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13:24 24 Agosto 2019
Rom

Censimento e sgomberi campi rom, la ricetta di Salvini funzionerà?

© AP Photo / Petr David Josek
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Tatiana Santi
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Il ministro dell’interno Matteo Salvini ha inviato ai prefetti una circolare in cui si chiede di stilare una relazione relativa agli insediamenti rom, sinti e caminanti presenti sul territorio italiano. Previsto un successivo piano di sgomberi. Come andrebbe risolto il problema dei campi rom abusivi, realtà di degrado e illegalità?

La direttiva inviata ai prefetti dal ministro dell’interno Salvini in merito al censimento degli insediamenti rom ha fatto riemergere un problema ben noto e tuttora irrisolto. Alcuni sindaci, compreso il primo cittadino di Milano Giuseppe Sala, hanno detto “no” alla circolare del vicepremier.

In Italia secondo i dati dell’associazione 21 luglio Campi rom, al di là delle polemiche il problema è tutto da risolvere sarebbe compreso fra le 120 e le 180 mila unità. 26 mila sarebbero i rom e sinti stimati che vivono nelle baraccopoli, di cui 16400 negli insediamenti formali e 9600 in quelli informali. Il Viminale oltre al censimento punta successivamente agli sgomberi dei campi rom abusivi. È la strada giusta per l’integrazione di rom e sinti nella società italiana? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Dijana Pavlovic, portavoce del movimento Kethane-rom e sinti per l’Italia.

— Dijana Pavlovic, cosa ne pensa del censimento dei campi rom voluto dal Viminale?

— Non è un censimento vero e proprio, ma è un censimento degli insediamenti rom, sinti e caminanti come scritto nella direttiva. Non censiranno quindi le persone, ma insediamenti regolari ed irregolari dove vivono rom, sinti e caminanti, la circolare prescrive quindi l'iter ai prefetti e poi parla di un secondo passo relativo agli sgomberi. Se ha quindi un insediamento regolare o irregolare di rom in un luogo e a fianco ha una baraccopoli di lavoratori stagionali, migranti o chiunque altro, la polizia dovrebbe venire a censire e a mettere nell'elenco solo l'insediamento dei rom, anche se quello è regolare ed invece quello a fianco è abusivo.

— Quindi a suo giudizio è una misura mirata contro i rom?

— Beh sì, nell'oggetto c'è proprio scritto. Si chiede ai prefetti di stilare un elenco ed evidenziare tutte le criticità relative ad insediamenti di rom, sinti e caminanti. Abbiamo quindi due problemi: il primo è che è sicuramente discriminatorio poiché è su base etnica e quindi i prefetti dovrebbero cercare di ripristinare la legalità solo negli insediamenti rom, sinti e caminanti, cercando solo lì eventuali abusi edilizi o quant'altro.

Abbiamo poi un secondo problema: in Italia i rom, i sinti ed i caminanti non sono riconosciuti come una minoranza storico linguistica mentre invece ce ne sono altre dodici che sono riconosciute. Bisognerebbe quindi capire in base a quale criterio i prefetti devono decidere chi è rom e chi è sinto. Noi parliamo di persone che hanno carte d'identità italiane, comunitarie o extracomunitarie, ma dove c'è scritto che sono rom o sinti? Come fa il prefetto da un punto di vista giuridico ed amministrativo a decidere chi è rom e chi è sinto? Abbiamo avuto dei casi incredibili.

Luigi Di Maio
© AP Photo / Andrew Medichini

— Cioè?

— Ne abbiamo anche le prove: la polizia è andata da sinti che vivevano in condizioni perfettamente regolari come qualunque altro italiano: avevano delle villette in muratura su dei terreni perfettamente edificabili dove però la polizia è andata a chiedere in quante persone fossero o se ci fossero altri problemi solo perché erano sinti. Noi abbiamo un video dal quale si vede un poliziotto che viene a chiedere quanti fossero. La domanda quindi è: chi ha detto al poliziotto che loro sono sinti?

Noi adesso ci stiamo preparando da un punto di vista giuridico agli sgomberi sistematici, quelli voluti da Salvini facendo finta che non esista la strategia nazionale di inclusione di rom, sinti e caminanti. La strategia che il Parlamento europeo ed il consiglio dei ministri italiano ha approvato ma non ha applicato, secondo la quale bisognerebbe agire affinché si superino i problemi di disagio e di segregazione con le politiche sociali e non con le forze dell'ordine.

