19:35 10 Dicembre 2019
 Luca Nannipieri, storico dell’arte, autore del saggio “Capolavori rubati”

Capolavori rubati, l’altra faccia dell’arte

© Foto : fornita da Luca Nannipieri
Opinioni
URL abbreviato
Di
132
Seguici su

Il Vaso di fiori di Jan van Huysum torna in Italia dopo 75 anni, rubata dai nazisti l’opera d’arte è stata restituita dopo un lungo iter dalla Germania. Un felice ma anche raro caso quando un tesoro trafugato torna in patria. Capolavori rubati, l’altra faccia dell’arte.

Dopo un importante lavoro di investigazione e diplomazia il Vaso di fiori, lavoro dell’olandese van Huysum è stato riconsegnato dalla Germania a Palazzo Pitti. Si tratta di un lieto fine, ma anche di “un precedente, perché c’è tanta arte che manca dalla seconda guerra mondiale”, ha sottolineato il direttore degli Uffizi Eike Schmidt.

Non solo in guerra, le opere d’arte vengono rubate per diverse ragioni e obiettivi; oggi il mercato nero degli oggetti d’arte, che vive anche grazie alla rete, è vastissimo. L’arte non è solo bellezza, ma nasconde anche un’altra faccia. Come e perché vengono rubati oggigiorno i capolavori? Qual è l’iter della restituzione delle opere d’arte trafugate? Sputnik Italia ne ha parlato con Luca Nannipieri, storico dell’arte, autore del saggio “Capolavori rubati” (Skira Editore).

- La Germania ha restituito a Firenze il dipinto rubato dai nazisti in guerra, Il Vaso di fiori del pittore olandese Jan van Huysum. Il direttore degli Uffizi ha auspicato che si trattasse di un precedente perché c'è tanta arte ancora che manca dalla seconda guerra mondiale. Luca Nannipieri, si hanno delle cifre sull’arte rubata dai nazisti?

- Le razzie naziste hanno portato via un numero difficilmente conteggiabile di opere d'arte. Abbiamo però delle testimonianze che possono aiutarci a quantificare la realtà, alcune di queste sono per esempio quelle dello storico dell'arte e spia Rodolfo Siviero che ha redatto durante l'occupazione nazista un lungo dossier sulle oltre 3000 opere che sono state rubate dalle razzie naziste. Già quelle opere di cui un diretto testimone di eccellenza era l'agente segreto Siviero, che aveva un grande amore per l'arte, sono un buon riferimento.

Altre documentazioni e testimonianze possono essere quelle rilasciate dai veri eroi che hanno lavorato durante la seconda guerra mondiale affinché le opere non venissero portate via, ma che poi hanno dovuto accettare che partissero sui treni con destinazione Berlino. Parliamo del sovrintendente Pasquale Rotondi che ha lavorato per salvare e ha salvato centinaia di capolavori che sarebbero potuti essere distrutti dai bombardamenti della guerra. È chiaro che oltre alle perdite umane ci sono state anche quelle dal punto di vista artistico, come la testa del fauno del giovane Michelangelo scomparsa perché trafugata dai soldati del fuhrer.

- Al di là degli orrori della guerra e delle razzie naziste, il tema è tutt'ora attuale. In che modo oggi vengono rubate le opere d’arte?

- Il furto delle opere d'arte non ha una sola ragione, ci sono tanti modi con cui vengono rubate e tanti motivi. Si va dal furto su commissione, che forse è uno dei più frequenti. Vi sono però stati anche altri furti come per esempio il furto per riscatto, mi riferisco alla saliera di Cellini, che è stata rubata dal museo di Vienna nel 2003 da un ladro che è riuscito a superare i sistemi di controllo ed ha chiesto un riscatto di circa 10 milioni di euro. Il ladro non ha avuto successo grazie alle forze dell'ordine che sono riuscite a convincerlo a restituirla ed oggi possiamo continuare a vederla a Vienna.

