05:23 20 Novembre 2019
Migranti a bordo della nave Aquarius delle ONG SOS Mediteranee e Medici senza frontiere

L'“umanità pelosa” si scopre quando i “disperati” vogliono entrare nei nostri territori

© REUTERS / Kenny Karpov/ SOS Mediteranee
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Le ONG SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere hanno recentemente annunciato che una loro nuova nave, la Ocean Viking battente bandiera norvegese, si posizionerà al largo delle coste libiche per raccogliere nuovi migranti da portare in Europa.

E’ evidente che la loro decisione costituisce una sfida politica alle leggi del Governo italiano, così come tale fu la decisione della famigerata Carola Rackete quando decise di forzare il blocco delle nostre acque territoriali ed entrare nel porto di Lampedusa.

Lo Stato

Ciò che è in gioco non è soltanto il possibile arrivo di migranti irregolari sulle nostre coste ma la legittimità e l’efficacia delle istituzioni di uno Stato di fronte alla sfida lanciata da un’associazione di privati cittadini, per di piu’ stranieri. Tra i fondamenti della statualità vi è il controllo dei propri confini nazionali e non va dimenticato che le istituzioni di uno Stato rappresentano il territorio, il popolo e l’autorità politica che governa quel territorio e quel popolo. In una democrazia liberale come la nostra, il Parlamento eletto democraticamente è sovrano e legittime sono le leggi emanate dal Governo che riceve la sua fiducia. E’ anche previsto che la Corte Costituzionale possa invalidare quelle leggi ma, fino a che ciò non succede, esse restano valide e devono essere fatte rispettare con tutti i mezzi a disposizione. E’ pure previsto che ogni partito abbia il diritto, qualora il voto popolare dovesse dargliene autorità, di cambiarle in toto o in parte ma nessuno, tantomeno a uno straniero, dovrebbe essere consentito di infischiarsene.

La decisione del nostro Governo di chiudere i porti italiani all’arrivo di nuovi immigrati è, inoltre, condivisa dalla maggior parte degli italiani e lo dimostrano i risultati elettorali delle elezioni del 2018, quando i partiti che proponevano una stretta sui flussi migratori, dal Movimento 5 stelle a tutto il centro destra, hanno raccolto più del 70% dei voti. Anche nelle recenti elezioni dell’Europarlamento i partiti di governo o di opposizione che hanno condiviso la scelta di maggiori controlli sui confini e di chiudere i porti hanno totalizzato più dei due terzi dei consensi.

E’ inutile, quindi, che le “anime belle”, siano esse politici o giornalisti, cerchino di criminalizzare tale scelta: la decisione è stata assunta in modo libero, democratico e rispecchia la volontà della maggioranza degli italiani.

Naufraghi

Migranti al confine
© Sputnik . Alejandro Martinez Velez
Chi invoca il dovere di soccorrere i naufraghi ha perfettamente ragione qualora si trattasse di vero naufragio, ma esso è, per definizione, qualcosa di accidentale, non voluto, eccezionale nei modi e nei tempi. E’ sotto gli occhi di tutti che quelli che escono dalle acque territoriali libiche con canotti senza motore (o comunque volutamente di basso costo) vogliono “naufragare” perché contano sul fatto che qualcuno li andrà a “salvare” per portarli sulle nostre coste. E’ anche risaputo che chi li imbarca lo fa dietro compenso e, d’accordo o meno che sia con queste navi delle ONG, sa di potersi permettere di farlo causa la certezza che qualcuno li raccoglierà. Chi lo farà, diventerà complice di un’organizzazione malavitosa che altro scopo non ha che la tratta di esseri umani.

Fa specie che i nostri cari cugini francesi e gli austeri tedeschi fingano di dimenticarselo e ipocritamente accusino il nostro Ministro degli Interni di non volere rispettare ipotetici accordi internazionali. D’altra parte, la loro “umanità pelosa” si scopre quando i “disperati” che vogliono entrare nei loro territori ci vengono rimandati indietro appellandosi al Trattato di Dublino.

Il buon senso

Date queste premesse è necessario, per onestà intellettuale, fare chiarezza su alcuni punti:

