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07:39 18 Settembre 2019
Una gallina

Knorr se ne va dall’Italia. Delocalizzazione come fenomeno della globalizzazione

© Foto: Pixabay / Alexas_Fotos
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Dopo 54 anni il famoso dado vegetale Knorr, presente in tutte le case, protagonista di memorabili spot pubblicitari lascia l’Italia.

La multinazionale olandese-britannica Unilever, titolare di 400 marchi tra i più diffusi nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa, dal 2.000 proprietaria anche del marchio Knorr, ha deciso di delocalizzare la produzione del famoso dado dallo stabilimento di Sanguinetto, paese in provincia di Verona, al Portogallo. I motivi? Sempre gli stessi: si delocalizza per “razionalizzare”, in parole povere perché nella nuova sede all’estero produrre costa di meno ed è quindi più conveniente.

Per 77 dei 161 addetti dello stabilimento di Sanguinetto è già scattata la procedura di licenziamento collettivo. Il 5 giugno è iniziato il presidio dei dipendenti contro il licenziamento.

La globalizzazione, in Italia, sta creando problemi non solo economici ma anche sociali. Soprattutto, come nel caso di Unilever, quando si tratta di grandi gruppi multinazionali che riescono con relativa facilità a trasferire una parte delle loro produzione in paesi con costo del lavoro più basso, sistema fiscale più agevolato e minori limiti ambientali.

Cristiano Zuliani
© Foto : Cristiano Zuliani
Cristiano Zuliani

Per fare il punto sulla situazione Sputnik Italia ha raggiunto il senatore della Lega Cristiano Zuliani, segretario della 5ª Commissione permanente (Bilancio). Veronese, per anni sindaco di Concamarise, un paese limitrofo al comune di Sanguinetto, il senatore Zuliani conosce molto bene la realtà produttiva e industriale della zona.

Delocalizzazione come fenomeno della globalizzazione

-  Senatore, il dado Knorr se ne va dall’Italia. Quali secondo Lei i motivi di questa delocalizzazione? Solo una crisi del settore specifico, oppure una tendenza più vasta legata al fenomeno della globalizzazione?

- Sicuramente gli effetti della globalizzazione non aiutano, le considerazioni iniziali dell’azienda tengono poco conto della ricaduta sociale sulle comunità della Bassa Veronese, d’altronde le multinazionali devono rispondere ai profitti dei soci delle s.p.a., se delocalizzare significa razionalizzare a favore dei bilanci e di conseguenza sulle ripartizioni dei soci, non ci pensano due volte.

- Sanguinetto è un piccolo paese del veronese, si prevede ora il licenziamento di 77 dipendenti. Senatore Lei conosce bene la zona, in caso di licenziamento collettivo quale sarà la ricaduta sociale sul territorio?

- Come già anticipato, l’impatto dell’eventuale licenziamento dei lavoratori avrà un effetto notevole sul territorio, considerato il fatto che contemporaneamente si sono aperti sul territorio della Bassa Veronese altri due fronti su situazioni importanti di crisi aziendali lavorative. La constatazione con colleghi sindaci del territorio ha preso atto di questo difficile momento congiunturale, facendo un’analisi molto precisa.

- In un recente incontro dopo la convocazione di un “tavolo di crisi” il 17 giugno, Unilever sembra sia intenzionata a ridimensionare gli effetti di un possibile licenziamento collettivo, come riporta "Il Sole 24 ore". Tuttavia in un mondo sempre più globalizzato, attuare una delocalizzazione da un paese all’altro per una multinazionale sarà sempre più facile. C’è il rischio di assistere al ripetersi di questi episodi?

- Globalizzare può portare a delocalizzare, se le multinazionali tengono poco conto di una forte identità territoriale e di paese, questo si può combattere educando i consumatori con una reazione identitaria, a partire dalle scuole, verso un profondo consolidamento dell’ideale di patria, di tradizioni, di territorio; in questo modo il consumatore potrà “selezionare” i prodotti che non rispettino la nostra filiera produttiva italiana.

Nuove iniziative legislative per contrastare il fenomeno

- La globalizzazione sta creando problemi non solo economici ma anche sociali all’economia italiana. Ci sono iniziative da un punto di vista legislativo da parte del governo italiano per arginare questo rischio?

- Dal punto di vista legislativo, abbiamo iniziato un percorso che vada incontro alle piccole partite IVA, con misure che pongano un limite alla tassazione con il regime forfettario, con l’auspicio nel prossimo periodo di un ampliamento della platea a piccole e medie imprese. Sicuramente le grandi aziende creano molti posti di lavoro, ma i rischi correlati  li stiamo vedendo, altrimenti non saremmo qui a discuterne.

Inoltre l’impegno della componente di governo e parlamento Lega, sta puntando su alcune infrastrutture che servirebbero al territorio della Bassa Veronese per dare slancio all’arrivo di piccole e medie imprese.

- Nel suo recente viaggio negli USA il vicepremier Matteo Salvini ha rilanciato il suo “Italia first”. Questa maggior attenzione all’Italia e agli interessi del Paese anche da un punto di vista delle attività produttive ci aiuterà a salvaguardare la produzione italiana dal rischio della delocalizzazione? 

- Visto l’ampio consenso che la figura del Ministro Salvini riscuote, potrebbe in futuro portare ad un’inversione di tendenza. Lo abbiamo già visto verso il mondo delle “divise”, prima bistrattato, che con l’avvento di Salvini come vicepremier di governo, ha ridato la giusta dignità ai valorosi uomini che servono lo stato italiano, decretando sempre più l’ammirazione da parte dell’elettorato verso coloro che ogni giorno rischiano la vita per la sicurezza nazionale.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Italia, Globalizzazione
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