Sono molte le ragioni quindi: il furto su commissione, la volontà di ricattare, ma anche entrare dentro le grandi organizzazioni criminali. Non dimentichiamo che per quanto riguarda l’opera forse più famosa fra quelle non trovate, ovvero la natività di Caravaggio sottratta dall'oratorio di San Lorenzo nel 1969, tutte le piste sono aperte, ma pare che dei pentiti di mafia abbiano dichiarato che sono stati coinvolti nel furto dei boss come Gaetano Badalamenti, Marino Mannoia, Giovanni Brusca. In questo caso l'opera di Caravaggio è servita come ostentazione di potere oppure potrebbe essere servita in una trattativa economica criminale di alto profilo. Le ragioni criminali sono molte che possono spingere al furto.

- Un altro canale del mercato nero di opere d’arte è la rete, giusto?

- Sì, io sono stato forse uno dei primi a documentare sia su Panorama che su Il Giornale che in televisione, il contrabbando internazionale di opere d'arte fiancheggiato dal Medioriente. Sia attraverso i social, da facebook a skype, sia attraverso le case d'asta internazionali, queste opere passano dalla Siria, dall'Iraq, dalla Libia e dall'Egitto ed arrivano nelle nostre case e nei nostri musei. Ultimamente il ministro della cultura dello Yemen ha dichiarato alle case d'aste americane di evitare la messa all'asta di reperti archeologici provenienti dallo Yemen perché hanno prove certe di determinate razzie avvenute in quel Paese oggi colpito dalla guerra, che poi sono finite nei cataloghi delle aste. È un mercato enorme.

- Le opere d'arte rubate, che si trovano in altri paesi, come per esempio Il Vaso di fiori di cui parlavamo all'inizio dell'intervista, sono al centro di negoziazioni che durano anni. Come funziona l’iter di restituzione?

- Ogni Paese fa legge a sé, quindi non c'è una normativa unificante a livello internazionale tale per cui esista una procedura unica, tutt'altro. L'Italia ha la sua che però non è uguale a quella russa, francese o americana. Parliamo di restituzioni quando abbiamo la certezza che l'opera rubata sia effettivamente quella in discussione. Nel caso di cui parlavamo prima, ovvero del caso di saccheggi di opere d'arte da siti monumentali o musei di paesi in guerra, è difficile pensare che un Paese in guerra possa documentare tutto ciò che viene saccheggiato nei propri siti archeologici. La questione della restituzione in questi casi è più difficile perché il Paese ha ben altro a cui pensare che chiedere la restituzione di opere d'arte.

In altri casi, come per Il Vaso degli Uffizi o come nel caso delle opere saccheggiate dai nostri siti archeologici e comprate dai musei americani e poi esposte la situazione è la seguente: si documenta che quell'opera è frutto di un furto, se ne rivendica la paternità ed il diritto di proprietà e da lì parte un contenzioso legale che è tutt'altro che facile. Prendiamo il caso dell'Atleta di Fano, quella scultura straordinaria di bronzo che i pescatori tirarono su dalle acque di Fano. Il Getty Museum l'ha comprata per diversi milioni di dollari e adesso l'Italia ne chiede la restituzione, ma il Getty risponde che le acque erano internazionali. Quindi il Getty fa rivalsa sull'Italia nel non cedere l'opera proprio appigliandosi ad una giurisdizione che ad oggi sembrerebbe a suo favore. Poi se il Getty, com'è tradizione, lo restituisce, lo farà in virtù di un accordo più complesso tra Italia e Stati Uniti per rapporti di forza diplomatici. Se le restituzioni avvengono si tratta di una lentezza di decenni e non certo di mesi.

- Parliamo del suo saggio "Capolavori rubati", perché consiglia ai lettori il suo libro?

- Si pensa che l'arte spinga al bene e alla giustizia, in realtà niente è più falso: omicidi, razzie, sciacallaggi, corruzione, contrabbandi, roghi e devastazioni hanno contraddistinto la vita di molti capolavori assai più dello spirito di solidarietà e di fratellanza. Consiglio di leggere il mio libro "Capolavori Rubati" per capire quanto le opere d'arte, che pensiamo più ci innalzino a Dio, in realtà abbiano spinto verso malvagità, ingiustizie, violenza, soprusi, violazioni. Attorno a questi particolarissimi manufatti che sono le opere d'arte, così come attorno ai monumenti non sono dunque gravitate solo attenzioni, amore, cure e dedizioni, ma anche avidità, ingordigia, tradimenti e speculazioni. La gente è bene che lo sappia, proprio per non avere una lettura moralistica e quindi riduttiva dell'arte.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Arte, Arte
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik