22:37 06 Dicembre 2019

Salvini, i perché di una stangata

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Dietro le accuse, non provate, di cercare finanziamenti in Russia si nasconde un preciso avvertimento al leader della Lega colpevole di esser troppo vicino a Mosca e di non aver prestato attenzione alle raccomandazioni rivoltegli durante la visita a Washington.

Chi si illudeva che l’Italia potesse venir lasciata nelle mani di una Lega pronta a collaborare con la Russia di Vladimir Putin è servito. L’audio comparso sul sito americano Buzzfeed in cui il leghista Giancarlo Savoini e altri due italiani discutono con tre misteriosi russi un complesso meccanismo d’importazione di diesel russo che celerebbe i piani per finanziare la Lega rappresenta l’avvertimento finale a Salvini. Il primo era arrivato a metà febbraio. A quel tempo “L’Espresso” pubblica in anteprima un capitolo de “Il Libro Nero della Lega” in cui gli autori Giovanni Tizian e Stefano Vergini presentano lo scoop realizzato a Mosca. Uno scoop assai chiaro nei contenuti, un po’ meno nei meccanismi di realizzazione. Anche perché i due autori pur arrivando alle stesse conclusioni non sembrano disporre né della registrazione dei colloqui avvenuti al Metropol Hotel, né della trascrizione apparsa in questi giorni su BuzzFeed. In questo iato qualcosa non quadra. Come mai i due giornalisti sono già allora a conoscenza dei contenuti dei dialoghi intrecciatisi nella hall del Metropol pur non disponendo di una registrazione?

Avvertimento in due tempi

Le risposte plausibili sono solo due. La prima è che abbiano origliato direttamente o attraverso un collaboratore la conversazione intercorsa tra Savoini e gli altri quattro protagonisti dell’incontro. La seconda è che a febbraio un’entità terza abbia fornito agli autori il resoconto della registrazione, ma senza lasciargliene una copia e senza dar loro la possibilità di trascriverla parola per parola. Lo scoop dei due giornalisti sarebbe dunque il risultato di una collaborazione con il vero regista e demiurgo dell’ operazione. Un’operazione in cui l’inchiesta dello scorso febbraio rappresenta un avvertimento mentre la comparsa della presunta prova regina affidata a Buzzfeed, sito famoso negli Usa per rivelazioni a cavallo tra scandalo e pettegolezzo, diventa la punizione per non aver dato credito all’avvertimento. Ma perché usare due controfigure diverse per avvertire prima e colpire poi? Probabilmente proprio per far capire che lo scoop non è frutto di un lavoro esclusivamente giornalistico, ma si avvale dell’apporto determinante di un’entità terza il cui obbiettivo è lanciar precisi segnali a Matteo Salvini e alla Lega.

I segnali alla Lega

Per capire perché l’avvertimento si concretizzi in due momenti diversi basta considerare i tempi di pubblicazione. La metà di febbraio, quando “L’Espresso” pubblica lo scoop estratto dal libro di Tizian e Vergini, segna gli inizi della campagna elettorale in cui Salvini annuncia l’intenzione di proporsi come portabandiera dei movimenti sovranisti in corsa per le Europee. E soprattutto arriva pochi giorni prima della missione americana del sottosegretario Giancarlo Giorgetti incaricato di preparare la successiva visita di Salvini a Washington. Una missione durante la quale Giorgetti cerca disperatamente di affrancarsi dalle posizioni del M5S sul Venezuela e da chi ha permesso la vittoria di Huawei nella gara italiana per il 5G. Ma Giorgetti è chiamato a dare rassicurazioni anche sul rapporto con la Russia. Il 17 giugno scorso quando Matteo Salvini incontra il segretario agli esteri Mike Pompeo e il vice presidente Mike Pence a Washington gran parte delle questioni sembrano chiarite. C’è però un nodo importante.

Il nodo della Tap

L’unica vera richiesta rivolta esplicitamente a Salvini durante quella visita è un deciso impegno ad accelerare la realizzazione della Tap. La richiesta sottende una questione cruciale sul fronte dei rapporti con Mosca. Il gasdotto della Tap ha infatti preso il posto di quel South Stream che fino al 2015 era destinato a portare il gas russo in Europa tagliando fuori l’Ucraina. Un progetto cancellato dopo la crisi ucraina del 2014 dal diktat del Consiglio d’Europa che ne blocca la realizzazione citando la “preoccupazione per l’alto tasso di dipendenza energetica dell’Europa” e invocando la necessità di “diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento”. Pretendere da Salvini un preciso impegno nella realizzazione finale di un’opera propedeutica a contenere le strategie energetiche del Cremlino equivale di fatto a chiedergli una implicita sottoscrizione delle strategie atlantiche ed europee. Non sappiamo se nell’ultimo mese Salvini abbia tenuto fede agli impegni assunti a Washington. Di certo però la rivelazione di Buzzfeed arriva dopo la visita a Roma di Vladimir Putin conclusosi la sera del 4 luglio con una cena a Villa Madama a cui partecipa Giancarlo Savoini. Quindi una cosa è chiara. Qualcosa tra il ritorno da Washington e la cena di Villa Madama non è andata secondo gli schemi concordati. E puntuale è arrivata la stangata. Come dire Salvini avvisato mezzo salvato.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Matteo Salvini, Lega
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