01:46 17 Novembre 2019

Libano, Il bel Paese del Medio Oriente

© Sputnik . Mikhail Voskresenskiy
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Al Libano non mancherebbe nulla: una lunga costa, due catene parallele di montagne e tra di loro la Bekaa, una lunga valle fertile.

In questa valle c'è una delle meraviglie del mondo: Baalbek con i suoi meravigliosi edifici di epoca romana. I libanesi sono solitamente cordiali con lo straniero e abituati a convivere con le più svariate diversità. Basti pensare alle diciotto diverse confessioni religiose riconosciute, ognuna con una rappresentanza parlamentare. Nonostante questo ben di dio, il Paese passa da crisi in crisi da molti anni e, nonostante il ridotto numero di abitanti autoctoni (poco più di quattro milioni), è diventato ricettacolo di enormi migrazioni.

I primi sono stati i palestinesi in fuga dall’attuale Israele durante e dopo le guerre che oggi sono quasi 500.000. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche i siriani in fuga dagli scontri nel loro Paese. Nel frattempo, una locale guerra civile durata ben quindici anni aveva semidistrutto diverse zone del Paese e la capitale, Beirut, il cui centro è stato ricostruito esattamente com’era prima durante il governo di Rafik Hariri. Che il libanese tipo sia industrioso e pieno di fantasia lo dimostrano due cose: innanzitutto anche durante la guerra civile i commerci con l’estero non si sono mai interrotti e Jouneh, località sulla costa pochi chilometri a nord di Beirut, ne approfittò per diventare uno sviluppatissimo porto commerciale ove han continuato ad arrivare merci da tutto il mondo e una pacifica zona di residenza dei ricchi che scappavano dalla guerra. Inoltre, andando in qualunque Paese del mondo, è difficile non trovare un libanese che vi abbia impiantato una qualche attività commerciale.

Campo di rifugiati siriani in Libano
© Sputnik . Zahraa Al-Amir

Il deficit

Purtroppo, a tutte queste caratteristiche positive, se ne aggiungono altre di segno totalmente opposto. Quasi ogni gruppo politico ha una sua forza armata pronta a riprendere gli scontri, nonostante gli accordi che segnarono la fine della guerra civile avessero imposto il disarmo totale. Il gruppo sciita Hezbollah, pur essendo magna pars nella coalizione di governo, continua a gestire un potere parallelo a quello istituzionale e controlla alcune parti di territorio infischiandosi, di fatto, dei poteri ufficiali. Come non bastasse, il debito pubblico nel 2018 ha raggiunto il 150% del prodotto nazionale lordo e il Paese sta sprofondando in una delle sue più gravi crisi economiche e finanziarie. Anche a causa delle guerre e del grande numero d’immigrati presenti, le maggiori infrastrutture dello stato sono ormai completamente deteriorate, la povertà estrema è in crescita e l’ineguaglianza all’interno della società è tra le più alte al mondo.

L’attuale governo ha deciso di mettere qualche pezza alla situazione con misure di bilancio che, oggettivamente, potrebbero perfino peggiorare la situazione o, nel migliore dei casi, lasciare le cose come stanno. Le decisioni programmate per il bilancio 2019 riguardano tagli degli stipendi nel settore pubblico e alle pensioni, un aumento d’imposte sui prodotti importati e della tassa d’imbarco per le partenze dall’aeroporto di Beirut. Anche i vetri oscurati delle auto dei ricchi saranno tassati, così come succederà alla licenza di porto d’armi. Infine si darà un taglio ai fondi per le locali ONG.

L’evasione fiscale

Il problema sta nel fatto che, oltre a ridurre la capacità di spesa d’impiegati pubblici e pensionati, le nuove entrate derivanti da queste misure saranno, verosimilmente, irrisorie. Nel contempo, l’evasione fiscale è facile e diffusissima nonostante le tasse siano tradizionalmente molto basse. Più precisamente, il sistema ora in vigore è “regressivo” poiché ogni entrata viene tassata singolarmente e non cumulata alle altre godute dallo stesso soggetto. Anche la tassa sulle imprese è tra le più basse al mondo e, per rendere l’idea di come funziona il sistema e di quale sia il tasso di diseguaglianza, basta ricordare che, secondo i dati della rivista americana Forbes, le entrate dei miliardari libanesi, tra il 2005 e il 2016, sono state uguali a circa il 20% di tutte le entrate dello Stato mentre in Cina sono il 2%, in Francia il 5% e negli Stati Uniti il 10%.

Se il governo avesse sufficiente volontà e autorità per imporre una tassa patrimoniale fissa del 15% sulla ricchezza privata questa potrebbe raggiungere un valore compreso tra il 60 e il 110% delle entrate nazionali e cioè, in altri termini, una cifra che coprirebbe tra il 30 e il 60% del debito totale del Paese (le cifre possono essere dedotte consultando il World Inequality Database). Al contrario, le entrate fiscali totali del bilancio libanese oggi coprono solamente il 15% del PNL mentre la media dei Paesi Ocse arriva al 34%. Se ci si limita a calcolare le entrate pubbliche derivanti soltanto dalle tasse sui redditi la percentuale scende al 6% del prodotto nazionale lordo.

Chi ci guadagna

Mentre i benestanti libanesi continuano a restare ricchi e i poveri diventano sempre più poveri e cresce la sfiducia della maggioranza dei cittadini nello Stato, c’è anche chi trae profitto da questa situazione. In particolare chi guadagna è Hezbollah che offre servizi che surrogano quelli pubblici in settori vitali come la sanità e l’istruzione. Naturalmente ottengono in cambio la fidelizzazione dei beneficiati e delle loro famiglie, aumentando così ancora di più il loro potere contrattuale nei confronti delle Istituzioni e verso le organizzazioni politiche e religiose concorrenti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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