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13:07 24 Agosto 2019
Il Presidente USA Ronald Reagan e Michail Gorbachev alla firma del trattato sull'eliminazione dei missili a lungo e medio raggio

Iran, missili, accordi stracciati... e quella improvvisa voglia di multilateralismo

© Sputnik . Yuryi Abramochkin
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Alessio Trovato
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Adesso che gli USA stracciano unilateralmente gli accordi base per la stabilità e la sicurezza mondiale – dal trattato INF sui missili a medio e corto raggio all’accordo sul nucleare iraniano, ecco che torna quella strana voglia di... multilateralismo. Ma guarda!

E’ una vita che si prova a parlare della teoria del New World Order introdotta ufficialmente da George Bush (Senior) nel 1991 e ribattuta da Putin a Monaco nel 2007 con la teoria opposta del multilateralismo. Mai sentito affrontare il tema sul mainstream italiano. Ma neppure occidentale in generale. Un tema come se non fosse mai esistito. Un unico centro di potere, di comando, un unico modo di pensare, oppure più centri di interesse, diverse culture, modi anche di governare?

Ogni scelta è legittima, ma parliamone almeno. Niente, per più di dieci anni senza che la questione venisse mai anche solo sollevata. Abbiamo visto guerre indotte, guerre per procura, rivoluzioni colorate, disastri di tutti i tipi. Poi ci siamo emozionati per i bambini che piangevano. Gli stessi che facevamo piangere anche noi senza neppure rendercene conto. Adesso però, adesso che il problema riguarda noi a livello non tanto di cuore, empatia pilotata o indotta dagli abili manipolatori mediatici, adesso che il problema riguarda invece il portafogli e la sicurezza diretta NOSTRA, ecco, adesso iniziamo a capire.

Si inizia a parlare di multipolarità, multilateralità, sovranità, indipendenza, libertà di scelta nelle decisioni internazionali. Certo, c’è anche chi come Zingaretti che scrive:

​Altro che "prima gli italiani", loro lavorano per mettere "prima i russi". Una strategia di politica estera con due piani pericolosi: la distruzione dell'Ue e l’allontanamento dal tessuto del multilateralismo internazionale incarnato da Stati Uniti e Nato.

Cioè costui ha capito, o fa finta di capire, (se c’è o ci fa non lo sapremo mai) che finora sono stati USA e NATO ad incarnare il multipolarismo grazie alla globalizzazione del pensiero unico e il New World Order. Il segnale però, pur se all’interno del suo paradosso spazio-temporale, è tuttavia positivo. Sì perchè il fatto stesso di indicare come nel ‘multilateralismo’ il bene di riferimento e non nella ‘governance globale’ alla Monti-Bilderberg, è già un enorme passo avanti. Non importa che si provi ad appropriarsi di una proprietà intellettuale altrui, Putin e i russi non verranno a farci causa per i diritti d’autore, l’importante è che adesso, grazie ai disastri che si stanno preannunciando, si inizi a capire l’importanza di vivere in un mondo più libero e dove ogni Paese possa decidere da sé la propria strada e le proprie alleanze nel rispetto comune. E’ prevedibile che tra un po’ Zingaretti pubblichi anche un tweet nel quale accuserà il Governo di volersi allontanare dal tessuto di sovranità nazionale incarnato dal PD. Teniamoci pronti.

Dall’altra parte, con meno sarcasmo e più realismo, vogliamo far notare le recenti affermazioni invece dell’On. Fabio Massimo Castaldo, novello Vicepresidente al Parlamento europeo che in un’intervista concessa a media russi afferma:

“Penso che la sospensione del Trattato INF sia una cattiva notizia per tutti, soprattutto per noi europei. Gli Stati Uniti e la Russia si danno la colpa l'un l'altro, ma questo è un gioco di due parti. A mio avviso, uno dei motivi del crollo del Trattato INF è l'assenza di firmatari di Pechino. Pertanto, ritengo che sia necessario iniziare i lavori su un accordo sulle armi di nuova generazione che sostituisca l'INF e includa la Cina nell'elenco dei partecipanti”.

Ecco, questo sì è un discorso che inizia a piacere sul serio. A parte naturalmente la nota sul fatto che il fallimento dell’INF sarebbe colpa di Russia come di USA. Il fatto però di venire spontaneamente a dire che si sarebbe dovuta coinvolgere anche la Cina è un segnale di multelateralismo concreto e non solo chiacchierato. Cioè piano piano si comincia a capire il valore del concetto di coinvolgere nei grandi processi che riguardano tutti... appunto tutti.

