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11:24 21 Agosto 2019
Ursula Von der Leyen

Il M5S si rivela decisivo all'Europarlamento

CC BY 3.0 / MSC
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Giulio Virgi
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Ursula von der Leyen è riuscita ad ottenere per il rotto della cuffia i voti che le occorrevano a Strasburgo affinché la sua designazione a nuovo Presidente della Commissione Europea fosse confermata.

Non è stata in effetti un’investitura trionfale. Al contrario, malgrado le numerose concessioni programmatiche fatte, all’ex Ministro della Difesa della Repubblica Federale Tedesca sono mancati molti dei consensi pronosticati alla vigilia. I franchi tiratori sono stati numerosi ed il margine di vantaggio sul quorum richiesto alla fine è risultato pari a sole nove preferenze.

Tale circostanza è il segno evidente di una crescente insofferenza europea tanto nei confronti del vecchio establishment continentale quanto verso l’asse franco-tedesco consolidatosi alcuni mesi fa ad Aquisgrana. Si stanno sovrapponendo dinamiche trasversali, i cui effetti si avvertono ormai tanto a livello intergovernativo quanto all’interno delle maggiori famiglie politiche europee.

L’indebolimento del quadro politico in Germania, efficacemente rappresentato dai tremori che periodicamente colgono in pubblico Angela Merkel, ha permesso ad Emmanuel Macron di riguadagnare posizioni tanto nel rapporto bilaterale con Berlino quanto nei paesi terzi che le due massime potenze europee si contendono.

La guida della Banca Centrale Europea non è andata a Weidmann, ma alla Lagarde, che si è appena dimessa dalla carica che occupava al Fondo Monetario Internazionale. Già vicina a Nicolas Sarkozy e con importanti trascorsi oltreoceano, la Lagarde dovrebbe rivelarsi relativamente impervia al rigore predicato dalla Bundesbank tedesca e garantire una certa convergenza di sensibilità rispetto agli Stati Uniti. Paragonata alla rilevanza di questa nomina, quella concernente la von der Leyen appare una compensazione parziale.

La neoeletta Presidente della Commissione ha cercato in ogni modo di ingraziarsi le simpatie degli ecologisti, tornati improvvisamente forti sulla scena politica del suo paese e presenti con molti deputati nell’emiciclo di Strasburgo, ma a molti è sfuggito come ampi tratti delle comunicazioni rese dall’ex Ministro tedesco della Difesa a Strasburgo riflettessero anche importanti motivi della narrazione macroniana.

Di fatto, a dispetto del tentativo di conquistare i verdi del suo paese con le proprie aperture, la von der Leyen l’ha scampata soltanto per un soffio: tradita da coloro che hanno forse provato a forzare i tempi di un cambiamento da molto tempo atteso anche in Germania, ma salvata in extremis dai più improbabili dei sostenitori.

In effetti, l’altro dato importante del voto di Strasburgo è il proprio il fatto che alla conferma della von der Leyen siano stati decisivi i voti dei 14 eurodeputati del Movimento Cinque Stelle, schieratisi per la circostanza al fianco dei partiti del Patto del Nazareno, mentre la Lega si esprimeva contro la Presidente designata della Commissione.

Non si può escludere che quanto avvenuto a Strasburgo possa annunciare importanti cambiamenti non solo nella sfera degli equilibri comunitari, ma anche dentro la politica interna italiana. La divaricazione tra i due partiti che compongono l’attuale maggioranza di Governo a Roma è infatti coincisa nell’Europarlamento con un avvicinamento dei Cinque Stelle al Partito Democratico.

Questa convergenza sta alimentando in Salvini il timore di un “ribaltone” pentastellato per mandarlo all’opposizione, proprio mentre stanno prendendo quota le proteste e le iniziative politiche per chiedergli conto dei rapporti intercorsi tra alcuni membri della Lega ed esponenti dell’establishment politico ed economico russo.

Alla riconciliazione tra Pd e Cinque Stelle lavorano peraltro da tempo pontieri di entrambe le parti, come Dario Franceschini da un lato e il Presidente della Camera Roberto Fico dall’altro, sotto gli occhi attenti della Presidenza della Repubblica Italiana, che monitora come sempre gli sviluppi politici interni anche per prepararsi al meglio all’eventuale compito di gestire una crisi, evitando il prematuro scioglimento delle Camere elette appena poco più di un anno fa.

Osservatori attenti delle vicende italiane che hanno rilevato la costante crescita dell’influenza francese a Roma ora ritengono che la recente espressione di un voto favorevole alla von der Leyen insieme al Pd possa derivare da una nuova vicinanza dei pentastellati a Parigi.

Se fosse effettivamente così, il solco tra la Lega ed i suoi alleati di Governo potrebbe presto ulteriormente approfondirsi e magari davvero preludere all’estromissione dalla maggioranza di un Salvini che è particolarmente sgradito a Macron tanto per ragioni personali quanto per il fatto di aver creato attorno a sé un forte polo di resistenza italiana alla penetrazione francese nel sistema industriale italiano. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Europarlamento, M5S
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