17:20 14 Dicembre 2019
Millennials

Eurispes: per 70 % dei Millennials italiani i figli non sono indispensabili

© flickr.com / ITU Pictures
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Un interessantissimo studio sui valori dei cosiddetti Millennials (la prima generazione iperconnessa) e sulla loro visione sui cliché del passato è stato recentemente realizzato dall’Istituto di ricerca degli italiani Eurispes.

L’Eurispes, attraverso la ricerca Soprattutto Io. Coppie millennials tra stereotipi, nuovi valori e libertà”, tenta di comprendere quanto gli stereotipi del passato siano tuttora presenti nell’educazione dei Millennial di oggi. L'indagine è stata condotta su un campione di mille persone aventi tra i 18 e i 30 anni, stratificato in base alla distribuzione della popolazione per sesso ed area geografica. I questionari hanno indagato una serie di aree tematiche relative ai rapporti sentimentali, l'amore e la sessualità: visione della vita di coppia e dei rapporti uomo-donna, stereotipi di genere, abitudini sessuali e rapporti disfunzionali.

Quali sono le priorità dei Millennials? Cosa davvero pensano i giovani italiani di amore e della famiglia ma anche di grandi temi etici ed economici? Come vivono la propria sessualità e il mondo dell’eros? Quali conseguenze potrebbero avere le loro scelte sul futuro della società italiana? Per scoprirlo Sputnik-Italia si è rivolto al vice direttore dell’Istituto di ricerca degli italiani Eurispes Raffaela Saso.

– Dott.ssa Saso, cosa vi ha spinto di condurre la ricerca “Soprattutto Io”?

– Rientra da sempre nella tradizione dell’Eurispes l’esplorazione dell’universo giovanile, dei bisogni, le aspettative, i valori ed i timori dei ragazzi italiani. In quest’ottica, abbiamo sviluppato una ricerca che ha indagato in che modo i giovani dai 18 ai 30 anni vivono i rapporti di coppia, i sentimenti, la sessualità, i progetti familiari e di realizzazione personale. Il nostro obiettivo è osservare i principali cambiamenti che interessano le nuove generazioni ed evidenziare eventuali fragilità sulle quali le agenzie di socializzazione e le istituzioni potrebbero intervenire. Conoscere gli adulti di domani è senz’altro essenziale per comprendere il futuro del nostro Paese.

– Quanto i cliché del passato sono presenti nell'educazione di giovani di oggi? 

– Il sistema dei valori è in continua evoluzione e rappresenta il risultato di molteplici influenze: quelle della famiglia d’origine, della società in cui si cresce, della personalità dell’individuo e delle sue esperienze. L’impressione è che molti clichè siano duri a scomparire ed influenzino anche i Millennials. È tuttavia innegabile un graduale mutamento, che si riflette in un approccio in parte diverso rispetto a quello delle generazioni passate.

– Cosa pensano i Millennials italiani, che sono nati negli anni della rivoluzione digitale, dell’amore? Questo sentimento per loro, come all’epoca per i loro nonni, non ha prezzo oppure si?

– Siamo convinti che la rivoluzione digitale possa determinare il mutamento delle modalità di incontro, approccio, comunicazione tra i giovani (ma ormai anche tra gli adulti), ma abbia un peso relativo sull’importanza che i ragazzi attribuiscono ai legami sentimentali. Il desiderio di un legame sentimentale, più o meno duraturo, rimane radicato nella maggioranza dei giovani. Per certi versi la scelta del partner è oggi meno “pragmatica” e più istintiva che in passato. Nella scelta del partner, la componente economica influisce “abbastanza” per un quarto degli intervistati (24,6%) e “molto” per il 7%, ma per la netta maggioranza (68,4%) gli aspetti economici hanno “per niente” valore (39,7%) e “poco” valore (28,7%).

– La vita di coppia rimane ancora una delle aspirazioni importanti della vita?

– La ricerca conferma che è ancora così. Per quasi 8 giovani su 10 riuscire a costruire una relazione duratura è un obiettivo importante nella vita, solo per il 12% si tratta di un obiettivo che ha “poca” importanza e per il 9,7% non rientra proprio nei propri progetti di vita. Per le ragazze, in particolare, questo traguardo è fondamentale (per quasi la metà è molto importante); come pure per coloro che sono cresciuti con entrambi i genitori, sposati o conviventi.

– In Italia le nascite sono in calo oramai da 10 anni. La presenza dei figli in una coppia giovane è ancora considerata indispensabile?  

– Dalla nostra indagine risulta che per quasi 7 giovani su 10 (67,6%) la vita di coppia può essere pienamente appagante anche senza figli. Per quasi un terzo dei ragazzi, invece, la presenza dei figli è indispensabile. Se un tempo i giovani venivano educati con l’idea che la famiglia fosse composta da una coppia sposata e dei figli, oggi quella dei figli appare generalmente come una libera scelta degli individui, determinata dalle condizioni di vita e dalle aspirazioni personali.

– L’Istat sostiene che gli italiani non fanno più figli perché i giovani entrano troppo tardi nel mondo del lavoro. Condivide questo parere?

