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04:53 24 Agosto 2019
Il vice premier Matteo Salvini ha condiviso la foto di bambole voodoo con le facce di Salvini e Trump

Russiagate: il comune destino di Trump e Salvini

© Foto: Matteo Salvini/twitter
Opinioni
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Vittorio Maria Pace
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Salvini deve gestire un partito sempre più complesso. Lo sostiene l'analista Stefano Graziosi, esperto di Stati Uniti, che ha risposto alle domande di Sputnik Italia sulle vicende “Russiagate” negli Stati Uniti e in Italia.

Stefano Graziosi si occupa di Stati Uniti, collaborando con varie testate, tra cui La Verità e Panorama. Un abile analista, nel 2018 ha pubblicato il libro “Apocalypse Trump. Un presidente americano tra Mao e Andreotti” (Edizioni Ares). Ha risposto alle domande di Sputnik Italia sulle vicende “Russiagate” negli Stati Uniti e in Italia.

- Ieri negli USA Mueller ha parlato di Russiagate e Giuseppe Conte ha riferito in Senato su presunti “soldi russi alla Lega”. Trova casuali queste due coincidenze? Ci sono affinità tra il caso americano e quello italiano?

- Credo che la tempistica degli avvenimenti sia casuale, sebbene si tratti di due fenomeni che – pur nel rispetto delle dovute proporzioni – presentino delle affinità nelle cause che li hanno prodotti. Al di là dell’eventuale risvolto penale di entrambe le faccende, alla base sono ravvisabili delle dinamiche di carattere politico abbastanza definite. Negli Stati Uniti, l’inchiesta del procuratore speciale, Robert Mueller, è stata assai spesso brandita da quei settori dell’establishment americano che non hanno mai digerito la linea di distensione, avanzata da Donald Trump, nei confronti della Russia. Il Russiagate, in altre parole, si è spesso rivelata un’autentica spada di Damocle sul capo del presidente, per coartarne la politica estera. Dai tempi della campagna elettorale del 2016, Trump propone un approccio improntato alla Realpolitik, che consenta agli Stati Uniti una parziale riduzione del suo impegno internazionale, appoggiandosi in tal senso ad alleati vecchi e nuovi.

Stefano Graziosi
© Foto : fornita da Stefano Graziosi
Stefano Graziosi

Ora, agli occhi di Trump, la distensione verso il Cremlino rientra in questo tipo di logica: diminuire le tensioni geopolitiche, cercando al contempo di portare una maggiore stabilizzazione in alcune aree particolarmente problematiche (soprattutto in Medio Oriente). Senza poi dimenticare che, nell’ottica del presidente americano, una sponda russa offrirebbe anche un risvolto anti-cinese: soprattutto oggi, con Washington che si trova in piena guerra tariffaria con Pechino. Questo poi non significa una sorta di pacifismo scriteriato. Come insegna Richard Nixon, la distensione è un processo pragmatico, basato sul rispetto del reciproco interesse e su quello dell’altrui sovranità: un processo che, pur creando occasioni di collaborazione, non elimina ovviamente differenze di varia natura tra i “contraenti”. Si tratta del resto di un approccio che già aveva tentato parzialmente Obama con il cosiddetto reset russo, un approccio dettato – in buona sostanza – dalle richieste dello stesso elettorato americano che, nel 2016, ha appoggiato il messaggio di Trump di porre termine alle guerre senza fine che gli Stati Uniti conducono in giro per il mondo. Mueller e l’intelligence americana hanno riscontrato evidenze di interferenza russa nel processo elettorale americano del 2016: un’accusa che Vladimir Putin ha smentito.

Come che sia, derubricare la vittoria di Trump e la sua attuale politica estera a una mera faccenda di fake news significa non comprendere (o fingere di non comprendere) le cause strutturali (politiche, sociali ed economiche) che hanno condotto agli stravolgimenti del 2016. La cosa scioccante è che, come ha ravvisato l’ex analista della CIA George Beebe, oggi la nuova Guerra Fredda viaggi fondamentalmente sui social network.

- E l’Italia?

- Come dicevo, si riscontrano dinamiche simili. Al di là di eventuali questioni penali, i principali attacchi che la Lega sta subendo sulla faccenda risultano spesso di natura politica. Quello che le viene contestato è principalmente il tentativo di attuare una linea di maggiore vicinanza alla Russia. Cosa che porta spesso vari commentatori e analisti a parlare di una sorta di schizofrenia di Matteo Salvini, contraddittoriamente oscillante tra Trump e Putin. In realtà, questa interpretazione risulta fondamentalmente ancorata a una logica che rischia di rivelarsi superata. Quello a cui punta Salvini (e in definitiva il governo Conte) è infatti la possibilità della realizzazione di una distensione tra Stati Uniti e Russia. Il leader della Lega ha sempre mostrato palesemente ammirazione sia per Trump che per Putin. E, in un’ottica economica, ritiene che un eventuale disgelo possa rivelarsi vantaggioso per il sistema produttivo italiano. D’altronde, al di là di rapporti e ammirazioni personali, questa linea è in buona sostanza dettata anche da un fattore per così dire strutturale: sia la Lega che il Movimento 5 Stelle risultano storicamente caratterizzati da una profonda ostilità nei confronti dell’asse franco-tedesco. In questo senso, cercano entrambi di trovare sponde internazionali in grado opporsi a Emmanuel Macron e Angela Merkel. Si tratta di una linea che ha innegabilmente i suoi rischi, perché comporta la possibilità di un isolamento interno all’Unione Europea con eventuali conseguenze dannose sotto il profilo politico ed economico. Ciononostante il governo Conte è nato con l’obiettivo di mutare paradigma: tanto dal punto di vista economico che geopolitico. E su questa scommessa si gioca il suo futuro.

- Può questo caso far cadere il governo italiano? E quale probabilità c’è che il governo resti per un altro anno o fino a fine legislatura?

- Esattamente come il Russiagate americano, non credo che quello italiano sposti granché in termini di consenso elettorale. Inoltre non penso che il caso in sé si riveli rischioso per la tenuta del governo (a meno che non lo si voglia usare per giustificare strappi interni dettati da cause tuttavia differenti). Più in generale, almeno sino ad oggi, la sopravvivenza dell’attuale maggioranza appare sempre appesa a un filo ma – alla fine – il governo continua a restare in piedi.

Il punto è che, sinora, alternative a questa maggioranza all’orizzonte non se ne vedono. Visto che elezioni anticipate sarebbero poco probabili, l’unico altro sbocco si rivelerebbe un governissimo magari guidato da un tecnico: una soluzione che, con ogni probabilità, risulterebbe impopolare e trascinerebbe nel baratro politico i partiti che decidessero di appoggiarla. Al momento, le opposizioni sono debolissime e pressoché incapaci di prendere qualsiasi iniziativa. I 5 Stelle sono preda dei propri problemi interni (basti pensare alla questione TAV), mentre la Lega si espande, assumendo sempre più i connotati di una sorta di nuova Democrazia Cristiana: una forza di maggioranza, articolata al suo interno in varie sensibilità, che riesce al momento a raccogliere galassie elettorali molto diverse tra loro (dalle aree geografiche ai ceti sociali). Salvini dovrà quindi riuscire a gestire un partito che si avvia a diventare sempre più complesso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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