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06:36 21 Agosto 2019

Di Stefano: “Rivedere le sanzioni antirusse in base ad applicazione degli accordi di Minsk”

© AFP 2019 / Clemens Bilan
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Marina Tantushyan
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Quali sono i punti di convergenza tra Roma e Mosca? L'Italia potrebbe trasformarsi in un ponte fra Russia e Occidente?

Sono passate oramai due settimane dalla visita ufficiale del Presidente russo Vladimir Putin in Italia e proprio adesso è arrivato il momento giusto per analizzare con calma. L’obiettivo principale della visita era il rilancio del dialogo politico e della cooperazione economico-commerciale tra Italia e Russia. Da Bruxelles (sponda Nato e Ue) e a Washington hanno guardato con molto interesse a quanto avvenuto a Roma.

Quali sono i punti di convergenza tra Roma e Mosca? L'Italia potrebbe trasformarsi in un ponte fra Russia e Occidente?

Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri.

- Sottosegretario Di Stefano, a distanza di due settimane come valuterebbe i resultati della visita del Presidente russo Vladimir Putin in Italia?

- I risultati sono molto buoni, perché l’obiettivo era intanto di mantenere una stabilità di rapporti di alto livello e di chiarire le prospettive nella visione italiana della politica estera.

- Come si inquadra la Russia nell'attuale politica estera italiana? Su quali pilastri si basa oggi il rapporto bilaterale che all’epoca è stato definito come strategico?

- Tuttora abbiamo con la Russia un rapporto strategico, di amicizia, di partenariato consolidato. Il nostro rapporto perlopiù è commerciale ma anche culturale, e si basa sulla vicinanza tra i popoli perché abbiamo tanto in comune da quel punto di vista. Chiaramente in questo periodo di “guerra” commerciale internazionale bisogna sempre di più provare a stare vicini quantomeno politicamente per dare il giusto peso alle cose. 

- Durante la conferenza stampa congiunta con Putin, il premier Conte ha sottolineato che Mosca sia un attore ineludibile per individuare soluzioni nelle principali crisi regionali. Su quali dossier Mosca e Roma potrebbero lavorare insieme?

- Mosca e Roma lavorano già insieme sui dossier più importanti: Siria, Libia, il Medio Oriente in generale. Per quanto riguarda in particolare la Libia, sicuramente la Russia ha un peso specifico sulle scelte del Generale Haftar, nell’asse più vicino all’Egitto e alla Turchia. Quindi, credo questo potrebbe essere considerato come un bilanciamento alla nostra azione su Serraj e sicuramente potrebbe aiutare a facilitare il dialogo tra le due parti.

- Con il grave deterioramento delle relazioni tra Occidente e Russia seguito, in particolare, alla crisi in Ucraina del 2014, l’Italia ha avuto maggiori difficoltà a bilanciare i suoi interessi euroatlantici con il desiderio di tenere la Russia ‘agganciata’ alle strutture di cooperazione occidentali. Pensa che Italia e Russia potrebbero lanciare insieme una nuova iniziativa di dialogo come il consiglio Russia-Nato che decollò a Pratica di Mare nel 2002?

- Intanto abbiamo riavviato il Foro di dialogo italo-russo delle società civili che per noi era fondamentale. Io credo che in seguito alle sanzioni alla Russia, ci sono interrotti anche ambiti dove si poteva tranquillamente proseguire. E da li stiamo ripartendo tramite il sostegno alle piccole e medie imprese e alle società civili. Però in generale credo che un partenariato solido con la Russia a tutti livelli sia importante e si possa sicuramente ristabilire. Come ha detto il premier Conte al presidente Putin, quello che è per noi fondamentale è di vedere passi avanti nelle cause che hanno portato alle sanzioni, cioè l’applicazione degli accordi di Minsk.

- La maggior parte delle aziende italiane penalizzati dalle sanzioni puntano appena possibile a potenziare i loro rapporti con lo storico partner russo. A Suo avviso, cosa potrebbe fare l’Italia al livello europeo adesso per tutelare le loro interessi e per convincere la nuova Unione Europea di dialogare con la Russia? 

- Una cosa è molto chiara, come dicevo, noi dobbiamo andare verso una attuazione degli accordi di Minsk. Il nuovo parlamento europeo dovrebbe probabilmente essere più attento anche all’attuazione di tutti gli accordi, perché in questo momento siamo fermi sia sul lato russo, sia sul lato ucraino. Quindi, io spero che la mediazione con il nuovo presidente ucraino e anche con la volontà russa di fare la sua parte, possa portare ad un avanzamento degli accordi e di conseguenza a una possibile apertura per revocare le sanzioni. Però va fatto un passo sia da parte russa, sia da quella ucraina.

- Che ruolo potrebbe svolgere l’Italia per facilitare l’attuazione degli accordi di Minsk?

- Come ha recentemente sostenuto il Presidente Ucraino Zelensky, credo che il Formato Normandia non basti più. Noi sicuramente siamo disponibili a prenderci in carico alcuni punti degli accordi di Minsk, come quelli umanitari, e creare su questi una nuova piattaforma di mediazione. Però chiaramente per raggiungere questo obiettivo ci vuole in primis la disponibilità di Russia e di Ucraina.

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