Il costante calo della natalità che caratterizza in modo particolare il nostro Paese è il risultato di una serie complessa di fattori. Il processo è iniziato nei decenni passati con il crescente ingresso della donna nel mercato del lavoro e con la secolarizzazione della società. Hanno poi influito elementi come l’aumento dell’età dei coniugi al momento delle nozze ed il ritardo nell’ingresso del mondo del lavoro (anche come conseguenza della tendenza a proseguire gli studi). Nella società italiana contemporanea anche i fattori economici giocano un ruolo fondamentale: i giovani diventano economicamente autonomi molto più tardi rispetto al passato, la disoccupazione, la diffusione della precarietà lavorativa, l’abbassamento del potere di acquisto rendono molto difficile, quando non impossibile, per le nuove generazioni scegliere di avere figli – ed ancor più scegliere di averne più di uno. A ciò si aggiunge, per una parte dei ragazzi, la minore centralità della genitorialità nella realizzazione personale.

– Per i Millennials il work-life balance è una priorità assoluta, ma in Italia le neomamme spesso sono costrette a scegliere tra famiglia e carriera. Secondo il vostro studio, oltre 7 donne su 10 (74%) non ritengono giusto rinunciare alla carriera per i figli. Come dobbiamo leggere queste cifre?

– Anche per le donne, sempre più presenti nel mondo del lavoro, nonostante il ritardo italiano rispetto ai principali paesi occidentali, la realizzazione professionale e la conseguente indipendenza economica rappresentano un traguardo importante. Nel nostro Paese, tuttavia, il sostegno alle famiglie ed alla genitorialità continua ad essere inadeguato. L’Eurispes ha definito “acrobate” le donne costrette a dividersi e barcamenarsi tra lavoro e vita domestica, ed in particolare cura dei figli. Soprattutto per questa ragione per molte donne – coloro che non possono contare sull’aiuto di altri familiari o sulle risorse economiche necessarie per pagare nidi privati e baby sitter – si pone una vera e propria scelta obbligata tra carriera e maternità.

– Cosa invece pensano i rappresentati della Generazione Y delle questioni etiche e sociali come l’aborto, le unioni civili, la possibilità di adottare da parte di persone singole o omossessuali?

– Alcuni temi etici un tempo oggetto di accesi dibattiti sono ormai visti dalla quasi totalità dei 18-30enni come conquiste già acquisite. Il divorzio è visto come una conquista sociale dal 93,9% dei giovani che hanno partecipato alla nostra indagine, la legalizzazione dell’aborto dall’86%, il congedo parentale per entrambi i genitori dall’83,7%, il riconoscimento delle unioni civili da quasi 8 su 10. Divorzio ed aborto sono diventate leggi molto prima che i ragazzi intervistati nascessero. Su alcuni temi, invece, i Millennials appaiono ancora divisi tra modernità e valori di una volta. La possibilità di adozione per una persona singola raggiunge il 66,1% di favorevoli, mentre la possibilità di adottare per le coppie omosessuali sfiora il 64%. In entrambi i casi si tratta di temi ancora ampiamente dibattuti. Su tutte le questioni le donne si dimostrano più aperte degli uomini. Sul tema delle adozioni l’orientamento politico si rivela decisivo; i ragazzi di centro-sinistra sono più progressisti rispetto a quelli di centro-destra e Movimento 5 Stelle.

– Com’è cambiato l’atteggiamento rispetto a temi “tabù” come il legame tra persone tra le quali esiste una notevole differenza di età o di condizione sociale ed economica?

© Fotolia / Aleksey Ipatov

– In generale, i ragazzi tendono a rivendicare il diritto di scegliere il partner senza condizionamenti sociali e rispetto delle convenzioni. Si dimostrano sentimentali e pragmatici al tempo stesso, ma desiderosi di libertà. La metà dei ragazzi italiani crede nella possibilità di durata di una relazione sentimentale tra due partner che hanno una notevole differenza di età, sia nel caso in cui sia l’uomo ad essere più grande, sia nel caso in cui sia più grande la donna (solo un quarto del campione si esprime negativamente in ogni caso). Tuttavia, alcuni clichè si dimostrano resistenti: secondo un intervistato su cinque (20,1%) la relazione può avere successo solo se è l’uomo ad essere molto più grande; mentre solo il 3,7% pensa che la coppia possa essere felice se ad essere molto più grande è la donna. Frequentare un partner che possiede uno status socio-economico diverso dal proprio non rappresenta un problema per la maggioranza dei ragazzi (62,4%); 1 su 5 pensa che sia soddisfacente solo se il partner è di status maggiore, il 2,7%, invece, pensa lo sia se il partner è di status minore; non è soddisfacente per una minoranza dei giovani (il 14,8%).

– Avendo adesso a disposizione questa fotografia composta di numeri e percentuali, come vede l’Italia fra 50 anni? Saremmo costretti a vivere in una società liquida? 

– Probabilmente sì. Sebbene la storia ci insegni come il sistema dei valori condivisi proceda per corsi e ricorsi piuttosto che con un andamento lineare in un’unica direzione, è lecito presumere che nei prossimi decenni i rapporti saranno meno istituzionalizzati, le categorie che li definiscono meno rigide. Da molto tempo l’Eurispes, ad esempio, parla di famiglie, anziché di famiglia, come la si intendeva in passato. In una realtà complessa anche le dinamiche sentimentali e relazionali crescono di complessità. Per comprendere davvero le nuove generazioni, senza semplificarne cambiamenti e tensioni, occorre ricordare che nessun identikit può raccontare “tutti i ragazzi”: continueranno ad esistere individualità differenti con le loro peculiarità e singolarità anche nel quadro di una società che si evolve e che muta.

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