— Oltre al censimento sono previsti anche gli sgomberi. I campi rom regolari, ma soprattutto quelli abusivi, rappresentano un problema per le città e per i centri abitativi essendo luogo di degrado. Salvini parla di sgomberi. Cosa bisognerebbe fare a suo giudizio invce per risolvere il problema dei campi abusivi rom?

— Non c'è nessun segreto: l'unico modo possibile ed efficace sono le politiche sociali: rendere possibile alle persone di avere accesso alla casa, al lavoro e alla salute. I campi nomadi non li abbiamo inventati noi, ma li hanno inventati le associazioni italiane che hanno creato i campi nomadi per i rom ed i sinti. Per trent'anni i rom ed i sinti sono stati segregati nei grandi campi, come quello di Roma o di Napoli, non parliamo di una scelta per le persone ma dell'unica opzione possibile poiché vivono in una condizione di estrema povertà e sono in più discriminati. Queste persone non possono fare come tutti gli altri, cioè cercarsi un lavoro o una casa ...

— Questa infatti è proprio la critica che viene loro mossa, ovvero che il lavoro non lo vogliono e non pagano le tasse e quindi perché dovrebbero avere aiuti diversi?

— Ci sono delle indagini a livello europeo ed italiano da trent'anni, le più importanti istituzioni europee ed italiane, spiegano perché rom e sinti sono in una situazione particolare. Lo dicono chiaramente: perché oltre alle difficoltà normali che hanno tutti i cittadini in una situazione di crisi economica come la mancanza di lavoro e di una casa, c'è l'elemento discriminatorio e quindi per loro è trecento volte più difficile trovare un lavoro, avere una casa e addirittura andare a scuola. Parliamo di un popolo che storicamente ha subito uno sterminio.

Abbiamo quindi un problema di discriminazione che impedisce anche a coloro che sono più volenterosi e capaci perché per avere un lavoro devi nascondere di essere rom o sinto altrimenti vieni licenziato. Se una persona con dei soldi va ad affittare una casa si deve togliere la gonna lunga, perché se ce l'hai e capiscono che sei rom non hai alcuna speranza. Questo l'abbiamo visto quando hanno sgomberato Camping River: nessuna delle famiglie, pur avendo dei soldi a disposizione, è riuscita tramite le agenzie a trovare una casa da affittare.

— Quindi la permanenza dei rom in questi campi è dovuta solo alla mancanza di risorse economiche e alla discriminazione. Non è dovuto anche a fattori culturali?

— Quando parliamo di campi è una situazione veramente molto complessa, quando parliamo di quelli di Roma, dove ci sono più di mille persone, lei deve guardare a quel fenomeno come a quello di qualsiasi bidonville dei quartieri più poveri del mondo. Quello non è un fatto culturale, le persone non si mettono a vivere insieme in mille perché vogliono vivere così nel campo.

Quando parliamo di sinti, che vivono normalmente in delle aree di loro proprietà in delle famiglie allargate da quindici a venti - venticinque persone quello è un fatto culturale. La differenza qual è: noi non amiamo i campi ma viviamo in una famiglia allargata. Non è che viviamo insieme perché siamo di etnia rom, viviamo insieme perché siamo parte di una famiglia. Quei mille che vivono nel campo di via di Salone a Roma non sono famiglie, non hanno scelto di stare insieme perché sono rom, ma perché lo Stato ha creato un campo con dei container dicendo che quella era la soluzione per loro.

Le microaree invece sono tutto un altro tipo di abitazione e per noi una soluzione perfetta per superare i campi poiché in questo caso le persone sono responsabili del luogo nel quale vivono, lo curano e vivono in una famiglia allargata ed è tutto controllato. In questo caso non ci sarebbe più bisogno di assistenza o associazioni che se ne occupano. Questa di cui le parlavo è una delle possibilità indicate dalla strategia nazionale.

— Lei è fiduciosa che l'integrazione nella società dei rom sia possibile?

— Io non sono fiduciosa, ma ne sono assolutamente certa. A parte poi che la maggioranza dei rom vive in condizioni diverse da quelle dei campi, ma parliamo della parte più povera e fragile del nostro popolo. Non è che sono fiduciosa, non c'è bisogno per i rom di integrarsi, loro fanno già parte di questa società e sono assolutamente integrati nella società italiana. Stiamo parlando di una parte di queste persone che vive in estrema povertà nei confronti delle quali bisogna fare delle politiche sociali come prevede la Costituzione e le leggi di qualsiasi stato civile.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

Tags:
Rom, Intervista, Matteo Salvini
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