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20:00 20 Settembre 2019
La Lupa capitolina

Casamonica. La Storia segreta. Parte 2

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Sputnik Italia si è rivolto a Floriana Bulfon, autrice del volume “Casamonica. La Storia segreta” e giornalista di inchiesta. La Bulfon ha realizzato con coraggio e professionalità la prima inchiesta sulla rete criminale più influente e più numerosa di Roma.

Leggere la prima parte

– Perché questo clan romano è considerato così forte e potente? Come sono riusciti ad invadere Roma e a costruire un sistema criminale di “successo” e cosi ben strutturato?

– Sono legati tra loro da un forte vincolo familiare. Non hanno un capo dei capi. Ogni famiglia ha il suo capo e si supportano tra loro. Le donne hanno un ruolo fondamentale, non sono supplenti ma protagoniste delle manovre criminali. Hanno imparato gli strumenti del riciclaggio alla scuola di Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda, il Secco di Romanzo Criminale e assieme sono stati i protagonisti dello sviluppo immobiliare della periferia sud di Roma. Sono diventati referenti di tutte le cosche meridionali, sono il partner più autorevole e affidabile. Hanno soldi cash, non hanno pentiti e utilizzano una lingua per comunicare tra loro per cui è difficile trovare interpreti. E quei pochi che si trovano vengono spesso minacciati. E così ora trattano direttamente con il gotha della ‘ndrangheta e con i narcos sudamericani.

– Nel volume hai incluso una mappa di Roma infiltrata. Potresti spiegare, quali quartieri della Capitale sono tra i più colpiti dai Casamonica?

La rete famigliare del clan ha circa mille affiliati. I Casamonica sono radicati nella periferia sud-est della Capitale soprattutto nelle zone della Romanina, dell’Anagnina, di Porta Furba e Cinecittà fino a diversi comuni dei Castelli Romani. In altre zone sono attivi i loro parenti, come i Di Silvio a Latina e gli Spada a Ostia. Si sono presi il controllo di interi territori, tanto che in alcune strade non si può entrare senza il loro permesso. Spesso sono l’unica autorità e purtroppo, come fanno le mafie tradizionali, si sono sostituiti allo Stato creando consenso sociale. C’è una lunga storia di disattenzione istituzionale, di rimpallo di responsabilità, di assenza di diritti. E il potere delle mafie nasce dall’assenza di diritti, si fanno forti nella diseguaglianza e nella povertà.

– Roma ultimamente spesso e volentieri e soprattutto grazie al suo libro precedente, viene chiamata “Grande raccordo criminale”. La Capitale italiana è considerata una location dove si incontrano diverse forze della criminalità nazionale: Casamonica, ndrangheta, camorra, banda della Magliana. A tuo avviso, chi di loro prevale per la conquista della Capitale?

Roma è una città aperta alle mafie, eppure per troppo tempo la parola mafia non si poteva pronunciare. Per le organizzazioni criminali la Capitale è un mercato ideale. In un’intercettazione un uomo di ’ndrangheta la definisce “il futuro”.

È un grande mercato dove c’è posto per tutti, basti considerare che ci sono oltre cento piazze di spaccio. Non c’è un’organizzazione che domina come a Reggio Calabria, Palermo o Napoli. Tutte le mafie, italiane e straniere, gestiscono il traffico di droga, investono, riciclano. Non si fanno la guerra, perché rovinerebbe gli affari. L’obiettivo è fare soldi e per questo hanno un ruolo centrale i mediatori, figure che aiutano a mescolarsi con la pubblica amministrazione, che impediscono il contrasto violento, quello che non va mai bene perché rende i mafiosi visibili.

– Per le sue inchieste ha subito alcuni gravi minacce nel 2017 e poi nel 2018, quando ha scoperto una bottiglia molotov nella sua auto, parcheggiata vicino casa. Si sente spaventata? Pensa di portare avanti le sue inchieste nonostante tutto?

Convivo con la paura, certo, ma non mi lascio condizionare e continuo a fare il mio lavoro. A consumare le suole delle scarpe e a illuminare i loro covi. Le forze dell’ordine ci sono e con loro i cittadini che hanno avuto il coraggio di denunciare, penso alla coppia di giovani baristi rumeni, a Debora Cerreoni che per dodici anni ha convissuto con uno dei membri della Famiglia e si è ribellata per l’amore dei suoi figli. Negli ultimi anni il metodo investigativo a Roma è cambiato, la Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone ha realizzato una rivoluzione, portando a termine inchieste fondamentali contro la corruzione e la penetrazione mafiosa. Non servono eroi solitari, ma la ricostruzione di una coscienza civile.

– Che cosa le ispira l’ultima notizia riguardo il maxiprocesso per la famiglia mafiosa? Questa inchiesta potrebbe diventare l’inizio della fine dei Casamonica? 

– La contestazione del reato di associazione di tipo mafioso e il suo riconoscimento processuale determina la possibilità di infliggere sanzioni pesanti, la confisca dei beni e un regime penitenziario più rigoroso. Penso sia un passo fondamentale. La Procura però reprime, come un chirurgo che recide la parte infetta, ma senza una riconquista del territorio, senza un impegno veramente collettivo, il male tornerà a svilupparsi.

Perché Roma resta il mercato più grande per gli affari delle mafie, vecchie e nuove, piccole o grandi, autoctone o provenienti da lontano.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Mafia, Caso Casamonica, Vittorio Casamonica, Clan Casamonica, Mafia Capitale
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