Widgets Magazine
19:45 12 Novembre 2019
Corte di Cassazione

Italia, il porto sicuro dello "stato di rovescio"

© Foto: Sergio D’Afflitto/Wikipedia
Opinioni
URL abbreviato
Di
La vicenda della Sea Watch 3 (27)
16392
Seguici su

Il magistrato che ha deciso che la signora Carola Rackete, comandante della nave Sea Watch III, non debba più restare agli arresti domiciliari avrà certamente avuto le sue buone ragioni. Ciò non toglie che tale disposizione abbia suscitato certe perplessità in molti di noi.

La nostra Costituzione ha fatto proprio il concetto di divisione dei poteri: il Parlamento legifera, il Governo fa eseguire le leggi e i giudici, applicando quanto deciso dai primi due, sanzionano chi non le rispetta.

Se non mi sbaglio, il nostro Stato ha confini terrestri e marittimi e tutte le leggi prevedono che, per poter venire legalmente da noi, occorre esserne autorizzati.

Il nostro Governo aveva diffidato la nave Sea Watch dall’entrar nelle nostre acque territoriali e aveva inoltre proibito il suo accesso in uno qualunque dei nostri porti. Violare quella disposizione ha significato un ingresso illegale nel territorio su cui, almeno teoricamente, siamo sovrani. Ad un profano come chi scrive sembrerebbe naturale che chi lo abbia fatto ha violato le nostre leggi ed ha quindi commesso un atto criminale. Le norme sulla carcerazione preventiva prevedono, tra l’altro, che chi viene colto in flagrante delitto possa immediatamente essere incarcerato e quanto fatto dalla signora Rackete non poteva essere più palese.

Di là dall’aspetto giuridico, occorre osservare che un qualunque Stato la cui sovranità viene violata da terzi senza adeguata reazione perde di autorità, sia verso i propri cittadini sia nei confronti degli stranieri. Se a quanto accaduto aggiungiamo che non è la prima volta che gli stessi ed altri attori fanno da noi ciò che essi desiderano, infischiandosene delle volontà del Governo e della maggior parte degli italiani, allora è spontaneo domandarci a cosa servano le guardie di frontiera, le leggi e la giustizia.

È pur vero che tra pochi giorni la suddetta signora sarà rinviata a processo (sempre che non venga espulsa) per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ma, vedendo le premesse, nasce il dubbio che, anche lì, tutto finisca in nulla. È bene tener conto anche di accordi internazionali, ma un provvedimento governativo, se e fino a quando non dovesse essere giudicato incostituzionale, deve avere prevalenza su qualunque altro tipo di accordo.

Poiché ciò che la signora ha compiuto è comunque un atto illegale, il fatto che alcuni italiani abbiano perfino plaudito alla sua azione, costituisce, di per sé, una “apologia di reato”. Senza voler surrogare le competenze della magistratura, mi sembra ricordare che anche il plaudire ad un reato costituisca esso stesso un reato.

Come non bastasse, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha pubblicamente dichiarato che la signora Rackete ed il suo equipaggio saranno ricevuti in Municipio con tutti gli onori e alla signora stessa verrà conferita la cittadinanza onoraria. Sono curioso di sapere come si comporteranno i magistrati davanti ad un atto di questo genere e cosa ne penseranno i cittadini di Palermo.

​Da italiano che ha sempre (finora) rispettato le leggi e le pubbliche Autorità non mi sento soltanto indignato per ciò che è successo, ma comincio a domandarmi quale rispetto dovrò da oggi riservare per uno Paese ove lo “stato di diritto” è sempre più in balia di interpretazioni soggettive e predilige proteggere gli stranieri piuttosto che i suoi stessi cittadini.

La posizione dell'autore può non coincidere con quella della redazione

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
La vicenda della Sea Watch 3 (27)
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik