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11:53 22 Agosto 2019
Università di Catania

Inchiesta sull'Università di Catania, chi ha interesse a colpire un grande ateneo del Sud?

© Sputnik . Clara Statello
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Clara Statello
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Il terremoto giudiziario che ha colpitono l'Università di Catania, ha messo a nudo un vero e proprio sistema di gestione del potere, saldamente in mano a "baroni".

L'inchiesta non riguarda esclusivamente il polo etneo, ma investe l'intero mondo accademico. Dopo la sospensione, il rettore Francesco Basile ha rassegnato ieri le sue dimissioni, con una lettera indirizzata al Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Marco Busetti.

Le indagini sui concorsi truccati, avviate da intercettazioni telefoniche tra le massime università accademiche, hanno rivelato un sistema di "reclutamento" dei professori universitari, che avveniva attraverso concorsi pilotati, cuciti su misura del candidato che si voleva favorire. Non solo docenti, ma anche concorsi per assunzione di personale tecnico-amministrativo, assegnazione di borse di studio e dottorato di ricerca, elezioni degli organi di ateneo, dove il potere baronale arrivava a imporsi persino sui rappresentanti degli studenti, a cui venivano consegnati "pizzini" con le indicazioni di voto. Sono al momento 66 gli indagati, oltre al rettore Basile, anche il prorettore Giancarlo Magnano di San Lio e gli ex rettori Giacomo Pignataro e Toni Recca. Non solo le massime autorità accademiche sono state coinvolte nell'indagine, ma anche docenti di altri atenei, persino il rettore dell'univesità La Sapienza di Roma, Eugenio Gaudio.

Per questa ragione sia gli studenti che i professori dell'università di Catania non parlano di "Sistema Catania", ma di un problema generale relativo al diritto allo studio, riguardante il mondo dell'università e della ricerca nel suo complesso. Le organizzazioni studentesche, Cuc, Mua, Fdg e Link, e il CUdA, coordinamento Universitario docenti accademici, sono in mobilitazione da venerdì e ieri hanno occupato simbolicamente il rettorato, in segno di protesta contro il sistema baronale, per difendere il diritto allo studio e l'università.

"Ci troviamo di fronte a un problema che è sistemico, che riguarda il modo in cui funziona l'università, con cui funzionano i reclutamenti, con cui l'università viene finanziata", spiega uno studente in un intervento durante l'assemblea tra occupanti e docenti.

Gli studenti temono che venga sospesa l'attività didattica, che venga negato il diritto allo studio, che il discredito gettato sull'ateneo possa ridurre i finanziamenti ai corsi di laurea, determinare un aumento delle tasse e penalizzare la qualità del titolo di studio. Che insomma siano gli studenti i primi a pagare le conseguenze dell'inchiesta. Si parla addirittura di interruzioni dell'attività dell'Ateneo.

I social contribuiscono ad alimentare il panico per la sorte degli studenti catanesi e si dice che qualcuno stia alimentando "voci", creando allarme circa la possibilità futura di sostenere esami, frequentare lezioni e sul normale svolgimento dell'attività didattica.

"Pare che siano girate delle voci secondo cui, in seguito a questa inchiesta, si sarebbero bloccati servizi per gli studenti fondamentali, come la possibilità di fare esami o la possibilità di laurearsi" riferisce a Sputnik Italia Gianni Piazza, docente al dipartimento di Scienza Politiche e esponente del CudA. "Tutto questo non è assolutamente vero, perché quei pochi docenti che sono stati sospesi, che credo che siano nove in tutto, verranno sostituiti, per cui tutti gli esami saranno svolti, così come le lauree. Tutti i servizi fondamentali per gli studenti continueranno ad essere forniti. Quindi c'è stato un allarme che, non sappiamo bene da chi sia stato fatto, ma che aveva come obiettivo quello di dipingere un quadro di una università al collasso. Crediamo che ci siano delle forze che probabilmente hanno interesse a dipingere un quadro fosco dell'università e poi magari presentarsi come salvatori".

