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19:49 22 Agosto 2019
Ursula Von der Leyen

“Alti” suggerimenti per madame von der Leyen

© AP Photo / Thanassis Stavrakis
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Giulietto Chiesa
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Mobilitazione generale di tutte le vecchie cariatidi europee per rivitalizzare la politica estera dell’Unione in vista di guai prossimi venturi.

Lo annuncia il Consiglio Europeo per le Relazioni Internazionali, pubblicando la lettera di oltre 60 “prominenti personalità europee”, rivolta alla nuova leadership di Bruxelles “affinché comprenda le sfide che le stanno davanti” e “chieda ai governi dell’Unione” di affidarlarle nuovi strumenti per affrontarle”.

Tra i 60 ci sono ex (e in carica) ministri degli esteri, presidenti e primi ministri, professori universitari, commentatori politici, esperti di vario genere e provenienza. L’elenco è lungo ed è quello di coloro che, in vario modo, hanno condotto l’Europa nel vicolo cieco in cui si trova oggi. Tra gli altri c’e, per esempio, l’ex commissaria ed ex ministro degli esteri italiano, Emma Bonino; l’ex segretario della Nato Javier Solana; il professore di Oxford Timothy Garton Ash e commentatore di Repubblica; Carl Bildt, ex premier e primo ministro; Sigmar Gabriel, ex ministro degli esteri tedesco; Vaime Vike-Freiberga, ex presidente della Lettonia; Hannes Svoboda, ex presidente, deputato socialdemocratico, ecc. Tra gli italiani ci sono solo altre due donne: Lia Quartapelle, deputata, e Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali. Nessun calibro da novanta e ben si capisce: l’Italia attuale non fa parte di questo “giro di carte”.

Quali sarebbero i compiti della leadership europea, guidata da Ursula von der Leyen, secondo i 64 firmatari? La lettera si concentra su tre punti, tutti e tre variamente significativi ma molto debolmente indicativi:

  1. Cercare una linea di sovranità strategica per l’Europa.
  2. Riesaminare, sotto il profilo operativo, le questioni della sicurezza e della difesa europea.
  3. Costruire più stretti legami tra le istituzioni europee e i governi europei in tema di politica estera.

Temi indubbiamente “alti”, ma straordinariamente “vaghi”. In realtà da questo messaggio ne esiste uno solo: per fronteggiare le spinte sovraniste nazionali che crescono un po’ dappertutto, occorre costruire una qualche “sovranità europea” che sia in grado di neutralizzarle almeno in una certa misura. Il problema che emerge da questo sintetico documento è che non è ben chiaro rispetto a chi una tale sovranità strategica dovrebbe manifestarsi. Certo vengono indicati alcuni problemi, la gran parte dei quali sono tutti “interni” all’Occidente, e concernono in primo luogo i travagliati rapporti attuali con gli Stati Uniti (ruolo del dollaro, sistemi di pagamento internazionali, controllo degl’investimenti, scambi tecnologici). Ma gli Stati Uniti vengono neppure nominati quasi di sfuggita e invariabilmente come un punto fermo indiscutibile così com’è.

Invece, come tutti sanno, gli Stati Uniti sono — su tutte le questioni indicate — un grande interrogativo. Che Ursula non potrà affontare con questo elenco di compiti. Il resto del mondo, Cina, Russia, Iran, India, Africa, verso il quale la futura “sovranità europea” dovrebbe, prima o dopo, rifulgere, non viene neppure menzionato. Si parla di cyber–sicurezza, di generiche minacce, di un rafforzamento della “difesa”: il tutto in una vaga atmosfera di pericolo indeterminato.

Assai vago, anzi vaghissimo anche il contenuto delle proposte di termini di sicurezza e difesa, dove l’unica cosa chiara è quella secondo cui l’Europa “dovrebbe assumere maggiore responsabilità per la propria sicurezza”. Ma in che termini è presto detto: “diventare un migliore partner degli Stati Uniti, rafforzando l’Europa come la una colonna portante della Nato”, magari “prendendo direttamente nelle sue mani le missioni militari nei Balcani e in Africa”. Non è molto, nemmeno per soddisfare le richieste di Donald Trump. Ma soprattutto non è molto per ffrontare le questioni della sovranità europea.

Ancora più debole, per non dire inconsistente, il suggerimento per quanto riguarda il miglioramento dei rapporti tra Bruxelles e la sua politica estera, da un lato, e i governi nazionali dall’altro. Si capisce bene che l’esperienza dei cinque anni di Mogherini ha costruito il consenso sul dato di fatto che l’Alto Rappresentante per la politica estera non può riuscire, da solo, a reggere il peso politico di un’Europa, per altro molto divisa. Ma la proposta è un topolino che esce dalla montagna e consisterebbe nel circondare il futuro nuovo Alto Rappresentante da un certo numero di “vice”, espressi dalla Commissione, incaricati di affrontare i “temi cruciali regionali”, insieme a un gruppo di ministri degli esteri dei singoli stati.

Proposta essenzialmente burocratica che non affronta il problema di una unica politica estera europea. Il quale problema, a sua volta non è risolvibile nelle attuali condizioni perché in realtà le politiche estere degli Stati europei collidono tra di loro assi più che convergere. Quello che emerge da un tale documento è, sostanzialmente, un desiderio. Che, nella sua irrisolvibilità, riassume la crisi europea attuale. La signora Ursula von der Leyen avrà bisogno di consiglieri più audaci.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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