03:12 15 Novembre 2019
Il Padrino

Casamonica. La Storia segreta. Parte 1

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“Sono saliti all’onore delle cronache nel 2015, con il funerale stile “Padrino” del capostipite Vittorio, e poi nel 2018, con il blitz delle forze dell’ordine nella loro roccaforte di Porta Furba e quando le loro opulente ville abusive sono state demolite dallo Stato, sotto i riflettori dei media e della politica.

Ma i Casamonica vivevano e operavano a Roma dalla metà degli anni Sessanta, nascosti in piena vista, affermando il loro potere, a uno a uno, sui quartieri sud-orientali della città: Porta Furba, appunto, e poi Vermicino, Tor Vergata, Cinecittà, Quadraro, Tor Bella Monaca fino al confine dell’autostrada per Napoli”, - scrive cronista nel suo nuovo libro “Casamonica. La Storia segreta. La violente ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma” (BUR, Rizzoli/2019).

Rischiando la propria vita, Bulfon ha realizzato con coraggio e professionalità la prima inchiesta sulla rete criminale più influente e più numerosa di Roma utilizzando con competenza dati giudiziari, intercettazioni e elementi di cronaca.

Si tratta dell’inquietante testimonianza diretta dell’autrice, che ha vissuto infiltrata nel loro territorio ed è riuscita a entrare nella loro “reggia” di Porta Furba, per conoscerli di persona nel cuore della famiglia. Il volume di Bulfon è un documento giornalistico straordinario di estrema attualità, uno squarcio sulla realtà nascosta delle periferie della capitale.

Per parlare di questo fenomeno grave e purtroppo spesso sottovalutato Sputnik Italia si è rivolto a Floriana Bulfon, autrice del volume “Casamonica. La Storia segreta” e giornalista di inchiesta che si occupa principalmente di criminalità organizzata, con particolare attenzione alla città di Roma e a Mafia Capitale.

– Floriana, perché ha deciso di affrontare questo tema scivoloso e di parlare ad alta voce dell’argomento così delicato?

– Mi occupo di inchieste e criminalità organizzata e vivendo a Roma, girando per i quartieri, ho sentito il bisogno di cercare quello che sembrava distante, ma percepivo ogni giorno: la mafia accettata come normalità. Tutti conoscevano i Casamonica ma c’era una grande assuefazione al loro terrore, tanto che spesso si aveva il timore di pronunciare il loro nome, chiamandoli semplicemente “loro”. Un mondo feroce cresciuto senza controllo e una città che sotto un velo occulta un mondo di mezzo che tiene insieme quello di sopra e di sotto in una catena mai spezzata. I Casamonica erano lì, presenti ma da dimenticare. Come le buche, come i cassonetti debordanti di rifiuti e i topi che si sono fatti padroni. Un vetrino per mettere a fuoco il virus che genera il contagio. Capace di infettare il cuore della capitale. Un sistema criminale che riesce a stravolgere le regole della comune convivenza.

– A suo avviso, per quale motivo questo fenomeno, che, secondo il suo libro esiste a Roma già dalla metà degli anni 60, è ancora cosi sottovalutato?

– Per molto tempo, troppo tempo, si è negato che a Roma la mafia esistesse. Come se la città fosse immune per DNA, come se la mafia non potesse parlare in romanesco.

I Casamonica venivano bollati come mera criminalità di strada stracciona e disorganizzata e invece dietro ai lussi e a quello che veniva considerato folclore hanno costruito un sistema criminale vincente. Hanno approfittato del vuoto delle istituzioni che hanno abbandonato intere zone per crescere sulla pelle di una popolazione sempre più annichilita e abbandonata a sé stessa. Sono l’emblema di una criminalità che si alimenta del degrado fisico e morale dei nostri tempi. In pochi anni si sono insediati in un luogo e hanno costruito un sistema di potere. E questo si potrebbe replicare anche altrove.

I funerali di Vittorio Casamonica ha avuto un’eco mediatico molto vasto ma dopo questo “spettacolo” di lusso nessuno è andato a indagare, a studiare le radici. Lei invece ha avuto il coraggio di entrare nella loro “reggia” ed è probabilmente l’unica giornalista che li ha osservati da vicino. Come ha fatto?

– Avevo la necessità di mettere in fila i pezzi, di capire come ci si possa assuefare alla violenza e così ho deciso di andare a vivere in uno dei quartieri dove esercitano un controllo territoriale capillare, ho frequentato bar, ristoranti e soprattutto palestre di pugilato. Sono entrata nelle loro regge con le statue di Caio Giulio Cesare e i water d’oro. Questo libro è il frutto di dieci anni di lavoro.

Ho potuto osservare l’evoluzione di alcuni capi-famiglia, la costruzione di un potere criminale che arraffa tutto e tutti dalla casa popolare al ristorante della Dolce Vita che fu. Dove si trascorre una sera attovagliati con il potere in giacca e cravatta e un’altra con i narcos per acquistare tonnellate di droga. Soldi in contanti, fuoriserie che sgommano, Rolex da esibire. Sono riusciti a trasformare in un marchio di fabbrica l’ostentazione del potere e del lusso ottenuto violando le regole.

– Come descrivere il vero volto dei Casamonica? C’è stato magari qualche episodio che la ha particolarmente colpita?

– Feroce e spietato. “E’ che questi qui non hanno una vita loro, si appropriano della vita degli altri”, ha confidato una vittima.

​Persone a cui stringono il cappio, a cui chiedono interessi da capogiro con tassi che arrivano al 1000 per cento anno. C’è chi accetta di pagare una somma a vita, di dichiararsi schiavo, per paura. Gente con cui non si scherza, che minaccia di sparare alle gambe, che picchia fino a farti svenire. Si scambiano le vittime tra loro, uno finisce in carcere e arrivano sorelle e cugini a chiedere i soldi e se tu tenti di fuggire (uno se n’è andato oltreoceano) convocano i tuoi familiari e gli dicono “da qui non se ne esce vivi”. Si stringono insieme come le dita in un pungo ed è questo il senso della cosca. Usura che ti strozza, cazzotti in faccia, tonnellate di cocaina e i soldi cash trasformati in una holding commerciale. Sono maestri nel dosare soldi, violenza e raccomandazioni. Si fanno scudo del razzismo e si spacciano per perseguitati. Solo che loro non vivono in un campo di lamiere, non sono ghetto ma classe dominante, potere feroce e concreto. Una famiglia che non è considerata mafiosa perché rom ma perché romana. Si sono però imposti e sono diventati un modello in una città dove il degrado e la corruzione sono sistema.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Leggere la seconda parte

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Mafia, Vittorio Casamonica, Caso Casamonica, Clan Casamonica, Mafia Capitale
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