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01:10 18 Agosto 2019
Il passaporto del giornalista italiano Andrea Rocchelli ucciso in Ucraina.

Processo Rocchelli: Vitaly Markiv condannato a 24 anni di reclusione

© AP Photo / Pool
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Marina Tantushyan
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La Corte d’Assise di Pavia ha condannato a 24 anni Vitaly Markiv, un militare 29enne della Guardia nazionale ucraina, per l’omicidio di Andrea (Andy) Rocchelli, il fotoreporter di Pavia ucciso il 24 maggio del 2014 mentre documentava la guerra civile nel Donbass insieme al suo collega giornalista russo Andrei Mironov.

Il processo, che è stato al centro di un duro scontro tra l'Italia e l'Ucraina, ha accertato che i reporter non furono uccisi per caso ma per deliberata intenzione: con tutta probabilità per eliminare testimoni scomodi delle atrocità quotidiane nel Donbass.

24 anni di reclusione è una pena più pesante di quella richiesta dall’accusa. Il pm Andrea Zanoncelli aveva chiesto per Markiv, unico indagato per l’omicidio, una condanna a 17 anni, mentre la difesa, sostenendo che non era stato commesso il fatto, puntava all’assoluzione.

Nonostante il verdetto di condanna, Vitaly Markiv è ancora oggi difeso da Kiev che è intenzionato a presentare il ricorso. L’Ucraina potrebbe davvero contestare il verdetto della corte italiana? Che effetto potrebbe avere la decisione dei giudici sui rapporti bilaterali italo-ucraini? Sputnik Italia ne ha parlato con Maurizio Marrone, il capo dell'ufficio di rappresentanza della Repubblica Popolare di Donetsk a Torino che ha seguito questo processo con tanta attenzione.

- Maurizio, come potrebbe commentare il verdetto pronunciato venerdì scorso dalla Corte di Assise? Aspettava una pena così alta?

- Una sentenza di assoluzione con indici di colpevolezza così evidenti era altamente improbabile, ma i giudici non hanno concesso neanche le attenuanti generiche, aggravando la pena oltre quanto richiesto dalla pubblica accusa: personalmente credo che dipenda dalla linea difensiva piuttosto contraddittoria di Markiv, che prima cercava di incolpare la milizia DNR per la morte di Rocchelli e Mironov, in altri momenti cercava di farlo passare come un incidente, infine addossava alle vittime il rischio di operare in zona di guerra.

- Questo processo è durato solamente un anno, i tempi sono quasi da record. Quindi, la giustizia italiana può essere veloce quando vuole, nonostante numerose intimidazioni da parte di Kiev durante il processo?

 - Subito dopo l’arresto di Markiv il governo ucraino ha tentato di farne un caso politico con il governo italiano, fingendo di non capire che in Italia la magistratura è un potere indipendente dal parlamento e dai ministri e sempre dovrebbe restare tale: ogni incontro Kiev-Roma è stata l’occasione per pretendere la liberazione di Markiv a prescindere dalla sua colpevolezza o innocenza. Personalmente credo che le ripetute pressioni e ingerenze dell’Ambasciata di Kiev in Italia nei confronti del governo italiano e della stessa Corte, con occupazioni continue della sala di udienza da parte di diplomatici e militanti ucraini, abbia ulteriormente sollecitato i giudici a ribadire la propria indipendenza in tempi rapidi.

- Nel pomeriggio di venerdì, in concomitanza con la lettura della sentenza, si è tenuto a Kiev un presidio davanti all'ambasciata italiana per protestare contro la condanna. Inoltre, è uscito un tweet scritto dal Ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov che sostiene: “Una condanna a 24 anni per Vitaliy Markiv è una decisione ingiusta e vergognosa da parte del tribunale italiano. Sarà fatto appello”. A Suo avviso, l’Ucraina potrebbe davvero contestare il verdetto della corte italiana? Ci sono dei presupposti giuridici?

- I ministri di Kiev, se davvero ci tengono tanto ad entrare in UE, dovrebbero imparare che le sentenze si rispettano anche quando non si condividono. Con una simile arroganza potranno solo allontanarsi dal processo di integrazione europea, senza alcuna possibilità di influire comunque sul giudizio di secondo grado.

Markiv potrà presentare ricorso in appello come qualsiasi altro condannato in primo grado nell’ordinamento giuridico italiano, ma con poche possibilità di ribaltare una pronuncia di condanna così netta, anche perché potrà presentare solo prove nuove rispetto all’istruttoria del processo già concluso.

- Abbiamo visto che questo processo è stato al centro di un duro scontro tra l'Italia e l'Ucraina e la tensione rimane ancora alta. Il presidente dell'Ucraina Vladimir Zelensky ha promesso che farà «il massimo sforzo» per «restituire all'Ucraina il veterano Vitaliy Markiv». A Suo avviso, che effetto potrebbe avere questo verdetto sui rapporti bilaterali italo-ucraini? 

- Già il fatto che un appartenente alle forze armate regolari dell’Ucraina sia stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di un cittadino italiano, mentre svolgeva il suo dovere di informazione su un teatro di guerra, dovrebbe bastare a indurre il governo italiano a rivedere tutte le relazioni politiche e militari con Kiev.

Intanto Zelensky, più che a salvare il soldato Markiv, farebbe bene ad occuparsi dei parlamentari di Pravi Sektor che minacciano rappresaglie contro i cittadini italiani presenti in Ucraina per vendicare la condanna del loro commilitone. Se davvero bande paramilitari ucraine osassero aggredire o sequestrare nostri connazionali pretenderemmo immediatamente dalla Farnesina il ritiro dell’ambasciatore italiano da Kiev, portando il caso alle Nazioni Unite.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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