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10:38 17 Settembre 2019

Salvini chiude il Cara di Mineo, il centro di accoglienza più grande d'Europa creato da Maroni

© AFP 2019 / Andreas Solaro
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Chiude definitivamente le porte il Cara di Mineo, il mega centro di accoglienza per richiedenti asilo, situato in provincia di Catania.

Gli ultimi 68 migranti erano stati trasferiti agli inizi di luglio, chiudendo un processo di svuotamento che era stato annunciato dal ministro degli Interni Salvini a fine gennaio e che ha portato all'azzeramento degli ospiti in meno di sei mesi.

Al momento dell'insediamento del governo gialloverde, il centro ospitava 2526 migranti, ma era arrivato ad ospitare più di 4000 persone, registrando un picco di 4173 migranti il 7 luglio 2014, durante il governo Renzi e con Alfano al Viminale.

Ed è stato proprio Salvini a chiudere definitivamente le porte del CARA, recandosi oggi al residence degli Aranci, dove ha risposto alle domande dei giornalisti in una conferenza stampa, in cui ha annunciato che al posto del CARA sorgeranno dei centri più piccoli, meno costosi, "più controllati e controllabili", anche in territorio catanese, "per continuare ad assolvere i doveri che ogni comunità ha. Fortunatamente con numeri che da 182mila sono scesi a 107mila" quindi una spesa inferiore.

Garantisce anche sul futuro dei richiedenti asilo, assicurando che con il nuovo decreto non cambierà nulla "chi trova un lavoro ha diritto a rimanere", mentre per quanto riguarda gli ormai ex ospiti del cara"se avranno protezione umanitaria rimarranno, come in precedenza, ospiti del governo italiano, se non verranno riconosciuti come rifugiati politici, faranno quello che succedeva prima, ovvero si metteranno in fila per essere allontanati".

"La mia prossima presenza in territorio catanese sarà in prefettura per firmare un protocollo per difendere gli agricoltori dai furti, dai danni e dalle aggressioni che danneggiano l'economia del territorio, che non è il centro per immigrati".

La chiusura del centro non è avvenuta senza polemiche, sia da parte dei lavoratori impiegati nel centro, che hanno perso il posto di lavoro, sia da parte dei locali, dato che il Cara era diventato parte attiva dell'economia del piccolo comune dell'entroterra catanese. I lavoratori erano già in mobilitazione poiché da settembre del 2018, in seguito a un cambio di gestione e riduzione dei fondi, erano state dimezzate le unità impiegate, tagliando 160 posti di lavoro su 299.

Il sindaco di Militello in Val di Catania, Giovanni Burtone, infatti, sottolinea la propria preoccupazione per il destino dell'economia locale, che ormai aveva nel CARA il suo perno, sia per quanto riguarda i lavoratori diretti che l'indotto: "Il dato più preoccupante è quello di natura sociale. Tanti che avevano un riferimento lavorativo adesso l'hanno perso, quindi viviamo una situazione gravissima. Quello che preoccupa e amareggia è che non ci sia un intervento serio da parte dello stato e della regione per creare una ipotesi alternativa. Chiude il CARA, si cerchi di trovare quale opportunità in più per questo territorio".

La mafia nigeriana

All'inizio del 2019, il procuratore di Catania Zuccaro, aveva definito il Cara "un grosso errore". Il sovraffollamento aveva favorito l'aumento della criminalità, anche all'interno del centro. Si erano verificati infatti episodi di violenza e persino stupri ai danni degli stessi ospiti. Il centro sarebbe diventato il covo della mafia nigeriana, che gestiva le piazze di spaccio della sicilia orientale.

L'operazione "Norsemen" aveva portato alla luce una sorta di confraternita della mafia nigeriana, la Supreme Viking Confraternity, che operava all'interno del centro. L'operazione aveva portato all'arresto di una ventina di persone, alcune delle quali irreperibili. Il Cara di Mineo sarebbe stato uno snodo di approvigionamento per gli spacciatori che operavano nelle zone di Catania, Caltagirone e Caltanissetta.

La setta, che praticava rituali magici, che servivano sia per saldare il legame di fedeltà degli appartenenti sia per ricattare le vittime, si era resa protagonista dei numerosi episodi di violenza nei confronti degli altri residenti del centro, tra cui anche uno stupro di gruppo ai danni di una donna nigeriana.

L'alto numero di ospiti avrebbe favorito l'infiltrazione delle organizzazioni criminali che avevano intessuto relazioni di dominio all'interno del centro.

La storia del CARA di Mineo

Il ministro dell'Interno della Lega Salvini chiude il centro di accoglienza che nel 2011 l'ex ministro dell'Interno della Lega Maroni aveva inaugurato, sotto il governo Berlusconi.

A seguito di un aumento improvviso dei flussi provocato dalle cosiddette "Primavere Arabe", il residence degli Aranci, ex dimora dei marines della base di Comiso, venne trasformato nel più grande centro di accoglienza d'Europa.

Il sovraffollamento, le precarie condizioni in cui vivevano gli ospiti, la lontananza dal centro abitato resero impossibile l'integrazione e il centro si trasformò in un ghetto. Gli stessi attivisti delle varie reti antirazziste lo presentavano come un modello negativo di accoglienza, come "laboratorio di politiche segregazioniste" in cui i migranti "venivano sequestrati per anni" in condizioni disumane e in balia del caporalato.

Il Cara era stato al centro di gravissimi episodi: il suicidio di un giovane eritreo nel 2013, avvenuto in circostanze poco chiare, l'omicidio di una coppia di anziani nel vicino comune di Palagonia nel 2015, rivolte provocate dalle condizioni di vita all'interno.

© Sputnik . Clara Statello
Il centro governativo di accoglienza richiedenti asilo, il Cara di Mineo

Inchiesta Mafia Capitale

Lo scandalo Mafia Capitale travolge anche il Cara di Mineo. Dalle indagini emerge un sistema di appalti truccati, numero delle presenze gonfiato per far lievitare i compensi delle ditte impegnate nell'erogazione dei servizi.

Il bando delle gare d'appalto sarebbe stato costruito ad hoc, per eliminare la concorrenza. I fili di questo business erano esponenti politici, che costruivano i propri feudi clientelari anche attraverso l'assegnazione di appalti e posti di lavoro.  Una truffa milionaria aggravata ai danni dello Stato e dell'Unione Europea.

Coinvolti in questo scandalo che lega a doppio filo Roma con Catania, esponenti politici di diversi schieramenti – PD, NCD – tra cui spicca il nome di Luca Ovenaide, responsabile del tavolo dell'immigrazione, Sebastiano Calì e Roberto Roccuzzo,  della cooperativa Sisifo che dal 2011 aveva la gestione del centro, Sebastiano Maccarrone e Androma Varsano, dirigenti del centro, e vari esponenti locali della politica.

Gli ultimi anni

Dopo la tempesta, avviene una riorganizzazione del centro, con la creazione di servizi che rendono più umana la vita dei richienti asilo. Viene costruita una chiesa e una moschea. Vengono rafforzati servizi miranti all'integrazione, come i corsi di lingua italiana e il job center.

Il fiore all'occhiello del centro è una squadra di calcio, interamente composta da rifugiati che ottiene ottimi risultati e scala subito le tre categorie. Un modello di integrazione concepito attraverso lo sport. Il drastico taglio di dipendenti dello scorso settembre interrompe questa esperienza di inserimento sociale e indica l'inesorabile chiusura del centro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Catania, Matteo Salvini
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