Piazza punta il dito contro la riforma Gelmini: "Quello che è emerso è chiaramente il quadro di una gestione del potere di tipo baronale, che è facilitato dal sistema legislativo introdotto dalla Gelmini, che centralizza per legge i poteri nelle mani di poche persone, cioé dei rettori e dei professori ordinari. Che sono il centro di potere in tantissimi ambiti, in questo caso per quanto riguarda il reclutamento, cioé il sistema dei concorsi. E quando il potere è concentrato nelle mani di poche persone, queste poche persone hanno una maggiore facilità ad abusarne. Non che prima non esistessero queste forme di potere, ma con questa riforma il potere è stato ulteriormente centralizzato e verticalizzato"

A smentire categoricamente queste voci è anche il direttore generale di ateneo, Candeloro Bellantoni, invitato all'assemblea, che alla domanda se la continuità didattica sia a rischio, ci ha risposto con un inequivocabile: "nella maniera più assoluta".

"Si tratta di pochissimi docenti" afferma. "Abbiamo 1300 docenti, quindi non è a rischio nessun tipo di continuità. L'ateneo continua a lavorare esattamente come tutti gli altri giorni. Stiamo programmando le attività del nuovo anno accademico. Andiamo avanti su tutto".

Allo stesso tempo esclude la possibilità di una reazione a catena che travolga il mondo accademico italiano, in quanto i docenti coinvolti e i concorsi oggetto delle indagini sono una minima parte, che non riflette l'intero sistema.

Molto duro Attilio Scuderi, docente di Letteratura Comparata al dipartimento di Scienze Umanistiche, che nell'intervista rilasciata a Sputnik Italia, condanna le "voci" diffuse sui social parlando di procurato allarme e si schiera a difesa dell'ateneo, del diritto allo studio e degli studenti.

- C'è preoccupazione fra gli studenti perché girano voci su possibili ripercussioni sulla continuità didattica. Si tratta di un timore fondato?

- Sui social e su alcuni siti si diffondono notizie allarmistiche in relazione al pubblico servizio e al normale andamento del servizio dell'Università di Catania, cioè esami, lauree e tutto ciò che appartiene al servizio dell'università. Teniamo a dire che queste notizie sono allarmistiche, infondate e procurano un grave allarme. Nell'Università di Catania tutto prosegue serenamente sul piano del servizio, nessuno può sognarsi di interrompere lauree ed esami. Questa è un'istituzione pubblica, seria, è un'istituzione dello stato. Chi dà segnali diversi da questi procura un allarme. E noi su questo intendiamo iniziare a tutelarci anche, se è il caso, querelando chi procura allarmi del tutto inattendibili e gravi.

- Quali sono invece le reazioni di studenti e docenti riguardo l'inchiesta "Università Bandita"?

- Noi, come CUdA, abbiamo redatto un documento in cui abbiamo scritto che ci sono toni che ci colpiscono da un punto di vista etico e culturale. Riteniamo che ancora questo impianto accusatorio debba essere reso più chiaro, quindi noi giustamente attendiamo. Però segnaliamo che i problemi che emergono all'università oggi, non sono solo problemi catanesi, sono problemi di sistema.

Se qualcuno pensa, da questa inchiesta, di colpire l'università di Catania, di colpire un grande ateneo meridionale, che è stato già penalizzato dai tagli e dalle politiche scellerate, si sbaglia. Noi combatteremo per difendere l'ateneo di Catania e per difendere soprattutto gli studenti. Perché gli studenti di questo territorio senza l'ateneo di Catania saranno poverissimi culturalmente, scientificamente, ma soprattutto saranno poveri di benessere e di futuro. E questo noi non lo possiamo consentire.

- Crede che ci possa essere una volontà politica di infierire sull'università di Catania?

- Io penso che possano esserci mosse speculative e possano esserci interessi. Viviamo in un paese che vive di queste cose. L'inchiesta deve fare il suo corso e al tempo stesso bisogna sapere che questa è un' istituzione ed è un'inistituzione che continuerà a vivere, che ha la forza per rigenerarsi.

- Agli studenti cosa consiglia?

- Di stringersi attorno ai loro docenti, di chiedere ai docenti di spiegare, di aiutarli, di stare più vicini e di lavorare di più e tutti insieme.

- L'Università di Catania è pur sempre un'opportunità per i siciliani?

- L'Università di Catania è una grande istituzione. Senza l'università, Catania sarebbe una città fantasma. Non dimentichiamocelo mai.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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