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06:57 26 Agosto 2019

Ritornano i No Ponte: ecco perché il ponte di Messina è una truffa - Video

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Clara Statello
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Non c'erano solo centinaia di messinesi ieri al corteo di Torre Faro, la punta della Sicilia più vicina allo stivale, che era stata indicata per la costruzione del ponte sullo stretto.

A dire SÍ al potenziamento delle infrastrutture, alla messa in sicurezza del territorio e degli edifici scolastici, a un piano strategico di rilancio di investimenti per far uscire la regione da una situazione di sfracelo delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto, all'implementazione di un'economia che permetta ai siciliani di restare nella propria terra, e NO al ponte, sono accorsi attivisti da tutte le province dell'isola, dalla Calabria, dalla Puglia e persino dalla Campania.

Un movimento che torna in piazza dopo sei anni e dopo la messa in liquidazione della Società Stretto di Messina, che sembrava essere la pietra tombale della storia infinita del ponte sullo stretto. Che si pone in connessione con gli altri movimenti territoriali, regionali e non solo. Erano presenti infatti esponenti dei movimenti siciliani No Muos e No Triv, i pugliesi No Tap, il comitato il Sud Conta e gli indipendentisti di Antudo. Un movimento meridionalista agli albori, che attraverso i comitati si articola nei diversi territori, e che ha come riferimento le lotte contro le grandi opere, come ad esempio quella con i No Tav, con cui ci sono stretti legami.

La vicenda del ponte si era chiusa con un nulla di fatto. Anzi, in realtà non è ancora finita. Al danno di aver speso 312 milioni di euro per un'opera su cui non era stata posta neanche una pietra sopra l'altra, si è aggiunta la beffa delle penali da pagare. Persino la Società Stretto di Messina, società a partecipazione pubblica, aveva chiesto un indennizzo allo Stato, cioè e se stessa. Se le società che hanno aperto un contenzioso per le penali, dovessere vincerlo, il costo del ponte mai costruito lieviterebbe a oltre un miliardo di euro.

Proprio adesso che l'Europa è in procinto di diventare un cantiere e in ballo ci sono 40miliardi di euro da stanziare per i corridoi europei, il sindaco di Messina Cateno De Luca, ha rilanciato il progetto del ponte, come opera fondamentale che farà da volano per la costruzione di una serie di infrastrutture che ammoderneranno il territorio e che permetterà di portare l'alta velocità sull'isola. Il Presindente della Regione Sicilia, dinnanzi al no del ministro Toninelli, ha ventilato l'idea di un referendum regionale sull'opera. A non essere convinto dal progetto è anche il ministro dell'Interno Salvini, che nella sua visita a Motta S.Anastasia, aveva detto "Prima le strade"1.

La possibilità che il rilancio del progetto possa permettere lo spreco di altre centinaia di milioni di euro, che dovrebbero essere usati per ammodernare le infrastrutture e mettere in sicurezza il territorio, il movimento No Ponte ha deciso di ricomporsi e mettersi in connessione con le altre realtà territoriali. Un movimento che non fa della contrarietà al ponte una questione ideologica, ma economica, finanziaria e strategica.

Sputnik Italia ha intervistato un esponente del movimento, il messinese Gino Sturniolo, per spiegarci la loro piattaforma e qual è la Sicilia che i No Ponte hanno in mente.

— Quali sono le ragioni di questa manifestazione?

— Le ragioni l'affermazione di una piattaforma alternativa al ponte sullo stretto, che contiene una serie di opere davvero utili al territorio. Come la messa in sicurezza del territorio prima di tutto, il riammodernamento della rete stradale e ferroviaria, la messa in sicurezza del nostro abitato – la maggior parte delle scuole, in cui mandiamo i nostri bambini, non sono a norma.

Di fronte a questo scenario che è uno scenario di disinvestimento, in questa ultima fase c'è stato un forte protagonismo di alcune forze politiche e istituzioni perriattivare l'iter del ponte.