Lo stesso On. Cataldo lo ritroviamo in questo intervento:

“Guardati dal nemico ma dall’amico guardati cento volte… complicata situazione che si è creata a seguito della decisione americana di ritirarsi UNILATERALMENTE dall’accordo sul nucleare iraniano... credo che la decisione statunitense di lasciare UNILATERALMENTE (e due) l’accordo rappresenti un errore storico e sono convinto sia nostro dovere fare tutto il possibile per salvaguardarlo... se dovessimo fallire si renderebbe evidente che USA in primis e Occidente tutto non sono più partner affidabili nel mantenere la parola data... agli alleati statunitensi dico – attenzione ad abbandonare il MULTILATERALISMO (e tre) in favore di confronti BILATERALI (quattro), può essere un’arma a doppio taglio anche per voi...”

Questo estratto contiene in nuce tutto quello di cui abbiamo parlato – c’è la consapevolezza che con un atteggiamento unilaterale non si va da nessuna parte (adesso che però è oramai già troppo tardi) e la ancora non consapevolezza invece che il multilateralismo non lo abbiamo inventato noi occidentali, noi eravamo quelli che fino all’altro giorno lo volevano ammazzare.

Fine dell’articolo polemico. Adesso, per chi si fosse perso qualche puntata precedente, facciamo un piccolo ‘Bignami’ su cosa fossero questo trattato sui missili a corto raggio e sul nucleare iraniano andati a... pattumiera per colpa dell’unilateralismo.

Il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) – accordo sulle forze nucleari a medio raggio

L’INF è un accordo storico firmato nientemeno che l’8 dicembre del 1987 a Washington da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov a seguito dell’ancor più famoso vertice di Reykjavik dell’anno prima. Tutti quelli nati prima dell’80 se lo ricordano bene – sembrava la fine di un’Era storica e l’inizio di un nuovo mondo per tutti. L’accordo pose fine alla crisi degli euromissili e l’escalation che si era venuta a creare tra SS-20 sovietici e i Pershing-2, Cruise e i Tomahawk americani e NATO. Tutto filò liscio a lungo. La tensione sembrava finita. Poi però, prima ancora di Trump, questo pochi lo sanno, fu lo stesso Barack Obama ad accusare la Russia di violare l’accordo. Uniche prove pubblicate furono un’inchiesta non federale ma giornalistica (il New York Times affermò nel febbraio del 2017 che la Russia avrebbe armato due battaglioni con carri mobili capaci di lanciare testate nucleari). Il piano di uscita forse era quindi già pronto. Niente di tutto questo era infatti previsto in campagna elettorale da Donald Trump. Ma si sà come funziona - arrivi alla Casa Bianca, fai colazione, e trovi la lista della spesa appesa al frigo.

PACG (Joint Comprehensive Plan of Action) - Accordo sul nucleare iraniano

Questo anche era un accordo che sarebbe dovuto rimanere storico e farci stare tranquilli a lungo. Un accordo sull’utilizzo dell’energia nucleare in Iran firmato a Vienna il 14 luglio del 2015 tra nientemeno che Iran, l’intero Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (USA, Russia, Cina, Francia, GB) + Germania + Unione Europea. Un accordo complicatissimo sull’utilizzo delle turbine e le percentuali di arricchimento dell’Uranio. Tutto per fare in modo che l’Iran rinunciasse ad avere una bomba atomica giù bella e pronta ma si riservasse, diciamolo, la possibilità di assemblarne una in cantina per i tempi bui, non si sa mai. Ecco, unilateralmente, gli Stati Uniti, dopo una fatica immane per raggiungere il compromesso, l’8 maggio del 2018 annunciavano l’uscita dall’accordo, non solo, imponevano sanzioni al Paese Mediorientale. Non solo, le imponevano anche agli alleati. Non solo, adesso iniziano a sanzionare coloro che non vogliono sanzionare. Motivazione - non che avessero violato l’accordo, ma che l’Iran fosse un ‘brutale regime’ e ‘tendesse a destabilizzare’. I Pasdaran agiscono in Siria appoggiando il Governo di Bashar al-Assad, l’Iran sostiene gli Hezbollah libanesi (terroristi secondo Tel Aviv), sostiene l’opposizione yemenita (terroristi secondo Rihad) ma sopratutto, non piace, ma proprio non piace a Israele. Fine del trattato quindi.

Poi forse toccherà al trattato New Star sui missili intercontinentali che scade nel 2021? Chi sa, questo è il mondo unipolare – ti svegli una mattina e quelli hanno deciso che era meglio se ti compravi un bunker invece della casa al mare.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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