidatevi, ci sono cose più serie da leggere. Cercate bene.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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