Per questa ragione noi riteniamo che sia giunto il momento di mettere nuovamente in campo il movimento a sei anni dall'ultimo corteo.

Quello di oggi è un corteo importantissimo, perché per la prima volta il corteo non è reattivo rispetto a un iter in corso. E' un corteo positivo che guarda in avanti e che aspira a diventare un punto di riferimento per tutte quelle popolazioni che intendono tornare a decidere per il futuro della propria terra.

— Il progetto del ponte sembrava definitivamente cassato. E' davvero possibile riattivare l'iter?

— Quella del ponte sullo stretto è una storia persistente. Più volte è stato interrotto l'iter, più volte è stato riavviato. Questo succede perché abbiamo una classe politica completamente disperata e disperante. Non hanno niente in mano. Non sono capaci di offrire un futuro a questo territorio. Provano a costruire questo immaginario di una grande opera che dovrebbe rilanciare tutto, ma loro sanno bene di non avere neanche i soldi per farlo. E' un gesto di disperazione.

— L'Europa è in procinto di stanziare miliardi di euro per i cantieri europei. La Sicilia non rischia di rimanere esclusa se non presenta nessun progetto?

— La Sicilia rischia di rimanere fuori da tutto se le popolazioni locali non impongono un finanziamento per le opere utili. Solo il protagonismo sociale potrà fare in modo che in Sicilia arrivino i soldi e arrivino per opere utili.

— I sostenitori del ponte dicono che il ponte sarà il volano di tutta una serie di opere che porteranno la modernità in Sicilia. E' vero?

— Questo non è assolutamente vero. Tutta la politica delle grandi opere è un immenso meccanismo di furto delle risorse pubbliche, per concentrare questi soldi in pochissime tasche. Le tasche dei contractor e dei progettisti.

La migliore delle opere, per chi sta dentro questo dispositivo delle grandi opere, è l'opera che non si fa, quello che dura all'infinito. Da questo punto di vista il ponte sullo stretto è perfetto, perché aver fatto assolutamente nulla, hanno succhiato centinaia di milioni di euro. E questo è quello che vogliono continuare a fare.

  • Il corteo No Ponte
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Il corteo No Ponte

— L'insularità è comunque un problema per la Sicilia. Cosa si dovrebbe per superarlo in maniera efficiente e concreta?

— Noi non crediamo che l'insularità sia un problema. Noi crediamo che questa sia una enorme operazione ideologica. Il popolo siciliano è un popolo che storicamente un miscuglio di culture. Tutte queste culture che mescolandosi hanno dato vita a quello che oggi siamo noi, a quello che è la nostra storia, a quella che è la nostra cultura, a quella che è la nostra arte, a quella che è la nostra lingua, è avvenuto senza bisogno che ci fosse un ponte tra Messina e Reggio Calabria.

Il problema dell'insularità, dal punto di vista dei trasporti lo si risolverebbe senza problemi attraverso un trasporto pubblico nello stretto efficiente. E invece lì stanno tagliando. Tagliano sulle navi pubbliche, tagliano sui treni. Noi invece riteniamo che la continuità territoriale debba essere garantita attraverso il buon funzionamento del traghetto pubblico.

— Qual è la Sicilia che i No Ponte hanno in mente?

— La Sicilia che i No Ponte hanno in mente è la Sicilia che è dotata di strutture che consentano ai siciliani di potersi muovere all'interno della propria isola, con una certa velocità. Penso appunto a un elemento fondamentale del nostro programma che è il riammodernamento della rete stradale e ferroviaria.

Questo è fondamentale perché noi abbiamo bisogno di una economia siciliana, perché un'economia siciliana ci sia, ci vogliono infrastrutture interne. Bisogna infrastrutturare la Sicilia. Noi non vogliamo un'opera che consenta ai siciliani di andar via il più rapidamente possibile da questo territorio.

Per noi la bellezza di questo posto non è un intralcio, ma è anzi la possibilità di sviluppo per questo posto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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