  1. Il trattato di Dublino fu approvato anche dal nostro Governo di allora perché, al momento della sua firma (1990), i flussi verso l’Europa arrivavano principalmente da est e puntavano alla Germania passando i confini di Polonia e Cecoslovacchia. Se si decidesse di modificarlo (alcune modifiche-non sostanziali- sono già state fatte nel 2003 e nel 2013) contando sul principio di un’equa ridistribuzione tra tutti gli Stati europei, non è per nulla garantito che l’Italia ci guadagni. Innanzitutto gli Stati dell’accordo di Visegrad hanno già dichiarato di non volere altri extracomunitari, poi, se non si tenesse conto della densità abitativa generale, non è detto che a noi ne tocchino meno di quelli che già abbiamo. Si otterrebbe soltanto di distribuire gli arrivi per il tempo necessario a valutare il loro diritto a rimanere in Europa.
  2. E' risaputo che la stragrande maggioranza dei migranti è motivata soltanto da un desiderio (legittimo dal loro punto di vista) di migliorare le proprie condizioni di vita. Tuttavia se consideriamo che l’Africa nel 1970 aveva circa 700 milioni di abitanti, che oggi sono 1 miliardo e 300 milioni e che nel 2050 sono stimati diventare 2 miliardi, chi continua a parlare di accoglienza deve anche dirci quanti ne vorrebbe “ospitare”. Poiché davanti a un aumento continuo di popolazione anche la crescita del PNL non costituisce di per sé un miglioramento di vita dei singoli abitanti (=PNL per abitante), non sarebbe il caso di incoraggiarli a un controllo delle nascite anziché’ parlare di generico “aiutiamoli a casa loro”?
  3. L’ipotesi lanciata da Fratelli d’Italia di un “blocco navale” è, oggettivamente, poco realizzabile poiché, in tempo di pace, ogni Stato è sovrano ed è l’unico a poter stabilire un blocco navale al limite delle proprie acque territoriali. Farlo con l’accordo della Libia (e con chi? Haftar o Serraj?) è, per ora, improbabile.
  4. Non ci resterebbe che instaurarlo ai limiti delle nostre acque di competenza, ma le intese internazionali prevedono la sua legittimità per ragioni ben precise legate alla sicurezza dello Stato e deve essere attuato in modo non discriminatorio. In altre parole, se di “blocco” si tratta, a nessuna nave, di nessun tipo, deve essere consentito il passaggio. Infine, qualora un’imbarcazione cui si intimasse di cambiare rotta non obbedisse, cosa dovrebbe fare la nostra marina? Abbordare il natante e riportarlo in alto mare o sparargli? In entrambi i casi è ovvio che saremmo costretti a prendere con noi gli occupanti di quell’imbarcazione e, a quel punto, portarli sulle nostre coste.
  5. Tutti coloro che continuano a parlare della necessità di rimpiazzare il nostro calo delle nascite tramite l’arrivo di questi “profughi” e quelli che sostengano essere i migranti l’unica soluzione per pagare le nostre pensioni o sono ingenui o mentono sapendo di mentire. Non contiamo i clandestini e gli irregolari che già popolano il nostro territorio (e sfruttano la nostra sanità e i nostri trasporti) e tralasciamo pure il numero di quelli che si dedicano ad attività malavitose, restano gli extra comunitari regolarmente residenti in Italia che sono più di tre milioni. Tuttavia, gli iscritti all’INPS che pagano qualche contributo sono un milione e 400 mila circa (secondo i dati dell'Osservatorio sui cittadini extracomunitari 2017 questo numero ammonta ai 1,7 milioni, ndr). E gli altri un milione e seicentomila? Forse i conti dell’INPS sono in attivo ma quelli dello Stato in generale? Comunque sia, se il problema è puramente demografico perché non si decide di offrire lavoro e condizioni vantaggiose a qualche centinaio di migliaia (tra i milioni) con passaporto italiano che vivono all’estero, specie in sud America, e che, magari, sarebbero ben felici di tornare a vivere e lavorare nella terra d’origine propria o dei propri antenati? Invece di sperperare denaro per “integrare” persone con culture, lingue e religioni molto diverse non sarebbe forse molto più semplice invitare da noi chi è italiano e già parla la nostra lingua?
Conclusione

Ogni privato cittadino, italiano o europeo, è libero di coltivare i propri migliori sentimenti di bontà e di parlare di accoglienza, ma chi ha responsabilità politiche deve pensare alla pace sociale della propria popolazione e deve rispondere del benessere dei suoi cittadini/elettori. Qualunque studio sociale conferma che nel lungo o lunghissimo termine anche le culture più diverse si adattano e integrano reciprocamente, ma ciò non è mai senza negative e immediate conseguenze. Gli stessi studi affermano anche che nei decenni (o più) necessari affinché l’integrazione funzioni, la conflittualità sociale e la criminalità possono soltanto aumentare e la pace sociale degli autoctoni diminuire. E’ anche evidente che il possibile processo d’integrazione è tanto più difficile quanto più la diversità culturale tra gli autoctoni e i nuovi arrivati è maggiore. Il Papa si ritiene capo di una comunità mondiale e non stupisce che parli, in quella veste, di accogliere tutti ma i nostri politici sono italiani ed europei ed è loro dovere tutelare innanzitutto i propri concittadini. Dire basta alle immigrazioni non autorizzate è il minimo che devono fare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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