06:12 13 Dicembre 2019

Al G20 di Osaka Putin e Trump provano a riaprire il dialogo tra Russia e Stati Uniti

© Sputnik . Ilya Pitalev
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Una rondine non fa primavera, recita un vecchio adagio molto popolare in Italia, ma dal vertice del G20 svoltosi ad Osaka sono giunti segnali interessanti.

Occorre la massima prudenza, ma l’incontro bilaterale tra i Presidenti della Federazione Russa e degli Stati Uniti potrebbe aver dato l’inizio ad una nuova stagione di dialogo tra le due maggiori potenze nucleari del pianeta.

L’atmosfera era quella giusta ed anche il body language manifestato dai due leader non era quello che ci si aspetterebbe di vedere tra due personalità che si percepiscono come nemiche. Si sono visti molti sorrisi, sono state scambiate battute. Si sarebbe parlato di importanti tematiche d’interesse comune, incluse le questioni concernenti il controllo degli armamenti.

Sul piano sostanziale, va ricordato anche l’invito, rivolto da Putin a Trump, a partecipare il 9 maggio dell’anno prossimo alla grande parata con la quale a Mosca sarà celebrato il 75esimo anniversario della Vittoria sulla Germania nazista.

La sensazione che si ricava da quanto si è visto in diretta e letto nei commenti successivi è che ad Osaka sia stato confermato l’ottimo rapporto personale che intercorre tra il Presidente americano e quello russo: che non è un dato pertinente alla sola dimensione umana della relazione, ma riguarda anche e forse soprattutto le loro visioni del mondo e degli equilibri globali, apparse più volte compatibili se non addirittura convergenti.

Trattative tra Putin e Trump in Giappone
© Sputnik . Mikhail Klimentyev
Trattative tra Putin e Trump in Giappone

Merita di essere ricordato altresì come bilaterale svoltosi in Giappone sia stato preceduto da un’importante intervista concessa da Putin alla stampa britannica della quale sono notevoli soprattutto due passaggi.

Il Presidente russo ha in effetti parlato di una crisi evidente del liberalismo, specificando come sia sempre meno accettato un sistema internazionale che ignora i confini e la necessità di proteggerli rispetto ai flussi incontrollati di persone e culture, rivendicando la necessità della politica di porre al centro la difesa degli interessi nazionali.

Putin ha quindi formulato una critica diretta non tanto alla rule of law, ovvero allo stato di diritto, come si è cercato di far credere in Occidente, invero purtroppo con un certo successo, ma piuttosto nei confronti di un certo assetto dei rapporti tra le nazioni, che alcuni auspicherebbero tendente al superamento degli Stati.

È, questa, una tesi che ha sposato tra gli altri anche il politologo americano John Mearsheimer, in un suo recente volume, intitolato significativamente “La grande delusione”, nel quale si spiega perché l’illusione di democratizzare e denazionalizzare il mondo si sia infranta contro l’inevitabile revival del realismo e del nazionalismo. 

Della conversazione del Presidente russo con il Financial Times, tradotta e pubblicata in italiano da La Repubblica, è tuttavia non meno interessante un secondo elemento, passato completamente sotto silenzio: richiesto di indicare quale fosse il leader che ammirasse di più, Putin ha risposto senza esitazioni “Pietro il Grande”, uno Zar che è considerato il padre dell’Occidentalismo russo, avendo imposto la costruzione di una nuova capitale sul Baltico, fondato la Marina e costretto gli uomini a tagliarsi le barbe.

Si è trattato pertanto di un segnale forte, al quale ha fatto seguito anche una menzione riservata a Jacques Chirac, ad ulteriore riprova che i canali tra la Russia e la parte di mondo in cui viviamo non sono per forza di cose condannati a morte. Molto dipenderà invece dalle scelte contingenti che faremo noi e soprattutto da quelle che faranno nel prossimo futuro gli Stati Uniti.

Naturalmente, la simpatia dimostrata da Trump a Putin è già nel mirino della stampa progressista americana, che è poi quella che forma le percezioni delle élites statunitensi. Il tycoon è  stato nuovamente accusato di eccessiva accondiscendenza nei confronti del Presidente russo anche in relazione alla questione delle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni americane.

Su queste basi, è facile prevedere che le resistenze sulla via della riconciliazione tra Stati Uniti e Russia non verranno meno nei prossimi mesi, circostanza che continuerà a rappresentare un grosso ostacolo alla realizzazione di progressi significativi nei rapporti russo-americani, almeno fintantoché Trump non avrà superato lo scoglio della rielezione. Ma la volontà di provare a ravvivare il dialogo non è ancora venuta meno. Ed è già un buon punto di partenza per sperare.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Relazioni Russia-USA, Donald Trump, Vladimir Putin, Vertice G20, G20
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