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13:24 24 Agosto 2019
Padiglione Huawei

Huawei investirà 3 miliardi di dollari in Italia, Roma e Pechino sempre più vicine

© East News / Imaginechina
Opinioni
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Tatiana Santi
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Il colosso cinese Huawei conferma il suo interesse per l’Italia contando di investire più di 3 miliardi di dollari nel Belpaese nel giro di tre anni. Posti lavoro, ricerca, innovazione e 5G. Così, la Cina e l’Italia sono sempre più vicine, nonostante le tensioni fra Pechino e Washington.

“L’Italia ha bisogno della Cina e la Cina ha bisogno dell’Italia” ha sottolineato Thomas Miao, amministratore delegato di Huawei Italia illustrando alla conferenza stampa al Castello Sforzesco di Milano i nuovi investimenti del campione telematico cinese nel Belpaese e il progetto Microelectronics Innovation Lab, in collaborazione con l’Università di Pavia.

Ebbene, di che progetto si tratta e qual è il suo peso per i rapporti fra Italia e Cina? Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento in merito il professore Rinaldo Castello, responsabile del laboratorio pavese e Francesco Maringiò, esperto di Cina, curatore del libro “La Cina della nuova Era”.

- Huawei investe ancora in Italia, professore Rinaldo Castello, in cosa consiste il progetto nato in collaborazione con l'università di Pavia?

- Si tratta della continuazione di altri progetti che abbiamo già da tempo con Huawei. Fino a questo punto sono stati dei finanziamenti di progetti di ricerca, quindi ricerca a tematica finanziata da Huawei che persegue alcuni scopi: in particolare nel nostro caso l'interfaccia per le fibre ottiche, oppure per le applicazioni 5G, o anche in altri casi elettronica di alte frequenze per collegamenti in ponti radio.

Questo laboratorio è un passo in avanti poiché mette all'interno dell'Università di Pavia, in un locale che stanno finendo di costruire e che dovrebbe essere inaugurato ad ottobre, persone Huawei ed universitari tra cui professori, dottori e dottorandi. È un laboratorio che sarà piazzato non lontano dal dipartimento di elettronica, saranno 200 metri quadrati di spazi dell'università che Huawei attrezza pagandone tutti i costi.

- Il laboratorio, che sarà da lei diretto, di cosa si occuperà nel concreto?

- Il laboratorio avrà un mandato iniziale ed un mandato di allargamento. Noi ci occupiamo della progettazione di circuiti integranti, ovvero di chip o microchip per intenderci, in particolare in questa fase iniziale. Abbiamo anche altri progetti in corso di finalizzazione, si tratta di circuiti elettronici la cosiddetta tecnologia CMOS, che è la tecnologia più comune per fare la parte elettronica di interfaccia delle fibre ottiche.

- Quanto è importante questo progetto dal punto di vista dei posti di lavoro? Qual è il peso di questo progetto per i giovani ricercatori?

- Il progetto ed il laboratorio corrispondono ad un finanziamento di circa 2 milioni di euro che potrebbe salire perché stiamo allargando i temi, per esempio, come le dicevo, al 5G. Al fianco di questi soldi c'è lo spazio per circa dodici/quindici dottori di ricerca che saranno affiancati da alcuni professori e cinque dipendenti di Huawei, per un totale di circa venti persone.

Alla fine dei tre anni del progetto, se queste persone saranno interessate, Huawei pianifica di assorbirle tutte all'interno delle sue strutture di ricerca. Quindi nell'ottica del flusso che si chiama "la fuga dei cervelli" si tratta di una piccola inversione di rotta: una quindicina di persone che possono trovare un'opportunità di non andare da un'altra parte. Allo stesso tempo Huawei Italia crescendo acquisisce più importanza all'interno della struttura Huawei e questo è un bene per l'Italia.


Sputnik Italia per una riflessione geopolitica in merito ha raggiunto Francesco Maringiò, esperto di Cina.

- Francesco Maringiò, qual è il peso degli investimenti di Huawei in Italia alla luce anche delle tensioni tra Stati Uniti e Cina?

- Ci sono due aspetti principali: il primo è che il ban del Presidente Trump ha chiuso il mercato americano alla tecnologia Huawei, ma ha aperto la possibilità di maggiori investimenti da parte cinese proprio in Europa. Tra l'altro Huawei ha investito in Italia in diversi settori ed in diverse città per sviluppare diversi progetti. Non è una notizia che parte oggi, si vede questo trend già da tempo.

Dal mio punto di vista l'Europa ha la possibilità di aprirsi ad una collaborazione tecnologica che permetterà di fare un salto in avanti e di creare infrastrutture tecnologicamente avanzate, che da sola non riuscirebbe a fare. Parliamo di una grande opportunità per l'Europa di diventare indipendente dalla tecnologia statunitense, nonostante le critiche di coloro che temono l'Italia possa perdere la propria autonomia in questo settore.

Se non ci fossero questi investimenti cinesi l'Italia sarebbe dipendente esclusivamente dalla tecnologia americana, in questo modo l'Italia e l'Europa possono giocare il proprio ruolo sia con gli Stati Uniti sia con la Cina. L'Italia negli ultimi decenni ha completamente smantellato e privatizzato i settori tecnologici e delle comunicazioni. La colpa quindi non è dei cinesi che investono e portano le loro tecnologie, ma è colpa degli italiani che non si sono tenuti al passo con i tempi. Poiché i cinesi non vengono ad aprire da noi aziende produttrici ma prevalentemente faranno ricerca e su questo ci sarà un indotto molto grande, io la vedo come un'opportunità per l'industria nazionale, per ripensare il ruolo che l'Italia deve avere nella divisione internazionale del lavoro.

- Possiamo quindi dire che a suo giudizio Italia e Cina non sono mai state così vicine sia per gli investimenti sia per le relazioni politiche?

- Sicuramente c'è stata un'accelerazione che, con la visita ufficiale del Presidente cinese in Italia, ha aperto la strada a tutta una serie di accordi. I governi locali cinesi, le istituzioni o le grandi aziende vedono di buon occhio la cooperazione con il primo Paese del G7 che è entrato nel club del Belt and road forum. Proprio l'altro giorno c'è stato un incontro al ministero dello sviluppo economico con il governo di Tianjin. È una fase in cui questo tipo di rapporti si stanno alzando ad un livello molto alto, non solo con la Cina, sappiamo infatti che c'è stata anche la visita del presidente russo Putin. Assistiamo quindi all'apertura ad una serie di Paesi e di mercati a cui noi abbiamo tutto l'interesse a rimanere legati e con cui sviluppare relazioni commerciali.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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